Articoli

Tra crimini e peccati

La giurisdizione sui crimini di misto-foro nella Repubblica di Venezia (XVIII sec.)

di Fabiana Veronese
17.12.2012

La storia del Sant'Uffizio nei territori della Repubblica di Venezia fu caratterizzata da mediazioni, conflitti e collaborazioni con il governo della Serenissima. All'interno di questo contesto il controllo sulla moralità rappresentò un forte punto di contatto tra sfera politica e religiosa. Entrambe, infatti, sebbene con finalità differenti, agirono in concorrenza per la repressione di alcuni crimini ritenuti pericolosi per l'intera società (i cosiddetti crimini di misto foro). Nella prassi i nodi giuridici legati alle competenze di foro furono piuttosto difficili da sciogliere e lo scontro fra sovranità accese un vivace dialogo tra le istituzioni. In questo saggio, renderò conto di queste dinamiche e delle conseguenze che ebbero sui rapporti tra stato e Sant'Uffizio nel corso del Settecento, un secolo particolarmente trascurato dagli "storici dell'Inquisizione".



The history of the Inquisition in the territories of the Republic of Venice was marked by mediations, conflicts and collaborations with the government of the Serenissima. Within this context the control over the morality represented a strong point of contact between these two domains, the ecclesiastical and the secular one. Both, in fact, although for different purposes, they did compete for the repression of crimes deemed dangerous to society as a whole (the so-called crimes mixti fori). In practice, the nodes linked to the legal competence of the hole were rather difficult to dissolve and the clash between sovereignty generated a lively dialogue between the institutions. In this essay, I will explain these dynamics and the consequences they had on the relationship between state and Inquisition during the XVIII century, a century particularly overlooked by "historians of the Inquisition".


Attraverso l'emanazione della bolla Licet ab initio (21 luglio 1542) e la nascita della Congregazione del Sant'Uffizio, la Chiesa edificò un organismo sovrastatale con lo scopo di combattere l'eresia; di fatto l'Inquisizione romana fu l'unica forma di potere centralizzato destinata a sopravvivere nella penisola italiana per tutta l'età moderna. Com'è noto, la storia del sacro tribunale fu caratterizzata dalla compresenza di poteri politici estremamente frammentati. Nella maggior parte dei casi questa condizione rese necessaria una mediazione pressoché continua tra il Sant'Uffizio e le autorità secolari, soprattutto intorno ad alcuni nodi specifici. Uno di questi fu rappresentato dai crimini di misto foro, un campionario di delitti per i quali, sin dalla prima età moderna, la tradizione giuridica aveva previsto una pluralità di interventi diversi. Questi crimini, infatti, potevano essere perseguiti in concorrenza sia dal foro ecclesiastico esterno – ordinario e delegato – sia da quello secolare; di solito il primo si occupava di indagare le coscienze e il secondo di punire lo scandalo arrecato dai comportamenti devianti. Per descrivere la natura di questi reati ritengo sia utile prendere a prestito un'espressione coniata dalla sociologia anglosassone: nella quasi totalità dei casi questi delitti furono dei «crimini senza vittime».

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