Articoli

Ordina per Data pubblicazione Titolo Tipologia


13.06.2016

12.06.2016
    Saggio
  • Presentazione di una ricerca e prospettive di promozione del territorio della Sabina
    di Umberto Longo

    La ricerca storica Esperienze religiose, luoghi sacri, culti e storia del territorio in Sabina e nel Reatino, ha come caratteristica principale quella di far incontrare e rendere efficaci ricerca scientifica e tecnologia digitale.

    La ricerca si ispira ai principi del così detto spatial turn, e si inquadra a pieno titolo nel crescente interesse della storiografia per il rapporto tra uomo e spazio nel medioevo che si può riscontare negli ultimi decenni ed è finalizzata alla conoscenza della storia religiosa del territorio reatino e sabino dal tardoantico all'età moderna e alla valorizzazione del patrimonio storico, artistico e demoantropologico con particolare riferimento alla storia della santità, del culto dei santi, dei luoghi sacri e delle espressioni della devozione.

24.05.2016
    Saggio
  • Global History & Jewish Studies
    Paradoxical Agendas, Contradictory Implications
    di Bernard D. Cooperman

    These days, "globalization" has become as hot a topic for historians as it already was for economists and political scientists, financiers and businessmen, and all the other strategists who operate in the "real worlds" of markets, weapons, and public policy. Globalized thinking is not merely the application of historical considerations to an expanded geographic territory; it is a way of challenging traditional categories and approaches. There have been many "turns" and programmatic reformulations proposed by historians over the last half-century. What is the specific, defining thrust of this new global history? The paradox lies in the fact that, as we have seen, each globalized historiography reflects the very specific concerns and arguments of the field and community from which it stems. Where then do the tensions lie in a globalized program of Jewish Studies?

25.02.2016
    Saggio
  • Sacredness lies in feeling. Perceiving the self in everything and everything within the self
    di Micol Ferrara

    La linea hadronlepton propone una raffinata e costante ricerca sul ruolo dei simboli all'interno delle società umane. Una forma d'arte che ci invita a non perdere la consapevolezza delle origini. Collane, scettri e quadri, accomunati da un mito che si fa presente come espressione pregnante della memoria collettiva. Dobbiamo ricordare che i simboli hanno un ruolo importante all'interno delle società umane, e il lavoro di Cosmo Gonik, Cassis e Felipe Pizzaro ci invita a non perdere di vista la componente sacra nella vita quotidiana.

22.12.2015
    Saggio
  • Beatification of Children and Adolescents (Twentieth and Twenty-first Centuries)
    Problems and Prospects
    di Anne Jacobson Schutte

    Nel ventesimo secolo l'età delle persone considerate per beatificazione dalla Congregazione dei Riti (dal 1969, la Congregazione per le Cause dei Santi) è scesa. Non si tratta più di soli adulti ma anche di adolescenti e bambini sotto i vent'anni. Questi comprendono tre categorie: il martire tradizionale, trucidato da nemici della fede cristiana; il confessore, uno giudicato di aver posseduto virtù eroiche; e dal 1935 un nuovo tipo di martire: una bambina o un'adolescente pia uccisa mentre resiste a un tentativo di stupro. Questo saggio esamina le 159 cause di candidati bambini e adolescenti presi in considerazione dalla Congregazione. Due di loro sono stati dichiarati santi. Altri ventidue sono stati beatificati; i sostenitori stanno lavorando per la promozione di molti al rango di santo. I candidati rimanenti sono ancora sui ranghi inferiori della scala procedurale. Nell'esaminare i problemi incontrati con gli aspiranti martiri tradizionali e confessori, il saggio presta attenzione ai dibattiti teologici, molti dei quali hanno a che fare con la psicologia dello sviluppo, e le controversie sulla mescolanza tra fede e politica nei motivi degli assassini. Si conclude considerando il ruolo dell'Internet e valutando le prospettive per il futuro.

14.12.2015
    Fonti
  • L'ateismo dei cinesi in Matteo Ricci e Niccolò Longobardo
    La strategia missionaria della Compagnia di Gesù in Cina
    di Michela Catto

    Se l'ateo era la persona perfida e malvagia di cui non ci si poteva fidare, perché i gesuiti definirono atei i confuciani, scegliendoli come interlocutori ideali del cristianesimo? Questo saggio ripercorre la descrizione della setta confuciana da parte di Matteo Ricci, con le analogie che egli indicò tra la dottrina cattolica e quella confuciana. Un'interpretazione che fu posta alla base del sistema missionario della Compagnia di Gesù in Cina ma che sollevò da subito numerose critiche. Per Niccolò Longobardo il confucianesimo si presentava come pervaso da uno strumentale utilizzo delle religioni. Due pareri che saranno una lente privilegiata per esprimere il giudizio sui riti cinesi.



    If the atheist was a wicked and evil person not to be trusted, why did the Jesuits called the Confucians atheists and choose them as the ideal partners of Christianity? This essay traces Matteo Ricci's description of the Confucian sect, the analogies he found between Catholic and Confucian doctrine. His interpretation grounded the Society of Jesus' missionary system in China but was immediately criticized. To Niccolò Longobardo, Confucianism seemed pervaded by an instrumental use of religion. These will be the two privileged viewpoints from which an opinion on the Chinese rites will be expressed.

14.12.2015
    Saggio
  • Aspettando il Messia: cronaca e metastoria nel SEFER YUḤASIN di Abraham Zacuto (1452-1515 ca.)
    di Martina Mampieri

    Tra gli ebrei espulsi dalla Castiglia nel 1492 vi fu Abraham Zacuto (1452-1515?), famoso astronomo ed astrologo il quale aveva lavorato per alcuni signori spagnoli cristiani e per i re di Portogallo, Giovanni II e Manuel I, fino al tempo delle espulsioni (1492-1497). In seguito, era approdato a Tunisi dove completò il suo Sefer Yuḥasin (1504-1505), definito secondo le parole di Abraham Aharon Neuman, «a medley of historical biographical notes, reminiscences, comments and observations which often express his inner thoughts». È assai arduo definire l'opera: né scrittura storica vera propria, né una cronaca. Nell'ultimo capitolo sui re di Israele e Giuda e sulle popolazioni del mondo conosciuto, la storia e la mitologia sono impiegate nei campi dell'apologetica e della polemica anticristiana ma anche come valido strumento nello studio della Torah e del Talmud per gli studenti.

07.01.2015
    Saggio
  • Man romana mai non víoli la tua tomba e la memoria.
    Il mito di Alarico sedici secoli dopo, tra Osama bin Laden e Pinocchio
    di Massimiliano Ghilardi

    Nel 2010, in occasione del sedicesimo centenario del Sacco di Roma, archeologi, storici e filologi si sono interrogati a fondo per cercare di comprendere la reale portata dei danni inferti dai visigoti di Alarico alla città di Roma nel corso delle devastazioni iniziate il 24 agosto del 410 d.C. e durate tre giorni. L'anniversario è stato anche l'occasione per ristudiare e rilanciare, almeno in Calabria, la figura del sovrano visigoto che, nei pressi di Cosenza come documentato dalle fonti antiche, morì improvvisamente venendo sepolto, con tutti i tesori razziati a Roma, nel letto del fiume Busento appositamente deviato per ospitare la sepoltura. Pur se parte della storiografia, soprattutto americana, ha visto in Alarico l'Osama bin Laden dell'antichità e nel Sacco del 410 l'11 settembre del mondo antico, l'amministrazione comunale della città di Cosenza – criticata da molti studiosi – ha deciso di intitolare un museo al sovrano visigoto facendo della sua figura un brand culturale che possa funzionare come polo attrattivo di turismo.

30.12.2014
    Temi
  • Intorno a «Intellettuali in esilio. Dall'Inquisizione romana al fascismo» di John Tedeschi
    di Chiara Petrolini

    Il volume Intellettuali in esilio compendia gli studi pioneristici di John Tedeschi sull'organizzazione e il funzionamento dell'Inquisizione romana e allo stesso tempo percorre la sua più recente linea di ricerca sulle reti di amicizia e solidarietà create dagli studiosi ebrei costretti a lasciare l'Europa per sfuggire alle persecuzioni nazista e fascista. Tedeschi stesso fece esperienza diretta dell'emigrazione quando, ancora bambino, seguì il padre che dovette abbandonare Ferrara per trasferirsi negli Stati Uniti. Proprio il tema dell'esilio è il filo conduttore della collezione di diciannove saggi: le vicende degli esuli italiani per motivi religiosi del '500 si trovano infatti affiancate a quelle dei loro studiosi del ventesimo secolo, spesso essi stessi costretti all'esilio. Il libro si apre con un affettuoso omaggio dei curatori Stefania Pastore e Giorgio Caravale a Tedeschi. Segue una Presentation dello stesso autore che è una vera e propria autobiografia intellettuale in cui Tedeschi ricorda la nascita e lo sviluppo dei suoi interessi verso la storia dell'Italia della prima età moderna e spiega il progressivo spostamento della sua attenzione dalla storia degli eretici nell'Italia del '500 all'istituzione del Sant'Uffizio fino all'esodo intellettuale degli ebrei nel Ventesimo Secolo.

    Il libro si articola in tre sezioni: la prima illustra le procedure del Sant'Uffizio e sgombra il campo da molte letture stereotipate; la seconda traccia le storie di alcuni esuli religionis causa nell'Italia del '500 e individua i contributi che essi diedero alla crescita culturale del Nord Europa. L'ultima parte è un'indagine sul lascito di alcuni dei maestri di Tedeschi (Kristeller, Cantimori, Bainton) e una meditazione sul tortuoso rapporto tra vita e opera critica, tra esperienze vissute e scelte di studio.



    This volume is a tribute to Tedeschi's fruitful career and offers several important methodological lessons. It is an account of his pioneering studies on the Roman Inquisition and the Italian exiles religionis causa of the sixteenth century, alongside his latest works on the networks created by Jewish scholars forced to leave Europe to escape prosecution.

    Tedeschi himself experienced exile as a child, having moved from Italy, to Yale after the promulgation of the racial laws. And the theme of exile is the common thread running through all of this collection of 19 essays. The book opens with a warm and illuminating introduction by the two editors Stefania Pastore and Giorgio Caravale. In the Presentation that follows, Tedeschi remembers his own growing interest in the history of early modern Italy and explains his shift of focus towards the intellectual exodus of 20th century Jewish emigrants.

    The first part of the volume is devoted to the Roman Inquisition, its procedures and organization. During his research, Tedeschi questioned – without providing an apology for – some of the long-established stereotypes surrounding the Holy Office, and provided a broader and deeper understanding of the strategy of that Tribunal. The second section follow the stories of Italian religious exiles escaping the Roman Inquisition and show the part they played in enriching the cultural life of Northern Europe through the Italian Renaissance literature and art that they brought with them. In the last part Tedeschi examines the legacy of scholars like Kristeller and Cantimori, meditating on the complex relationship between autobiography and scholarship.

22.12.2014
    Saggio
  • Umanesimo medico e culture confessionali nell'Europa del Cinquecento. Carteggi inediti (1560-1587) di Girolamo Donzellini, "Physicus et Philosophus"
    di Alessandra Quaranta

    Il saggio si concentra sullo studio delle corrispondenze epistolari inedite del medico bresciano Girolamo Donzellini, indirizzate a Theodor Zwinger e Joachim Camerarius il Giovane, due fra le più importanti personalità all'interno del panorama culturale-"scientifico" europeo del XVI secolo. Del medico, già noto alla storiografia per i processi inquisitoriali condotti contro di lui dal Sant'Uffizio di Venezia, viene così tracciato un profilo nuovo, che delinea le sue attività redazionali-filologiche, gli aspetti più concreti della sua professione, nonché la sua visione esistenziale e religiosa. L'articolo, inoltre, evidenzia da una parte i nessi di natura metodologica esistenti tra il rinnovamento della disciplina medica e l'eterodossia religiosa nel XVI secolo, e dall'altra le dinamiche culturali e professionali in atto all'interno della Respublica medicorum europea.

22.09.2014
    Saggio
  • Il culto di San Napoleone. Ricerche erudite nella Milano napoleonica
    di Riccardo Benzoni

    L'introduzione del culto di San Napoleone, santo ignoto ai martirologi, attestato per la prima volta nell'Almanach National dell'anno XI (1802-1803) e a cui in età imperiale fu associata la festa nazionale del 15 agosto, testimonia forse il più audace tentativo messo in atto da Bonaparte di alimentare il nascente culto personale attingendo alle forme della tradizione liturgica cattolica. Aspetto sinora poco indagato della politica religiosa di Napoleone, ma centrale ai fini di comprendere le dinamiche atte a sacralizzarne il potere, il suo santo eponimo sarebbe stato oggetto, negli anni dell'Impero, di numerose indagini di carattere erudito, atte a individuarne i riferimenti nei martirologi e nei repertori agiografici. L'articolo intende presentare, ripercorrendone le fasi e rilevandone le differenti finalità, tre ricerche condotte sul santo patrono dell'Impero nel Regno d'Italia napoleonico, che videro l'attivo coinvolgimento del Collegio dei Dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano. Oltre a mettere in luce il ruolo degli studiosi dell'istituzione federiciana - nello specifico, il custode del catalogo Pietro Mazzucchelli - nel processo da cui avrebbe avuto origine la successiva elaborazione della legenda agiografica di San Napoleone, lo studio intende anche mostrare il contributo profferto dai Dottori dell'Ambrosiana alle ricerche avviate sul tema dal celebre intellettuale ed erudito cremonese Isidoro Bianchi e dal parroco milanese Alessandro Astesani.



    The introduction of Saint Napoleon's cult, saint unknown to martyrologies, for the first time certified in the Almanach National of the XIth year (1802-1803) and to which, under the Empire, was associated with the national feast of the 15th of August, maybe testifies to the most audacious of Bonaparte's attempt to feed his self-worship appealing to the forms of catholic liturgical tradition. Question up to now not much investigated of Napoleonic religious politics, but fundamental to comprehend the dynamics finalized to sacralise the monarch's power, the new cult became under the Empire the object of many erudite studies, aimed at find references about Saint Napoleon in martyrologies and hagiographical sources. This article intends to present, describing the different phases and showing the dissimilar finalities, three researches managed in Napoleonic Regno d'Italia on the saint patron of the Empire, in which was involved the Collegio dei Dottori of Veneranda Biblioteca Ambrosiana. The study wants to illustrate the role played by the scholars of the Federician institution - in particular from the Custode del Catalogo Pietro Mazzucchelli - in the process from which would have been originated the subsequent elaboration of the hagiographical leganda of Saint Napoleon. Besides this, the work aims also to underline the contribution given by the Ambrosiana's Doctors to some researches concerning Bonaparte's patron, led by the famous intellectual and erudite from Cremona Isidoro Bianchi and from the parish priest of Milan Alessandro Astesani.

05.09.2014

07.03.2014
    Saggio
  • Getting by the Resort of the Pilgrims
    The Franciscan Friars of Jerusalem and their Anglican Guests (1600-1612)
    di Felicita Tramontana

    Questo articolo esamina l'ospitalità offerta nel monastero di S. Salvatore (Gerusalemme) a viaggiatori inglesi e scozzesi tra il 1600 e il 1612. Nel descrivere la loro permanenza nel monastero francescano i viaggiatori manifestano un'ostilità nei confronti del cattolicesimo che rispecchia i sentimenti anticattolici diffusi in Inghilterra nel periodo in esame. Attraverso l'analisi e il confronto tra i racconti dei viaggiatori (Biddulph: 1609; Sanderson: 1931; Timberlake: 1603; Lithgow: 1632. Sandys: 1615) e le cronache e i documenti francescani (Navis Peregrinorum, ed. Zimolong: 1938; Vernniero and Serino: 1929-39; Calahorra: 1694), l'articolo analizza la funzione svolta dall'anticattolicesimo nei racconti dei viaggiatori anglicani. La tesi dell'articolo è che l'incontro tra cattolici e protestanti a Gerusalemme dava spesso luogo a situazioni amichevoli e che l'anticattolicesimo nei racconti di viaggio aveva la funzione di testimoniare la fedeltà dei viaggiatori anglicani alla propria fede e al proprio paese e di negare ogni contaminazione con il cattolicesimo, punto quest'ultimo che acquisiva una particolare importanza nel momento in cui i viaggiatori descrivevano la loro permanenza nel monastero francescano.



    In Ottoman Jerusalem Anglican travellers came into close contact with the Franciscans of the Custody of the Holy Land. This article examines the hospitality given to Scottish and English travellers in the S. Saviour monastery between 1600 and 1612. When describing their stay at the monastery, travellers show a hostility toward the Catholics that is linked to the anti-Catholicism that was becoming more and more virulent in Great Britain. Through the analysis of both British (Biddulph: 1609; Sanderson: 1931; Timberlake: 1603; Lithgow: 1632. Sandys: 1615) and Franciscan documentation (Navis Peregrinorum, ed. Zimolong: 1938; Vernniero and Serino: 1929-39; Calahorra: 1694), the article investigates the function of anti-Catholicism in travellers' accounts. The article argues that in spite of the anti-Catholic assumptions, the encounters between the Franciscans and the Anglican visitors gave rise to a variety of situations that were mostly amicable, and that the travellers' anti-Catholic discourse was designed to testify to the travellers' loyalty to their own faith and country and to deny any contamination by the Catholics. This became even more necessary when travellers described their stay at the Franciscan monastery.

03.03.2014
    Saggio
  • Politics and Diplomacy in the Portuguese Crisis
    The Candidacy of D. Antônio, Prior of Crato (1578-1580)
    di Jacqueline Hermann

    The imminent end of the Avis dynasty stimulated the various genealogical branches of the monarchy to claim the Portuguese crown. Six candidates presented themselves: from Portugal, Catarina, the Duchess of Bragança, and Antônio, Prior of Crato, both grandchildren of King Manuel by the paternal line; Philip II, King of Spain, and Manuel Felisberto, Dule of Savoy, both grandsons of Venturoso (as King Manuel was known), by the maternal line; Rainúncio Farnese, son of the Prince of Parma, great-grandson of Manuel, as well as Catarina de Medici, through a remote connection with Afonso III, who died in 1279. The number of candidates and the stature of some of them indicates the importance of Portugal in the political game at the time, the various negotiations this produced, and the roles played by the diplomatic representation of the claimants in the various European courts.

24.10.2013
    Dibattito
  • A proposito di "Fratelli d'Italia. Riformatori italiani nel Cinquecento"
    di Marina Caffiero

    Il saggio analizza Fratelli d'Italia, lo studio curato da Mario Biagioni, Matteo Duni e Lucia Felici, che esplora il mondo della dissidenza religiosa dell'Italia del Cinquecento. Proponendo le biografie di molti dei più importanti esponenti della Riforma Italiana (come quelle di Lelio e Fausto Sozzini, Francesco Pucci, Giorgio Siculo, Emanuele Tremellio, Giacomo Aconcio, Bernardino Ochino, Marcantonio Flaminio, Sebastiano Castellione, etc.) lo studio mostra come le loro idee religiose contrastavano sia il punto di vista della Chiesa Cattolica sia con quello delle Chiese Protestanti istituzionalizzate. Da un lato, i riformatori italiani erano soliti dissimulare la loro peculiare prospettiva religiosa per evitare l'accusa di eresia. Dall'altro, essi trasferirono la dissimulazione dal piano dei comportamenti a quello della scrittura per aggirare la censura esercitata dalle Chiese istituzionalizzate.

    Inoltre, i riformatori italiani erano inspirati da una prospettiva profetica e credevano in una radicale riforma politica e religiosa della società del loro tempo. Proprio in virtù di questa istanze profetiche essi svilupparono una attitudine di aperta discussione e di scambio culturale con il mondo ebraico. Mentre, al contrario, le chiese istituionali condannarono tale pratica, adottando un orientamento antigiudaico. Pertanto, l'apertura verso la cultura ebraica divenne sinonimo di eresia come documentato dall'accusa di giudaismo ed eresia formulata a carico di Fausto Sozzini dall'Inquisione Romana.



    The essay analyzes the study Fratelli d'Italia edited by Mario Biagioni Matteo Duni and Lucia Felici, which explores the world of the Italian religious dissent of the Sixteenth century. Proposing a series of individual biographies of the most significant Italian reformers (such as those of Lelio Sozzini, Fausto Sozzini, Francesco Pucci, Giorgio Siculo, Emanuele Tremellio, Giacomo Aconcio, Bernardino Ochino, Marcantonio Flaminio, Sebastiano Castellione, etc.) the study shows how their religious ideas disagreed with the point of view both of Catholic and Protestant institunalized Churches. From the one hand, the Italian reformers used to conceal their peculiar religious perspective in order to avoid the accuse of heresy. From the other hand, they transferred the concealment from the behaviour to the writing in order to overcome the censorship exercised by the institutionalized Churches.

    Moreover, the Italian reformers were inspired by a prophetic perspective and believed in the religious and political radical reform of their society. Guided by this prophetic ideas, they also developed an attitude of open discussion and cultural exchange with the Jewish world. On the contrary, The Catholic and Protestant institutionalized Churches condemned this practice, adopting an anti-jewish orientation. Therefore, the openmindedness for jewish culture became a synonym of heresy as documented by the accusation of judaism and heresy made by the Roman Inquisition to Fausto Sozzini.


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