Mestiere di storico

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24.04.2015
    Saggio
  • Scrivere di storia, scrivere di sé
    di Marina Caffiero

    Marina Caffiero introduce il numero monografico Scrivere di storia, scrivere di sé che si articola in una originale raccolta ego-documents, in cui ogni autore racconta la propria «autopercezione di storico» e «la propria identità di studioso di storia».

23.04.2015

11.04.2015

24.03.2015

20.03.2015

18.02.2014
    Saggio
  • «La verità, tutta la verità, nient'altro che la verità». Arnaldo Momigliano, Carlo Ginzburg e il compito dello storico
    di Pierpaolo Lauria

    Il compito della storia è la ricerca della verità sulla base di fatti accertati. In questa prospettiva Arnaldo Momigliano valorizza il ruolo delle prove nel discorso storico. Attacca gli eccessi del Linguistic turn che relega la storia ad ancella della vuota e autoreferenziale retorica. Il grande storico italiano è convinto che il racconto retorico finzionale sia l'opposto della ricerca e ne rigetta il valore fuorviante. Carlo Ginzburg, suo discepolo, tenta, invece, una sintesi fra storia e retorica, dimostrando come nella terra di confine fra le due si costituisce propriamente la disciplina storica. Il narrare aiuta la storia. Occorre un'osmosi fruttuosa e continua fra le prove e il racconto. Infatti, la storia, da Aristotele a Quintiliano a Valla fino a Voltaire, si definisce come racconto di fatti veri.



    The task of history is the search for truth based on verified facts. In this perspective Arnaldo Momigliano enhances the proof into historical discourse. Momigliano railed against the excesses of the Linguistic turn that relegates the history to handmaiden of empty rhetoric and self-referential. The great italian historian is convinced that the rhetorical fictional story is the opposite of research and it rejects the value misleading. Carlo Ginzburg, his disciple, attempts, however, a synthesis between history and rhetoric, showing how the land boundary between the two is the historical discipline. The telling helps the history. It must be continuous and fruitful osmosis between the proof and the story. Indeed, the history, from Aristotle to Quintilian to Valla to Voltaire, is defined as a story of the true facts.

18.11.2012
    Saggio
  • Guerra, impero e doctrina civilizadora in Juan Ginés de Sepúlveda
    di Giuseppe Patisso

    Juan Ginés de Sepúlveda è stato per secoli considerato una sorta di avvocato del diavolo, il propugnatore della sottomissione degli indios con tutti i mezzi, uno dei teorici dell'imperialismo spagnolo, nonché la figura che aveva contribuito in Europa e nel mondo a diffondere la leyenda negra. Eppure una lettura attenta delle sue opere ci mostra un personaggio le cui idee sono state interpretate, a volte, in maniera superficiale e strumentale. Non si nega la differenza tra Las Casas, difensore dei diritti degli indios e convinto sostenitore della guerra difensiva, l'unica che poteva essere definita giusta, e Sepúlveda, la cui Doctrina Civilizadora considera un dovere muovere guerra a quanti negano la fede e per tutelare la giustizia e la libertà dei sudditi amerindi. Ma la distanza tra i due umanisti del XVI secolo è meno marcata di quanto potrebbe sembrare in quanto entrambi sostengono il legittimo intervento armato nel momento in cui fosse stata messa in dubbio la sovranità e l'autorità della cattolicissima Spagna.



    Juan Ginés de Sepúlveda was for centuries considered a sort of devil's advocate, advocate of the submission of the "Indios" by all means, one of the theorists of Spanish imperialism, as well as the figure who contributed in Europe and in all over the world to spread the "leyendanegra". Yet a careful reading of his works show us a character whose ideas have been interpreted in a superficial way.It can't be denied the difference between Las Casas, defender of the rights of the Indians and strong supporter of the war of defense, the only one that could be called just, and Sepúlveda, whose "Doctrina Civilizadora" wage war as a duty to those who deny the faith to protect the justice, prosperityand freedom. But the distance between the two humanists of the sixteenth century is less pronounced than it might seem. Both philosophers argue the legitimate armed intervention when he was called into question the sovereignty and authority of Spain.

17.11.2012
    Saggio
  • The Trials and Tribulations of a Local Inquisitor
    Giacomo Tinti in Modena, 1626-1647.
    di Christopher Black

    Sul lavoro complessivo degli inquisitori locali in Italia sono state già condotte numerose ricerche. Questo articolo, tuttavia, volge l'attenzione su un inquisitore in particolare che, diversamente dalla prassi, servì lo stesso tribunale per molti anni: Giacomo Tinti a Modena. La ricerca è stata concentrata sulle sue relazioni con la Congregazione del Sant'Uffizio, utilizzando la corrispondenza ancora conservata sia a Modena che nell'Archivio della Congregazione per la Dottrina della Fede. Queste fonti mostrano le diverse dinamiche di collaborazione, ma anche di tensioni fra centro e periferia. In particolare, Giacomo Tinti sollevò diversi problemi quando Roma e la famiglia ducale differivano dal suo operato su come governare le comunità ebraiche.

02.10.2012
    Saggio
  • Risorgimento e centocinquantenario
    di Francesco Vitali

    La percezione del Risorgimento italiano e della sua eredità è stata costantemente influenzata sia dalle divisioni interne al movimento patriottico sia dalla storia postunitaria e dalle sue coeve implicazioni politiche. La forte ripresa di interesse per il Risorgimento italiano che si è registrata nel campo degli studi storici negli ultimi anni, anche in relazione ai contributi pubblicati per il Centocinquantenario dell'unificazione, consente ora di fare il punto su una fase storica estremamente controversa, a ormai tanto tempo dalla sua conclusione.

    Per quanto riguarda la dinamica storica del Risorgimento la maggioranza degli studiosi italiani e stranieri (Villari, Galli della Loggia, Schiavone, Salvadori, Pécout, Riall, ecc.) concorda su tre elementi. In primo luogo, il Risorgimento ha origine dal triennio repubblicano (1796-1799) e dall'età napoleonica. In secondo luogo, esso è caratterizzato dalla costante e conflittuale dialettica tra la fazione democratica rivoluzionaria del movimento patriottico che fa capo a Mazzini e Garibaldi e quella liberale-moderata guidata da Cavour capo del governo del Regno di Piemonte. In terzo luogo, il moto risorgimentale è un fondamentale processo di modernizzazione politica, culturale, economica e sociale della storia italiana.

    Più problematica appare invece la questione relativa all'eredità politico-culturale attuale del Risorgimento. Da un lato, alcuni storici ritengono che la sconfitta dell'Italia nella seconda guerra mondiale conduca all'esaurimento dei valori ideali risorgimentali (Simoncelli, Gentile, Banti). Dall'altro lato, invece, altri studiosi (Salvadori, Villari) considerano i valori del Risorgimento i presupposti necessari della nostra attuale identità politica, ristabiliti dalla Resistenza in opposizione al Fascismo.

    L'ampia quantità di studi pertanto offre rilevanti strumenti per supportare una approfondita riflessione sul Risorgimento, non trascurando le forti implicazioni ideologiche che ne influenzano la trattazione.





01.10.2012

11.12.2010
    Intervista
  • Una storica tra impegno e ricerca
    Intervista a Elena Brambilla
    di Marina Caffiero

    La testimonianza di una studiosa tra impegno civile e ricerca: Elena Brambilla, docente di Storia moderna presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università degli Studi di Milano, ripercorre il proprio cammino esistenziale tra formazione intellettuale ed esperienze personali, dagli studi alle letture, dai maestri che l'hanno indirizzata negli anni universitari alle suggestioni emerse dal confronto con altre discipline e nuove realtà.

11.12.2010

11.12.2010
    Saggio
  • «Chi ha cervelliera di vetro, non vada a battaglia di sassi». In risposta a Barbara Frale
    di Andrea Nicolotti

    Replica all'articolo di Barbara Frale La crociata del «signum fusteum» apparso su questa stessa rivista: in esso l'autrice si studiava di giustificare una propria congettura paleografica e apportava nuove testimonianze testuali in favore della propria tesi, secondo la quale in un manoscritto medievale sarebbe contenuto un riferimento al culto della sindone di Torino da parte dei Templari.

    In questo saggio viene rigettata la congettura, perché paleograficamente insostenibile, e vengono scartate le testimonianze testuali, in quanto irrilevanti o mal tradotte.

    A ciò si aggiungono alcune osservazioni sulla deontologia professionale dello storico.

08.11.2009
    Intervista
  • Esperienze, problemi, prospettive della ricerca storica in Italia: un punto di vista
    Intervista a Roberto Bizzocchi
    di Marina Caffiero

    Il gusto della ricerca storica; il confronto con la documentazione archivistica; le nuove opportunità offerte dall'informatica: Roberto Bizzocchi (ordinario di Storia moderna presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Pisa), si racconta a Marina Caffiero, in un'articolata intervista a tutto campo sul "mestiere di storico", e non tralascia di approfondire i temi più caldi che stanno appassionando in questi mesi la comunità scientifica degli storici italiani e che vanno dal conflittuale rapporto con i media, alla difficile eredità per le nuove leve della ricerca, dalla criticata riforma universitaria alla dibattuta e recente questione relativa alla valutazione scientifica delle pubblicazioni.

01.06.2009
    Intervista
  • Il peso del passato. Germania, Italia e i risarcimenti alle vittime del nazismo
    Intervista a Lutz Klinkhammer
    di Michela Ponzani

    Che cosa è oggi il "mestiere di storico"? Quali sono gli strumenti, la metodologia e l'approccio alle fonti? Quanto l'esperienza personale può pesare sulla scelta delle tematiche di ricerca affrontate? Ne discutiamo con lo storico tedesco Lutz Klinkhammer, con il quale affrontiamo anche il tema centrale dei suoi studi, ovvero la questione dei risarcimenti richiesti alla Germania federale dalle vittime del nazionalsocialismo, ancora in gran parte irrisolta come dimostra la sentenza della Cassazione italiana che, nell'estate del 2008, ha condannato la Germania a risarcire i familiari di nove vittime della strage del 24 giugno 1944 a Civitella Val di Chiana.


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