Recensioni

Caravaggio a Roma. Una vita dal vero

di Marco Cavietti
05.04.2011

La sua pittura segnò un'epoca, la vita e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio non hanno smesso di affascinare, come ben testimonia l'originale mostra, Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, allestita nella Biblioteca Alessandrina del complesso di Sant'Ivo alla Sapienza, attualmente sede dell'Archivio di Stato di Roma, ideata dal direttore dell'Archivio Eugenio Lo Sardo e curata da Orietta Verdi e Michele Di Sivo. L'esposizione è concepita come una narrazione delle vicende vissute da Caravaggio a Roma; la vita del pittore è testimoniata dai documenti conservati presso l'Archivio di Stato inseriti in un dialogo costante con dipinti di artisti suoi contemporanei, con i quali intratteneva sia rapporti di stima ed amicizia che di rivalità e di scontro aperto. Molti sono i documenti inediti riemersi grazie allo studio di un gruppo di giovani archivisti che condividono con il visitatore la passione della ricerca.


La sua pittura segnò un'epoca, la vita e le opere di Michelangelo Merisi da Caravaggio non hanno smesso di affascinare, come ben testimonia l'originale mostra, Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, allestita nella Biblioteca Alessandrina del complesso di Sant'Ivo alla Sapienza, attualmente sede dell'Archivio di Stato di Roma, ideata dal direttore dell'Archivio Eugenio Lo Sardo e curata da Orietta Verdi e Michele Di Sivo. L'esposizione è concepita come una narrazione delle vicende vissute da Caravaggio a Roma; la vita del pittore è testimoniata dai documenti conservati presso l'Archivio di Stato inseriti in un dialogo costante con dipinti di artisti suoi contemporanei, con i quali intratteneva sia rapporti di stima ed amicizia che di rivalità e di scontro aperto. Molti sono i documenti inediti riemersi grazie allo studio di un gruppo di giovani archivisti che condividono con il visitatore la passione della ricerca.

La struttura della mostra si apre con una breve ricostruzione del clima culturale della Roma tra la fine del Cinquecento e i primi del Seicento, soffermandosi su alcuni eventi fondamentali. Ad accogliere il visitatore, un ritratto di Clemente VIII Aldobrandini, esposto per la prima volta in mostra ed attribuito a Giuseppe Cesari, Cavalier d'Arpino. Per comprendere meglio come il pontefice amministrasse con estremo rigore la giustizia all'epoca sono esposti alcuni documenti relativi alle condanne a morte della giovane parricida Beatrice Cenci e del filosofo Giordano Bruno.

La seconda sezione si concentra sull'arrivo di Caravaggio e, grazie ad alcuni documenti giudiziari inediti, stabilisce la presenza dell'artista a Roma sul finire del 1595 e i primi mesi del 1596, smentendo le ipotesi avanzate sino ad ora che consideravano la venuta del pittore databile tra il 1592 e il 1593. Questa nuova datazione ha profonde conseguenze rispetto alla carriera giovanile di Caravaggio, principalmente impone di riconsiderare la cronologia dei suoi primi dipinti romani e rivedere il suo percorso artistico, soprattutto nel passaggio da Milano a Roma. A parlarci di Caravaggio e a fornire queste informazioni puntuali è la deposizione di Pietropaolo Pellegrini, garzone di un barbiere di nome Luca, interrogato in occasione di una querela sporta dal musico Angelo Zanconi, aggredito da ignoti in una notte di luglio del 1597. L'analisi precisa degli eventi è riportata nel saggio di Antonella Cesarini pubblicato all'interno del catalogo dedicato alla mostra. Pellegrini descrive nei particolari il Caravaggio, il suo aspetto fisico, il modo di vestire, la cadenza lombarda della sua parlata. Inoltre rivela di conoscere l'artista dalla Quaresima del 1596, poiché da quella data, egli lavorava nella bottega del pittore siciliano Lorenzo Carli su via della Scrofa e frequentava il negozio del barbiere Luca. Sempre da questa investigazione emerge che, nel 1597, l'artista si fece curare per una ferita ad una gamba conseguente ad una colluttazione con un palafreniere, probabilmente causata da un calcio sferrato da un cavallo. Le fonti biografiche tramandano come il pittore, che all'epoca lavorava presso la bottega del Cavalier D'Arpino, ammalatosi seriamente a seguito del calcio, non fu soccorso dal D'Arpino ma dal suo amico pittore Lorenzo Carli che condusse Caravaggio all'ospedale della Consolazione. L'evento è studiato nei particolari da Orsetta Baroncelli. L'interrogatorio attesta così la presenza di Caravaggio a Roma proprio dalla primavera del 1596. Ad avvalorare questa ipotesi vi è anche la postdatazione, al 1597, dell'elenco dei pittori che parteciparono alla celebrazione religiosa delle Quarantore, documento che era stato datato erroneamente al 1594-1595 e ritenuto il primo ad attestare la presenza di Caravaggio a Roma. Tale teoria è sviluppata da Antonella Pampalone che ha ricostruito le biografie dei pittori presenti al rito e ne ha incrociato i dati, giungendo ad accertare che la redazione del foglio risale all'ottobre 1597.

Sono dunque diversi i documenti che concorrono a posticipare l'arrivo del pittore in città, non ultimo l'inventario inedito della bottega del pittore Lorenzo Carli, morto nel 1597, scoperto e studiato da Francesca Curti anche in relazione alle sue implicazioni storico-artistiche. Nella bottega sono custoditi, assieme agli strumenti di lavoro, ventisette dipinti, tra i quali molte icone di Madonne conservate nelle maggiori chiese della capitale, che permettono di cogliere la tipologia delle opere che Carli realizzava. Gli esordi artistici di Caravaggio a Roma nella bottega del pittore siciliano possono essere ricondotti a questa tipologia di quadri, diffusi nelle case romane come nelle grandi collezioni nobiliari dell'epoca, come dipinti di devozione privata.

La documentazione attesta così che Caravaggio lavorò presso la bottega di Carli nella primavera del 1596, certamente per alcuni mesi, e forse allo stesso periodo risale anche la frequentazione della vicina bottega di Antiveduto Grammatica, nella quale lo citano le fonti biografiche; quindi si spostò alla Torretta nell'attiva bottega dei fratelli Cesari, Giuseppe, detto Cavalier D'Arpino, e Bernardino.

In questo periodo Caravaggio ebbe certamente modo di far conoscere i suoi primi dipinti venduti anche attraverso il mercante di quadri Costantino Spada con il quale si accompagnava la sera dell'aggressione al musico. Nel volgere di un paio d'anni, come dimostrano i contratti editi per la cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi e per la cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, l'artista giunge alla ribalta della scena artistica romana nel grande fermento che precede la preparazione dell'Anno Santo del 1600. Il successivo contratto per un quadro misterioso, definito nell'atto cum figuris, commissionato dal mercante senese Fabio Nuti, completa un periodo di lavoro febbrile del pittore. Gli studi di Francesca Curti e Lothar Sickel hanno attentamente rivisto il contesto dell'accordo con il Nuti, proponendo di identificare il dipinto con l'Annunciazione di Nancy.

I documenti inediti, in stretta correlazione anche con quelli editi, nuovamente trascritti e studiati in occasione della mostra, rendono possibile una ricostruzione più completa e coerente della contrada abitata dal pittore e dell'ambiente da lui frequentato e permettono di illustrare una geografia culturale delle relazioni sociali intessute, come è ben delineato da Orietta Verdi. L'attenzione rivolta al microcosmo circoscritto alla parte meridionale di Campo Marzio, fatto di botteghe, osterie, ma anche di grandi residenze nobiliari, permette di valutare il peso del contesto sociale sulla formazione del pittore, in cui la contiguità dell'abitare favorì la creazione di una rete di rapporti, spesso profondamente intrecciati, di fondamentale importanza per la sua affermazione pubblica. Tale sezione stimola a una affascinate visita ai luoghi del pittore come, ad esempio, l'osteria della Lupa, di cui sono esposte le piante ed i prospetti allegati ad un atto notarile del 1695; essa si trovava ad angolo tra piazza della Lupa, oggi uno slargo su via dei Prefetti, e vicolo della Lupa, edificio attualmente ancora visibile.

Il corpo centrale della mostra è dedicato ai documenti che attestano i problemi che il pittore ebbe con la giustizia romana: querele a seguito di diverse aggressioni, arresti da parte dei birri per porto d'armi (spada e pugnale). Documento nodale della sezione è il celeberrimo 'processo Baglione' nel quale Caravaggio, assieme a Orazio Gentileschi, Onorio Longhi e Filippo Trisegni, è accusato di aver scritto alcuni versi satirici contro le pitture di Giovanni Baglione e Tommaso Salini: i cosiddetti 'libelli infamanti' contro i due pittori furono diffusi dopo la presentazione della grande pala della Resurrezione di Baglione nella chiesa del Gesù.

Caravaggio, interrogato dal giudice, espone la sua idea di pittura e quali siano i valenti e i cattivi pittori: i dipinti dei valenti pittori, Annibale Carracci, Cavalier D'Arpino, Federico Zuccari Cristoforo Roncalli, detto Pomarancio, Antonio Tempesta, dell'amico Orazio Gentileschi e dei cattivi pittori, Tommaso Salini e Giovanni Baglione, corredano la sezione e stabiliscono un dialogo diretto con la documentazione. L'Amore sacro e Amor profano di Baglione, è qui esposto vicino agli atti del processo.

Le carte processuali sono state oggetto di un'attenta rilettura da parte di Michele Di Sivo, che ne ha indagato le ragioni, oltre le consuete valutazioni artistiche, riportandone la trascrizione integrale.

Il percorso espositivo prosegue con il contratto di affitto inedito, stipulato tra Prudenzia Bruni e Caravaggio, per una casa in vicolo di San Biagio, oggi vicolo del Divino Amore e studiato da Daniela Soggiu, che ne ha ricostruito l'intricata vicenda. Secondo una clausola del contratto, la proprietaria permise al pittore di aprire parte del soffitto della sala al primo piano. Alessandro Zuccari ha ipotizzato il legame tra la richiesta e la necessità di spazio per dipingere grandi pale d'altare come la Morte della Vergine e la Madonna dei Pellegrini. La ricostruzione ipotetica dello studio del pittore è approfondita anche dall'analisi di Rossella Vodret, Marco Cardinali e Maria Beatrice De Ruggeri, che si concentrano sul problema dell'illuminazione caratteristica della tecnica pittorica di Caravaggio.

La mostra si conclude con le vicende relative all'omicidio di Ranuccio Tomassoni e alla conseguente condanna a morte del pittore da parte del pontefice Paolo V Borghese. Tale avvenimento costrinse Caravaggio a fuggire da Roma dove non riuscirà più a tornare, pochi anni dopo, infatti, morirà nel tentativo di rientrare in città. I documenti, esaminati da Daniele Balduzzi, sembrerebbero escludere che l'omicidio sia stato causato da uno scontro futile, generato in occasione di una partita di pallacorda, mentre inserirebbero l'avvenimento nel contesto di una rivalità tra bande, non inusuale nella violenta società dell'epoca. Due dipinti di Caravaggio pressoché sconosciuti, e su cui la critica si è spesso divisa, chiudono la sezione e la mostra: il Ritratto di Paolo V Borghese, proveniente dalla collezione privata Borghese, e una versione del Davide con la testa di Golia in collezione privata a Londra, nel quale è riconosciuta la mano di un altro artista probabilmente Baldassarre Aloisi, detto Galanino. Se i documenti hanno gettato luce sulla vita del pittore a Roma, i dipinti proseguono a far discutere e pongono continue domande. Il ritratto del papa Borghese dopo cento anni ritorna in mostra restaurato in concomitanza con i centocinquanta anni dell'Unità: la prima volta fu esposto a Firenze a Palazzo Vecchio in occasione del cinquantenario dell'Unità d'Italia.

Il catalogo rende conto dell'imponente lavoro di ricerca, svolta in maniera corale e condotta con diversi approcci, sorretta da una profonda e convinta interdisciplinarità, attenta alle fonti che sono sempre aperte a nuovi sviluppi. Completano la riflessione artistica del pittore i saggi in catalogo di Silvia Danesi Squarzina, alla quale si deve la proposta di un nuovo S. Agostino di Caravaggio proveniente dalla collezione Giustiniani, presto esposto al pubblico, di Stefania Macioce e di Paolo Moreno. L'appendice documentaria permette di leggere direttamente il testo dei documenti e offre un ausilio affidabile e insostituibile agli studiosi.

Non meno importante è stata la grande operazione di restauro che ha riguardato tutti i volumi esposti, affrontata con metodi specifici, elaborati per l'occasione, grazie a finanziamenti privati in sostegno dell'Istituto. Quest'indagine sulla vita di Caravaggio, compiuta con sguardo ravvicinato ai documenti, consegna una visione del pittore libera da implicazioni leggendarie e arricchita dalla memoria dei fatti.

La mostra mette in rilievo il grande valore dell'analisi storica condotta dall'esperienza di archivisti, spinti da un'ostinata passione per la ricerca; ci si augura che su questa strada si indirizzino anche altre future iniziative, diventando così un'opportunità di ricerca e studio.





Caravaggio a Roma. Una vita dal vero

Archivio di Stato di Roma, Biblioteca Alessandrina

Fino al 15 maggio

Tutti i giorni dalle ore 9.00 alle ore 18.30

La visita nella sala è consentita con guida ogni 30 minuti

Ultimo ingresso alle ore 17.45

Catalogo della mostra:

Caravaggio a Roma. Una vita dal vero, a cura di O. Verdi e M. Di Sivo, Roma, De Luca Editori d'Arte, 2011

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