Uso pubblico della storia

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  • Saggio
    Connessioni veneziane
    di Maria Pia Pedani

    Anche in passato studiosi di lingue orientali hanno ampliato i loro interessi alla storia e sono dunque stati i primi a occuparsi di quelli che ora vengono definiti area/trans-cultural studies e world/connected history. In queste discipline è importante operare in gruppo con colleghi che conoscono lingue diverse ed è ciò che sta avvenendo all'Università Ca' Foscari di Venezia. Un nuovo interesse per la world history può essere un primo passo per superare l'attuale crisi dei corsi di storia in Italia, ma bisogna pensare anche ad altro, per esempio alla public history che si occupa di comunicazione con un pubblico più vasto. In questo modo l'università può adempiere alla sua 'terza missione' e anche costruire nuovi sbocchi professionali.



    Scholars of Oriental languages have always been interested in the history of Asian and African lands and its relations with Europe. They were the first to work in disciplines now called area/trans-cultural studies and world/connected history. In these fields it is important to create groups that share different linguistic skills, since several historiographical traditions exist. The University Ca' Foscari (Venice) has recently become a gathering place for scholars interested in different cultures, united by the desire of sharing their knowledge with their colleagues. World history may be a first step to get over the crisis of historical studies in Italy but it is not enough. A solution may be in a new interest in public history, whose target is common people. In this way university may fulfil its 'third mission' and also prepare new professionals in the field of historical studies.

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  • Saggio
    Intervento sulla World History
    di Marco Meriggi

    L'articolo illustra alcune caratteristiche della new World History e ne esamina le potenzialità ai fini di una narrazione storica capace di varcare i limiti dell'eurocentrismo e di contribuire a una ricostruzione innovativa della stessa storia europea dell'età moderna. L'autore si interroga poi a proposito delle ragioni che hanno reso difficile – fino a questo momento – la partecipazione della storiografia italiana alla new World History. Egli suggerisce, infine, che anche la storia italiana può essere proficuamente tematizzata in una prospettiva globale.



    The article elucidates the main features of the so called New World History and examines how the global scale can develop an original historical narrative of the Modern Age, beyond the borders of the traditional west-oriented perspective and of its conceptual categories. The author considers, then, the material and cultural reasons which have partially hampered – until now – the participation of the Italian historical writing to the new World History. Finally, he suggests that even the Italian history could be fruitfully approached in global terms.

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  • Saggio
    Ai confini del mondo: la presenza islamica nell'Oceano Atlantico tra tardo medioevo e prima età moderna
    di Alessandro Vanoli

    La storia della conquista del Nuovo Mondo è stata raccontata secondo diverse prospettive. I recenti studi focalizzati sul punto di vista ebraico, arabo e turco hanno mostrato come la scoperta dell'area atlantica nella prima età moderna è più ricca e complessa, di quanto già immaginato. La storia dell'islam nelle Americhe offre un importante esempio di questa ricchezza, proponendo nuove interessanti informazioni e questioni storiografiche.



    The story of the Conquest of the New World has been told from different perspectives. The recent studies focused on Jew, Arab and Turk point of view have shown how the discovery of Atlantic area in the Early Modern Age is richer and more complex than previously imagined. The history of Islam in the Americas is an important example of this richness, proposing new interesting historiographical information and issues.

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  • Dibattito
    Il patrimonio e le sfide di una storia interconnessa
    A proposito del libro di T. Montanari, Istruzioni per l'uso del futuro. Il patrimonio culturale e la democrazia che verrà (Minimum Fax, 2014)
    di Maria Pia Donato

    In Italia, "la storia si manifesta alle nuove generazioni nella straordinaria sedimentazione di civiltà e di società leggibile nelle città, piccole o grandi che siano, nel paesaggio, nelle migliaia di siti archeologici, nelle collezioni d'arte, negli archivi, nelle manifestazioni tradizionali che investono insieme lingua, musica, architettura, arti visive, manifatture, cultura alimentare e che entrano nella vita quotidiana. La Costituzione stessa, all'articolo 9, impegna tutti, e dunque in particolare la scuola, nel compito di tutelare questo patrimonio". Il brano citato non è tratto dal nuovo libro di Tomaso Montanari, Istruzioni per l'uso del futuro, né da suoi scritti precedenti come Costituzione incompiuta, bensì dalle Indicazioni ministeriali del 2012 per la scuola primaria, nel capitolo dedicato alla storia, preambolo su Il senso dell'insegnamento della storia. Ed è anche il motivo per cui vale la pena soffermarsi sul saggio di uno storico dell'arte come Montanari che normalmente, anche per il suo taglio prettamente pubblicistico, esulerebbe dagli interessi di una rivista di storia, e per di più su temi che hanno accumulato un'abbondante bibliografia scientifica.

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  • Recensione (discussione)
    Amare da morire
    di Francesco Saverio Trincia

    Ancora una volta viene dal grande cinema (Amour di Michael Heneke, 2012) la non arrestabile ripresentazione, la ripetizione non evitabile della domanda sulla terribile presenza dell'eutanasia (si potrebbe parlare dell'offrirsi, del mortale porgersi dell'eutanasia) sulla soglia di vite destinate a finire senza alcuna speranza di una ripresa, di una qualche resistenza all'avanzare della morte, di una inconcepibile guarigione.

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  • Recensione (discussione)
    Proposte interpretative del paradigma tridentino di Paolo Prodi
    di Gian Luca D'Errico

    Il presente contributo vuole mettere in evidenza la rilettura di Paolo Prodi del paradigma tridentino e di tutte le sue componenti nella modernità. L'intento è stato quello di focalizzare le diverse istanze di riforma della Chiesa, il cambiamento culturale e le mutazioni istituzionali verificatesi nella storia dell'occidente cristiano, discusse a Trento con piena consapevolezza, che hanno accompagnato il cammino dell'umanità fino ai nostri giorni, dando vita a una tensione non ancora del tutto esaurita.

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  • Saggio
    La misteriosa morte del cardinale Merry Del Val dalle carte della polizia politica fascista
    di Alessandro Visani

    Sdraiato sul letto di una sala operatoria per sottoporsi ad un banale intervento di appendicite, un potente cardinale muore inaspettatamente sotto gli occhi di un chirurgo di chiara fama e dei suoi assistenti, tra cui uno dei medici personali del papa. Pochi mesi più tardil'anestesista scompare suicida in circostanze misteriose. Sull'intero episodio viene immediatamente calato un velo di silenzio impenetrabile destinato a resistere per ottant'anni.

    Siamo nella Roma fascista degli anni Trenta e il nome del cardinale è di quelli importanti: Rafael Merry Del Val.

    Quando si cercano notizie sul famoso cardinale, nelle enciclopedie, dizionari e persino nel web i particolari della morte vanno dalla laconica informazione di luogo e data (Roma, 26 febbraio 1930) all'aggiunta di alcuni dettagli sul come ai quali non segue mai una spiegazione approfondita: "improvvisamente", "durante un'operazione", a "causa di una appendicite", "repentinamente".

    Questo breve saggio spiega, grazie a documenti mai usati prima, cosa veramente è successo.

    This is an essay on Cardinal Merry Del Val, whose death is mysterious. In all the dictionaries and histories of Catholicism he is "suddenly died". It sounds like a "spy story" but the truth is clear from the documents of the fascist political police. This is the first time that the story is told through unpublished documents.

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  • Saggio
    La fabbrica dei falsi ovvero la fantastoria templare della sindone di Torino
    di Luigi Canetti

    La discussione di un libro recente di Andrea Nicolotti offre un'importante occasione per esaminare i procedimenti argomentativi della cosiddetta sindonologia e per riflettere sulla preoccupante tendenza di autori, editori e mass media a recepire e diffondere tra il grande pubblico clamorose falsificazioni di documenti e arbitrarie ricostruzioni di presunti avvenimenti storici. In particolare, alla luce delle preziose analisi svolte da Nicolotti, vengono qui esaminati i tentativi recenti di accreditare due tesi, che ad un esame approfondito si rivelano completamente infondate: la prima sostiene l'identificazione tra la Sindone di Torino ‒ la cui esistenza non è storicamente documentabile anteriormente alla seconda metà del secolo XIV ‒ e il famoso Mandylion conservato a Edessa e trasferito nel 944 a Costantinopoli; la seconda, basandosi sulla prima, vorrebbe provare che i Templari, nella seconda metà del Duecento, vennero in possesso del prezioso sudario di Gesù, giunto in Occidente dopo essere stato trafugato dai crociati durante il saccheggio della capitale bizantina, nel 1204. Il corollario di questo assurdo castello di ipotesi è che il misterioso idolo che alcuni Templari, sotto tortura, durante i processi del 1307, confessarono di adorare nelle loro cerimonie iniziatiche, altro non era che il lenzuolo funebre di Gesù Nazareno, giunto nel 1578 a Torino e lì tuttora conservato.



    The presentation of a recent book by Andrea Nicolotti provides a valuable opportunity to examine the procedures of so-called sindonology. In turn, this is the chance to reflect upon a recent, worrying trend by authors, publishers and mass media, who popularise documentary forgeries and arbitrary reconstructions of fictitious historical events. Nicolotti's book develops his useful analyses to examine recent attempts to corroborate two theses, which turn out to be completely unfounded on close examination. The first claims the identification of the Shroud of Turin ‒ whose existence cannot be historically documented before the second half of the XIVth century – and the famous Mandylion, preserved in Edessa and transferred to Constantinople in 944. The second, building upon the first one, aims to demonstrate the acquisition of Jesus' Shroud by the Templars in the second half of the XIIIth century, after it had reached the West as crusaders's spoil stolen during the pillage of the Byzantine capital in 1204. Consequent to this absurd build-up of hypotheses, the mysterious idol, which some Templars under torture during their trial in 1307 confessed to worship in their initiation ceremonies, would be nothing but the burial sheet of Jesus of Nazareth, which has been brought to Turin in 1578 and is still preserved there today.

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  • Saggio
    La crociata del "signum fusteum". Note su alcune critiche al libro I Templari e la sindone di Cristo
    di Barbara Frale

    L'uscita del libro di Barbara Frale, I Templari e la sindone di Cristo, Il Mulino, Bologna 2009, ha suscitato il plauso del pubblico e della stampa, ma anche accese polemiche.

    La risposta a queste ultime da parte dell'autrice del volume, è intesa a fornire nuovi elementi al dibattito storiografico e si sofferma, in particolare, sulle critiche alla presunta forzatura nella lettura di due parole abbreviate - il gruppo signu- fusteu- (o fusten-) - presenti nel documento che contiene l'interrogatorio condotto sui Templari imprigionati a Carcassonne.

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  • Saggio
    Quale l'antigrafo e quale l'apografo? Giovanni Aquilanti e Barbara Frale, Mysterium Baphometis revelatum
    di Andrea Nicolotti

    Mentre a Torino per l'ostensione della sindone è previsto l'afflusso di due milioni di visitatori, le librerie si affollano di pubblicazioni dedicate alla famosa reliquia. Tra essi, due volumi dovuti a Barbara Frale, che tentano di dimostrare storicamente la presenza del lino nella Gerusalemme del I secolo e nella Francia del XIII in mano ai Templari. Nel presente contributo si prende in esame un articolo pubblicato sull'argomento da Giovanni Aquilanti, molto probabilmente lo pseudonimo che Barbara Frale ha scelto di utilizzare per difendersi dalle critiche che le sue tesi hanno suscitato.

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  • Recensione
    La riscoperta della strage di Sant'Anna di Stazzema
    di Toni Rovatti

    Il film di Spike Lee Miracolo a Sant'Anna riporta alla luce la storia del massacro di Sant'Anna di Stazzema (2 agosto 1944) rimasta fino a qualche anno fa pressoché dimenticata, cancellata dalla memoria nazionale e relegata, insieme alla sua comunità superstite, in un oblio intoccabile.


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