Fra Girolamo Asteo da Pordenone, inquisitore di Aquileia e Concordia (1598-1608): i problemi della ricerca

Il mio intervento è collocato all’inizio di un pomeriggio, dedicato a Domenico Scandella detto Menocchio, il mugnaio vissuto a Montereale Valcellina e morto sul rogo nella piazza di Portogruaro nel 1599. A partire dal libro di Carlo Ginzburg, uscito nel 1976, su di lui e sulla sua storia sono stati scritti saggi molto conosciuti, mentre meno note sono forse le pièces teatrali che si sono ispirate a tali vicende. La prima, Zitto, Menocchio, risale al 1996: fu presentata al Mittelfest ( un festival di prosa, musica, danza, poesia, arti visive e marionette dei paesi della mitteleuropa, che si svolge dal 1991 nel mese di luglio a Cividale del Friuli) e il testo di Renato Gabrielli venne interpretato da Massimo Somaglino e dal pupazzo di Zlatko Bourek.. Nel 2000, sempre al Mittelfest, fu presentato Il formaggio e i vermi per la regia di Giorgio Pressburger e l’interpretazione di Roberto Herlizka; nel 2007 Tommaso Pitta propose il suo Domenico Scandella detto Menocchio. I processi dell’Inquisizione 1583-1599. Nel 2016 a Verona è stato presentato Osteria Menocchio (interrogatus respundit: desiderava che fusse uno mondo novo), testo di Andrea Bendazzoli per la regia di Andrea Pellizzari. Poco conosciuto perché recentissimo è indubbiamente l’ultimo lavoro ispirato alla vita del mugnaio friulano, Menocchio, si tratta di un’opera lirica, libretto di Francesca Tuscano, partitura del maestro Renato Miani, regia di Ivan Stefanutti, presentata al pubblico al Mittelfest del 2016.