A proposito di “Fratelli d’Italia. Riformatori italiani nel Cinquecento”

Il saggio analizza Fratelli d’Italia, lo studio curato da Mario Biagioni, Matteo Duni e Lucia Felici, che esplora il mondo della dissidenza religiosa dell’Italia del Cinquecento. Proponendo le biografie di molti dei più importanti esponenti della Riforma Italiana (come quelle di Lelio e Fausto Sozzini, Francesco Pucci, Giorgio Siculo, Emanuele Tremellio, Giacomo Aconcio, Bernardino Ochino, Marcantonio Flaminio, Sebastiano Castellione, etc.) lo studio mostra come le loro idee religiose contrastavano sia il punto di vista della Chiesa Cattolica sia con quello delle Chiese Protestanti istituzionalizzate. Da un lato, i riformatori italiani erano soliti dissimulare la loro peculiare prospettiva religiosa per evitare l’accusa di eresia. Dall’altro, essi trasferirono la dissimulazione dal piano dei comportamenti a quello della scrittura per aggirare la censura esercitata dalle Chiese istituzionalizzate.

Inoltre, i riformatori italiani erano inspirati da una prospettiva profetica e credevano in una radicale riforma politica e religiosa della società del loro tempo. Proprio in virtù di questa istanze profetiche essi svilupparono una attitudine di aperta discussione e di scambio culturale con il mondo ebraico. Mentre, al contrario, le chiese istituionali condannarono tale pratica, adottando un orientamento antigiudaico. Pertanto, l’apertura verso la cultura ebraica divenne sinonimo di eresia come documentato dall’accusa di giudaismo ed eresia formulata a carico di Fausto Sozzini dall’Inquisione Romana.

The essay analyzes the study Fratelli d’Italia edited by Mario Biagioni Matteo Duni and Lucia Felici, which explores the world of the Italian religious dissent of the Sixteenth century. Proposing a series of individual biographies of the most significant Italian reformers (such as those of Lelio Sozzini, Fausto Sozzini, Francesco Pucci, Giorgio Siculo, Emanuele Tremellio, Giacomo Aconcio, Bernardino Ochino, Marcantonio Flaminio, Sebastiano Castellione, etc.) the study shows how their religious ideas disagreed with the point of view both of Catholic and Protestant institunalized Churches. From the one hand, the Italian reformers used to conceal their peculiar religious perspective in order to avoid the accuse of heresy. From the other hand, they transferred the concealment from the behaviour to the writing in order to overcome the censorship exercised by the institutionalized Churches.

Moreover, the Italian reformers were inspired by a prophetic perspective and believed in the religious and political radical reform of their society. Guided by this prophetic ideas, they also developed an attitude of open discussion and cultural exchange with the Jewish world. On the contrary, The Catholic and Protestant institutionalized Churches condemned this practice, adopting an anti-jewish orientation. Therefore, the openmindedness for jewish culture became a synonym of heresy as documented by the accusation of judaism and heresy made by the Roman Inquisition to Fausto Sozzini.

Particolarmente pregnante appare innanzitutto il titolo del volume curato da Lucia Felici, Matteo Duni e Mario Biagioni. “Fratelli d’Italia” è una espressione utilizzata dai seguaci italiani del movimento riformatore del Cinquecento, ad esempio da Pier Paolo Vergerio, per indicare la fraternità in Cristo. Ma è anche, come è ben noto, l’espressione che circola nel Risorgimento italiano a indicare l’unità della patria che si voleva costruire. E infatti, nella premessa al volume, i curatori esplicitano tale nesso nel momento in cui asseriscono di avere voluto riportare a una luce più vivida e a una conoscenza più diffusa un capitolo della storia italiana e europea poco noto, se non agli specialisti, e di volerlo fare proprio in occasione della celebrazione dei centocinquanta anni dell’unità.