Christianisme sans l’être, ou de l’orthodoxie. Il silenzio degli angeli che canta l’esinanizione del figlio di Dio

Nel 1998 Olivier Mille e Jean-François Colosimo (che poi ne ha tratto un testo/diario dallo stesso titolo, edito anche in Italia presso i tipi di Jaca Book) hanno girato un affascinante docufilm sulla mistica ed il canto nel cristianesimo ortodosso: Le silence des anges. Terres et voix de l’orient orthodoxe.

Le silence des anges è un viaggio attraverso le musiche, i santuari, le liturgie, gli inni, ma soprattutto le voci e i canti del cristianesimo ortodosso (d’ora in avanti ortodossia). Partendo dalle lande di Kiji sul Mar Bianco e passando per Aleppo, Lalibela, il Cairo, Alessandria, Atene, Patmos, per quindi tornare in Russia, a Mosca, Mille ci mostra le meraviglie della spiritualità filocalica ortodossa (cioè di una spiritualità “amante della bellezza”).

Il film di Mille/Colosimo riesce a mostrare come il cristianesimo ortodosso sia un fenomeno ben più complesso di quello che l’aneddotica occidentale talvolta vuole lasciare intendere. Solitamente, al solo sentire pronunciare il termine ortodossia si pensa al segno della croce tracciato da destra a sinistra, alla liturgia lunga e particolare (della quale, però, ben poco si sa), al culto delle icone, ad una visione del cristianesimo che viene tacciata di essere tradizionalista, immobilista e conservatrice; soprattutto, il mito più pervicace è quello secondo il quale l’ortodossia sarebbe da sempre compromessa con il potere statale; questione di estrema complessità (a Bisanzio l’autorità sulla chiesa del basileus è stata periodicamente contestata dal clero ortodosso e da molti Padri della Chiesa), e che peraltro nasconde quella verità per la quale, quantomeno nella Russia moderna, tale propensione alla sudditanza al potere è stato fenomeno importato ed accentuato con l’ingresso dell’illuminismo/razionalismo occidentale.