Attali Jacques – Bonvicini Stéphanie, Amori. Storia del rapporto uomo-donna, Fazi, 2008

Può risultare insolito che un economista scriva un libro sull’amore, ma se si tratta di Jacques Attali, che gode fama di personaggio erudito ed eclettico, la cosa non sembra sorprendere più di tanto. La sua Storia del rapporto uomo-donna si inserisce, del resto, nel prospero filone di pubblicazioni relative al tema della monogamia e della poligamia, che si avvalgono dei risultati conseguiti negli ultimi decenni dalle scienze dell’uomo e dalla zoologia comparata.

Può risultare insolito che un economista scriva un libro sull’amore, ma se si tratta di Jacques Attali, che gode fama di personaggio erudito ed eclettico, la cosa non sembra sorprendere più di tanto. La sua Storia del rapporto uomo-donna si inserisce, del resto, nel prospero filone di pubblicazioni relative al tema della monogamia e della poligamia, che si avvalgono dei risultati conseguiti negli ultimi decenni dalle scienze dell’uomo e dalla zoologia comparata. Così, partendo dai primordi dell’esistenza, Attali analizza l’evolversi delle relazioni sessuali e affettive tra gli esseri viventi nel corso dei millenni, ma lo fa unicamente per dimostrarci che il futuro è nel segno del «poliamore». Come altri prima di lui – tra cui la coppia di studiosi David Barash e Judith Lipton – lo scrittore francese sostiene che la monogamia non appartiene ad alcuna specie, tanto meno all’umanità che, infatti, ha praticato e continua a praticare ampiamente anche la poligamia (in entrambe le sue varianti: la poliandria e la poliginia), nonché l’omosessualità e la bisessualità. Certamente il genere umano, sin dalle sue prime forme di organizzazione, ha cercato di regolare i rapporti tra i sessi: ritualizzandoli progressivamente, imponendo una serie di tabù e finalizzandoli alla conservazione della specie e alla trasmissione del patrimonio. Proprio perché i legami sono divenuti con il tempo sempre più controllati dalla religione e dalla società, alcuni riti o feste come il carnevale – e, ai nostri giorni, l’universo parallelo di internet – hanno rappresentato le agognate occasioni in cui poter infrangere divieti e superare inibizioni, per darsi alla promiscuità. Allo stesso modo, la letteratura amorosa – oggi diremmo i romanzi rosa, ma anche certa produzione televisiva e cinematografica – ha offerto l’illusione di poter evadere momentaneamente dalla realtà per rifugiarsi in un mondo di fantasia, dove i rapporti potessero essere vissuti intensamente e senza restrizioni. Come dire: il diritto all’amore o al puro godimento dei sensi è naturale, sacrosanto e destinato a prevalere in qualunque modo. Ogni volta che gli individui sono stati costretti a omologarsi a un modello comportamentale, si è manifestato un potente desiderio di emancipazione (con relative infrazioni della norma e rivendicazioni) che ha spesso condotto a una graduale liberalizzazione dei costumi. Secondo Attali, quindi, il cattolicesimo prima e unica religione ad aver costituito un imperativo imprescindibile di «fedeltà totale e relazioni irreversibili» tra due compagni eterosessuali, avrebbe fallito nel tentativo di imporre il proprio controllo sulla collettività. E sarebbero ugualmente andate incontro al fallimento le politiche matrimoniali perseguite dai ceti più abbienti (specialmente in Occidente a partire dal Medioevo), contemplanti unioni forzate che nulla avevano a che vedere con il sentimento, ma erano dettate unicamente da ragioni economiche e dalla ricerca di prestigio. Sulla base di queste constatazioni, l’autore di Breve storia del futuro ci prospetta un nuovo scenario in cui uomini e donne – privati dall’ «assillo della riproduzione» come da altre esigenze pratiche, e tesi soltanto alla soddisfazione del proprio piacere – saranno finalmente liberi di amarsi alla pari, intrecceranno relazioni plurime e simultanee, e le vivranno alla luce del sole senza più ipocrisie, condizionamenti o sensi di colpa. Uno scenario seducente, che però appare ancora molto lontano dal realizzarsi. Sebbene la parità tra i sessi abbia fatto notevoli passi avanti, resiste diffusamente una visione androcentrica per cui la donna continua a essere relegata in una posizione subalterna e, specie in alcune culture, a essere considerata unicamente alla stregua di un «bene fertile». Che poi il Cristianesimo abbia fallito completamente, nell’inculcare una certa forma mentis, non è del tutto esatto e la riprova sta nella maniera in cui alcune pratiche sessuali vengono tuttora percepite come profondamente scandalose e deprecabili. Inoltre, anche Attali è costretto ad ammettere che le donne continueranno, loro malgrado, a essere sopraffatte dagli uomini – e i ripetuti fenomeni di violenza e discriminazione odierni sembrano lasciarlo presagire – mentre le forze conservatrici, ivi comprese le Chiese, si opporranno tenacemente al cambiamento. Tuttavia, egli sostiene con fiducia che, alla fine, la libertà e la dignità individuali prevarranno, insieme alla possibilità di amarsi senza più impedimento alcuno. Certo si potrebbe obiettare che la sua sia una visione utopistica, esposta per giunta con una certa faziosità: la questione della monogamia, infatti, viene liquidata sostenendo che si tratti principalmente di una costruzione sociale e che in natura se ne trovino poche testimonianze. Nondimeno ve ne sono e di sorprendenti: ad esempio, i rapporti a due – esclusivi e duraturi – che instaurano tra loro i pipistrelli. Inoltre, alcune ricerche condotte dall’Associazione Nazionale di Scienze hanno provato che tanto la propensione alla monogamia quanto quella alla poligamia sono correlate alla variante genetica AVPR1A e quindi naturali e istintive. Invece lo studioso Achille Della Ragione è ricorso al concetto di “armonia percentuale” – ossia la corrispondenza numerica – tra maschi e femmine nell’età fertile, per dimostrare che tale «postulato biologico è alla base della monogamia della nostra specie», contraddicendo la tesi per cui lo scambio dei partner risponderebbe meglio alle nostre inclinazioni o alle esigenze riproduttive. Eppure la visione di Attali è innegabilmente dotata di un suo fondamento etico: per l’inalienabile volontà, che ogni individuo possiede, di andare oltre se stesso e i propri limiti, egli afferma che le relazioni – siano esse monogame o poligame, omosessuali o bisessuali, soltanto fisiche o sentimentali – un domani saranno vissute per libera scelta all’insegna della «trasparenza» e del «rispetto» reciproci, spogliate dei pregiudizi e delle restrizioni da cui sono inficiate oggi. L’amore, a ben guardare, è restituito alla sua trascendenza.