Ripensando la mia Storia. Le ragioni di un percorso #5

Bram Stoker’s Dracula

Bram Stoker’s Dracula è un film del 1992 prodotto e diretto da Francis Ford Coppola, tratto dal romanzo Dracula dello scrittore irlandese Bram Stoker. Il film, nonostante presenti alcune divergenze, rappresenta la versione cinematografica più fedele al romanzo. In particolare riporta il messaggio fondamentale che Bram Stoker voleva trasmettere al suo pubblico di lettori. Dracula è un individuo che ha bisogno di sangue dove sangue significa aristocrazia e Dracula è l’ultimo aristocratico. Egli ha rarefatto le sue esigenze, e quelle della sua casa e del suo lignaggio, al punto di non avere più alcuna necessità di un sistema di scambio o di sostentamento fuorché del sangue. Defraudato del suo diritto al dominio effettivo, il suo potere si esercita nella pura e semplice sopravvivenza, cioè della sopravvivenza dei morti. Con la scomparsa di poteri aristocratici reali, il protagonista si vestirà di capacità soprannaturali, esercitate di notte invece che nel pieno giorno dei leggendari scontri feudali. È un “non morto” perché il desiderio non muore mai, il soddisfacimento non fa che spostare le sue voglie verso altri obiettivi: per Dracula come per l’inconscio non c’è una soddisfazione finale, poiché il desiderio è la sua stessa natura. Uno degli aspetti del decadentismo ottocentesco traspare nella continua dialettica di attrazione e repulsione che caratterizzava il rapporto tra la classe media dominante e il suo predecessore “non morto”. Egli rappresenta una figura fondamentalmente antiborghese: è un furioso individualista, elegante, maestro dell’arte della seduzione, cinico, esente dai codici morali predominanti, dal punto di vista della borghesia Dracula è infatti la rappresentazione della perversione e del sadismo. Viene sconfitto dalle forze associate della scienza, del razionalismo e del conformismo etico. Van Helsing e i suoi compagni lo sconfiggono al modo giusto, con il duro lavoro e la diligente applicazione, le armi di una classe che ha di che vivere della propria attività rispetto a quella a cui appartiene Dracula. I rapporti fra vampiro e sogno sono molto forti: sono entrambi fenomeni notturni che svaniscono alla luce del giorno, entrambi sono considerati nei sistemi mitologici come fisicamente debilitanti, entrambi promettono, e magari offrono, un impensabile piacere che può reggere al tocco della realtà. Inoltre il vampiro, come il sogno, può fornire una rappresentazione della liberazione sessuale in extremis, dell’appagamento in punto di morte. La questione del potere è centrale: per la vittima il vampiro sembra onnipotente, irresistibile, ipnotico, eppure ciò può essere anche visto come un trasferimento di responsabilità, infatti non c’è alcuna colpa a sottomettersi all’inevitabile. La figura del vampiro affonda nel fluido originale dell’inconscio, assalito da sensazioni che si può solo descrivere come contradditorie, “dolci” e “amare”, il suo corpo e la sua anima si separano allorché essa rinuncia alla responsabilità della sua situazione. Dracula, l’inconscio, prende i peccati del mondo sulle sue spalle perché la sua esistenza, e l’acquiescenza delle sue vittime, dimostrano i limiti della volontà morale.

Sia l’opera letteraria che quella cinematografica mi hanno trasmesso fin dall’infanzia un particolare interesse per la figura del vampiro. Questo interesse si è concretizzato, quasi per caso, nel lavoro di ricerca che ha portato all’elaborazione della mia tesi di Laurea magistrale in Scienze Storiche e Orientalistiche dell’Università di Bologna intitolata “Indagine sull’epidemia di vampirismo in Europa”. Un percorso che mi ha portato alla scoperta delle origini del mito del vampiro al fine di spiegare il fenomeno noto come “epidemia di vampirismo” che interessò l’Europa nella prima metà del XVIII secolo.