Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda II

La prima parte di questo saggio, Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda I è stata pubblicata nel n° 25/2017

 

In effetti, il 4 marzo il filosofo informò Parini e l’Istituto Interuniversitario Italiano di aver ricevuto dall’università di Berlino un invito (allegato alla sua comunicazione in copia conforme) a tenere per maggio o giugno una conferenza sulla razza italiana, da lui definita «di propaganda per la stirpe italiana all’estero», specificando che si sarebbe svolta «nello stesso senso delle mie recenti dichiarazioni all’Angriff». E successivamente il 17 marzo comunicò sempre a Parini che in quello stesso giorno avevano inizio nell’Istituto di cui era direttore i «corsi speciali accelerati di lingua e cultura italiana» per quaranta membri della Hitlerjugend in seguito agli accordi da lui stesso presi con l’organizzazione nazista.

Il 9 aprile Cogni fu informato dalla D.G.I.E. che il Ministero degli Affari Esteri aveva «preso buona nota della istituzione di un corso di lingua italiana per la Gioventù Hitleriana».

Ma, appunto, a quella data si erano già verificati alcuni autorevoli interventi sul filosofo per porre dei confini alla sua attività razzista, al fine di evitare che assumesse un carattere politico (ma senza rinunciare in alcun modo alla trattazione e alla propaganda del razzismo italiano) e per ricondurla, in fondo, alla sfera dell’iniziativa personale.

Il 12 marzo infatti l’ambasciatore a Berlino Attolico aveva scritto una lettera personale a Ciano, mostrando questa volta preoccupazione per quanto pubblicamente affermato da Cogni: proprio quel giorno il console Silenzi aveva richiamato la sua attenzione sull’intervista che il docente senese aveva rilasciato per l’«Angriff», già segnalata, ma senza critiche, a fine febbraio dallo stesso Attolico.

Allegandone la traduzione completa l’ambasciatore segnalava, oltre a «qualche millanteria nella “presentazione” dell’autore», soprattutto le sue «affermazioni di principio molto azzardate, la cui rispondenza ai fatti e all’ideologia fascista è per lo meno discutibile»; censurava il fatto, ritenuto di «dubbio gusto» che Cogni avesse affermato «che le sue idee hanno “l’appoggio dei Capi (anzi meglio “menti direttive”) del Fascismo»; mostrava infine preoccupazione per le nuove interviste che, aveva appreso da Silenzi, il filosofo si apprestava a rilasciare e ciò per due motivi: l’argomento e l’operazione culturale «in un ambiente come la Germania» potevano prestarsi «a malintesi e speculazioni in tutti i campi» e ciò «in un momento in cui la lotta religiosa attraversa qui la fase forse più acuta e delicata».