Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda I

I testi, editi e soprattutto inediti, che qui vengono presentati riguardano una parte importante della vicenda di Giulio Cogni tra il 1936 e il 1937 e si riferiscono in particolare alle sue pubblicazioni in Italia con le conseguenti polemiche che queste scatenarono, alla sua attività svolta all’estero e ai suoi rapporti con le autorità fasciste sul tema del razzismo. Allo stesso tempo essi contribuiscono in maniera rilevante a ricostruire la storia dello sviluppo del razzismo italiano nel periodo fascista.

Già nel luglio 1936, quando Cogni era tornato in Italia dalla Francia e al Ministero degli Esteri si assumeva la decisione del suo trasferimento ad Amburgo, la Direzione Generale per il Servizio della Stampa Italiana del Ministero per la Stampa e la Propaganda redigeva un appunto per il Ministro Alfieri, al quale il filosofo toscano aveva evidentemente spedito l’estratto della sua pubblicazione su Rosenberg del 1934 insieme a una lettera.

Con questo gesto Cogni chiedeva il sostegno del neo ministro per il suo progetto di creazione di un razzismo italiano che si sarebbe dovuto realizzare anzitutto con il suo volume Il Razzismo, da lui qualificato come «una vera tromba di riscossa del nostro sangue, con profonde conseguenze teoriche e di propaganda per il prestigio e l’esaltazione razziale del sangue latino, romano»; in secondo luogo con la diffusione delle sue teorie sui più importanti quotidiani.

Nella descrizione del contenuto della pubblicazione di Cogni e della sua teoria razzista, l’estensore dell’appunto coglieva l’opposizione dello studioso senese al materialismo e positivismo, il suo tentativo di conferire alla nozione di razza — senza rinunciare all’elemento biologico — un significato spirituale e religioso e di sganciare la religione del sangue nordica dal nazionalismo tedesco per includervi il popolo italiano in funzione antisemita, antiafricana e antislava.

Indicava quindi una serie di ragioni politiche e culturali sulla base delle quali riteneva inopportuno rispondere positivamente alla richiesta di Cogni.