«È lo studio della Storia l’antidoto alla barbarie»: intervista alla Senatrice a vita Liliana Segre

Gentile Senatrice Segre, a distanza di 80 anni dalla promulgazione delle leggi razziali, è ancora fortemente presente nello spazio pubblico un discorso che tende a definire il regime fascista italiano come una dittatura “dal volto umano”, artefice di una politica sostanzialmente positiva (“ha fatto molte cose buone” è la frase più ricorrente), almeno fino all’esito disastroso della guerra. Cosa si sente di rispondere a simili affermazioni?

Ci vuole del talento a definire il ventennio fascista un regime dal volto umano. Basta intendersi sui termini. Cosa c’è di umano nel cancellare/sospendere le libertà personali, civili e politiche; nella soppressione dello spazio pubblico. Nella distruzione della sfera politica? Quale tipo di sentimento si sia celato dietro l’attacco frontale ad un impianto che, bene o male funzionava da mezzo secolo è tristemente noto. Le leggi razziste sono il frutto avvelenato di una stagione di pensiero che ha una data d’origine: 10 giugno 1924, il delitto Matteotti. Lo squadrismo fascista ha avuto modo di “allenarsi”. Recentemente il Senato ha ricordato con un bel convegno Vittorio Foa (antifascista, costituente, sindacalista e Senatore); una delle frasi più ricorrenti del mio illustre collega (a proposito di questi anni terribili) suonava più o meno così: «Quando governavate voi quelli come noi stavano in galera, ora che governiamo noi quelli come voi siedono in Parlamento». Il fascismo è stato brutale ed assassino; come spesso ripeto, l’inchiostro della firma delle leggi razziste è un filo nero che da San Rossore conduceva direttamente ad Auschwitz.

Le testimonianze sulla Shoah si accumulano da settant’anni. Esse costituiscono una fonte importantissima per lo storico di oggi e di domani. In anni recenti si sono intensificati gli studi non solo su quanto riportato dai testimoni, ma anche sulla “storia delle testimonianze”, ovvero su come esse sono cambiate nel corso del tempo. In cosa secondo lei la testimonianza di chi ha raccontato la propria esperienza negli anni Cinquanta o Sessanta puó differire da quella degli ultimi detentori del ricordo di quegli eventi ancora in vita oggi?

Per un’analisi storica del significato della testimonianza, temo, si dovrà attendere ancora un po’. Come spesso ripeto il “dopo di noi” potrebbe tradursi in poche righe sui libri di storia. […]