Alfa Romeo Ascesa e declino di un mito italiano: appunti per una storia da scrivere

Dagli anni Cinquanta ai Settanta le automobili Alfa Romeo non avevano rivali. Il primato tecnologico di vetture quali la prima Giulietta, la Giulia, l’Alfetta era un fatto indiscutibile. L’intera vicenda della fabbrica milanese (allora proprietà dello Stato) si intreccia con alcuni momenti chiave della storia italiana: la ricostruzione, il talento di una generazione uscita dalla guerra e alla ricerca di riscatto, il boom economico, la motorizzazione di massa, gli anni Sessanta e poi ancora le lotte sindacali, la contrapposizione spesso violenta tra padroni e operai (come si usava dire al tempo), l’ingerenza della politica nelle scelte dirigenziali.

In questi trent’anni di storia dell’Alfa Romeo è possibile individuare momenti importanti che vanno certo al di là di una specifica esperienza industriale. L’analisi delle premesse che hanno reso possibile il primato di un’azienda statale che sembrava destinata alla chiusura nell’immediato secondo dopoguerra (e che invece è stata capace di lasciare un’impronta indelebile) meriterebbe di essere vagliata a fondo. Al contrario, questa storia è stata scritta solo in maniera frammentaria o relegata ad una ricca pubblicistica per appassionati del prodotto Alfa Romeo, delle sue splendide vetture ancora oggi nel cuore di generazioni di italiani, ma nulla di più.

La vicenda dell’Alfa non è solo una questione di auto: è la cartina tornasole con la quale misurare le ragioni di un’ascesa e i motivi del declino dell’intero sistema Italia.

Dagli anni Cinquanta ai Settanta le automobili Alfa Romeo non avevano rivali. Il primato tecnologico di vetture quali la prima Giulietta, la Giulia, l’Alfetta era un fatto indiscutibile. L’intera vicenda della fabbrica milanese (allora proprietà dello Stato) si intreccia con alcuni momenti chiave della storia italiana: la ricostruzione, il talento di una generazione uscita dalla guerra e alla ricerca di riscatto, il boom economico, la motorizzazione di massa, gli anni Sessanta e poi ancora le lotte sindacali, la contrapposizione spesso violenta tra padroni e operai (come si usava dire al tempo), l’ingerenza della politica nelle scelte dirigenziali.

In questi trent’anni di storia dell’Alfa Romeo è possibile individuare momenti importanti che vanno certo al di là di una specifica esperienza industriale. L’analisi delle premesse che hanno reso possibile il primato di un’azienda statale che sembrava destinata alla chiusura nell’immediato secondo dopoguerra (e che invece è stata capace di lasciare un’impronta indelebile) meriterebbe di essere vagliata a fondo. Al contrario, questa storia è stata scritta solo in maniera frammentaria o relegata ad una ricca pubblicistica per appassionati del prodotto Alfa Romeo, delle sue splendide vetture ancora oggi nel cuore di generazioni di italiani, ma nulla di più.

La vicenda dell’Alfa non è solo una questione di auto: è la cartina tornasole con la quale misurare le ragioni di un’ascesa e i motivi del declino dell’intero sistema Italia. Indagare sui momenti di tale parabola porta a confrontarsi con gli snodi cruciali e determinanti di un pezzo della storia italiana del Novecento. Il fatto che tale indagine vada a toccare nervi sensibili (dal dominio democristiano alla politica sindacale) e abbia tra i protagonisti principali uomini ancora oggi in vita è probabilmente la ragione primaria per spiegare come mai, salvo qualche rara eccezione di stampo giornalistico, nessuno abbia sino ad ora affrontato storicamente il tema traendone le dovute conclusioni.