Il 1 settembre 1939 le Forze armate tedesche invadono la Polonia, dando inizio alla Seconda Guerra Mondiale, il documentario di Arte.tv che oggi vi proponiamo ricostruisce tale episodio storico ponendo l’accento sulla efferatezza dell’operazione bellica la cui ferocia si riversò sui militari e sulla popolazione civile polacca.
Attraverso una efficace resa visiva, dato che il documentario alterna interviste a filmati storici e scene di animazione, si indaga sui motivi per cui la campagna di Polonia, divenne il pretesto per gli aggressori per compiere crudeltà in spregio alle convenzioni belliche internazionali, trasformando i soldati tedeschi in criminali di guerra.
A supporto di queste indagini, il filmato propone le interpretazioni di psicologi, sociologi, storici, tedeschi e polacchi, volti a commentare modelli comportamentali e a contestualizzare storicamente gli avvenimenti, insieme alle testimonianze autobiografiche – lettere e diari – di soldati e ufficiali che con le loro guarnigioni parteciparono fin dai primi giorni all’invasione dei territori.

Una scena del documetario di Arte.tv

Ci si interroga sul motivo di tale violenza perpetrata contro una popolazione inerme: devastazioni di villaggi, incendi, uccisioni di animali, omicidi sommari, umiliazioni e, violenze sulle donne, una costante questa che accomuna molti scenari di zone di guerra e qui rimarcata in numerosi episodi.
Alla base della campagna militare gli autori, giustamente, pongono l’accento sul desiderio di rivalsa della Germania, uscita umiliata dal Trattato di Versailles (1919) nella ridefinizione dei confini orientali a favore della Repubblica Polacca, un desiderio che il nazionalsocialismo seppe abilmente tradurre in sentimenti di odio e di vendetta contro la popolazione del luogo.
“Lo scopo è annientare la Polonia e cancellarne la forza vitale”, annientare dunque le esigenze materiali, culturali e spirituali di un popolo; una logica di conquista micidiale che come sappiamo, si nutrì degli stereotipi razzisti, antisemiti e antislavi rafforzati dalla propaganda nazista; in questo caso, volti ad affermare la superiorità tedesca sui paesi dell’Europa orientale.
Tale feroce determinazione è confermata dalle lettere e dai diari dei militari commentati nel filmato, con alcune eccezioni però.
Infatti, il rifiuto ai metodi di violenza e di disprezzo viene rimarcato con decisione in alcune di queste preziose testimonianze autobiografiche tanto da generare, lo si avverte in alcuni passaggi, sconcerto e disgusto, profonde crepe nel granitico consenso al regime nazista.
Sono pochi gli esempi di soldati che di fronte a una tale ferocia riusciranno a prendere le distanze, affermando all’interno di logiche di cameratismo militare, razzismo e conformismo ideologico una propria autonomia morale che li spingerà ad aiutare la popolazione assediata.