Cronaca del convegno internazionale “Serenissima and Ashkenaz. The Venetian Ghetto in European History and Culture”, Venezia, 5-7 dicembre 2016

A conclusione del cinquecentenario del ghetto di Venezia (1516-2016) tra i giorni 5 e 7 dicembre 2016 presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia (Dorsoduro 1392, Zattere al Pontelungo) si è tenuto il convegno internazionale “Serenissima and Ashkenaz. The Venetian Ghetto in European History and Culture”.
L’evento ideato da Giuseppe Veltri e promosso da diversi enti tedeschi (Verband der Judaisten in Deutschland, Vereinigung für Jüdische Studien, School of Jewish Theology – Universität Potsdam, Zentrum Jüdische Studien Berlin-Brandeburg, Abraham Geiger Kolleg) ha raccolto gli interventi di relatori provenienti da Italia, Germania, Paesi Bassi, Stati Uniti e Israele, suscitando l’interesse del pubblico accorso, tra cui numerosi dottorandi provenienti dalla Germania. Tre le relazioni previste dal programma, assenti quelle di Giulio Busi e Cristiana Facchini.
La prima sessione del convegno è stata presieduta da Donatella Calabi (IUAV, Venezia), la quale ha ricordato in apertura le molte attività e convegni che hanno avuto luogo nella città lagunare nel corso del 2016, come la mostra da lei curata “Venezia, gli ebrei e l’Europa. 1516-2016” (Palazzo Ducale, 19 giugno-13 novembre 2016).
Giuseppe Veltri (Maimonides Centre for Advanced Studies, Amburgo) ha dato poi inizio ai lavori col suo intervento “Why Venice? Exchanging Cultural Space: the Jewish Ghetto and the Italian Academies”, illustrando le ragioni sul perché di un convegno sulle relazioni tra la Serenissima Repubblica ed Ashkenaz (antico toponimo relativo all’area tedesca) e ricordando l’interesse della Wissenschaft des Judentums per Venezia e, più in generale, per l’ebraismo italiano. L’esperienza del ghetto di Venezia per molti aspetti unica sui generis, non deve necessariamente leggersi in un’ottica negativa. Gli elementi di rivoluzione, riforma e cooperazione tra ebrei e cristiani a Venezia nell’età del ghetto hanno infatti notevolmente contribuito alla straordinaria vivacità culturale della Repubblica, basti considerare la massiccia produzione libraria o l’attività di almeno 150 accademie. A seguire l’intervento congiunto di Alexander von Kienlin e Ulrich Knufinke (Technische Universität Braunschweig) sull’influenza delle sinagoghe veneziane sull’architettura sinagogale tedesca. Bernard Cooperman (University of Maryland) ha concluso la prima sessione presentando una controversa tesi sulla nascita dei ghetti in Europa e sul loro significato. A partire da una sua interpretazione della parola “ghetto”, inteso come luogo non necessariamente ristretto o delimitato da mura, il ghetto di Venezia sarebbe stato anticipato di qualche decennio da quelli di Francoforte e Kazimierz (Cracovia). Sempre secondo lo storico americano, l’esperienza del ghetto in età moderna avrebbe influito positivamente non solo sullo stabilimento di uno spazio ebraico nelle città ma anche, e soprattutto, sulla vita economica degli ebrei.
La giornata del 5 dicembre è stata inoltre arricchita da un concerto serale, ospitato nella splendida cornice del Centro Tedesco di Studi Veneziani (Palazzo Barbarigo della Terrazza). Ad esibirsi, il pianista siberiano Jascha Nemtsov, professore di musicologia e storia della musica ebraica presso la Hochschule für Musik “Franz Liszt” di Weimar, il quale ha proposto un percorso dentro e fuori dal ghetto commentando ed eseguendo un repertorio di brani da Felix Mendelssohn al campo di concentramento di Theresienstadt.
La seconda sessione della conferenza nella mattinata del 6 dicembre è stata moderata da Piero Capelli (Università Ca’ Foscari, Venezia) e ha visto gli interventi di David Malkiel (Università di Bar-Ilan, Tel Aviv) ed Emile Schrijver (Università di Amsterdam). Il primo intervento (“Gentile Wine in Renaissance Venice”) si è soffermato su alcune lettere e responsa rabbinici inerenti produzione, vendita e consumo di vino non kasher tra Venezia e Candia tra i secoli XV e XVII. Lo studioso di Amsterdam ha invece presentato una rassegna sulla stampa di libri ebraici a Venezia, ponendo l’accento sulle influenze tecnico-stilistiche di matrice italiana nella produzione libraria ashkenazita.
La terza ed ultima sessione della conferenza, presieduta da Mauro Perani (Università di Bologna), è stata infine dedicata ad alcune riflessioni sull’età dell’emancipazione. Asher Salah (Bezalel Academy of Arts and Design, Gerusalemme) ha proposto un’inedita lettura delle Lettere orientali (1771) di Marco Navarra, dimostrando come l’opera di questo intellettuale, ad oggi poco noto, esprima la visione critica di un ebreo emancipato sulla dicotomia tra Oriente e Occidente, inserendosi così a pieno titolo tra i maskilim della Repubblica di Venezia. Rafael Arnold (Universität Rostock) ha invece analizzato la figura, l’opera e la ricezione di Leon Modena attraverso gli studi di Abraham Geiger (1810-1874), tra i protagonisti della Wissenschaft des Judentums. A conclusione dell’intera conferenza, Gadi Luzzatto Voghera (neo-direttore del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, Milano) ha invece sostanzialmente negato l’esistenza di una storiografia ebraica italiana tra Ottocento e Novecento che possa essere comparata alla situazione in Germania per quantità di produzioni e continuità.
Come dimostrato dalla discussione finale, la conferenza è stata una proficua occasione di approfondimento di studi già avviati ma anche di conoscenza di nuove ricerche, promuovendo un confronto interdisciplinare tra storia, architettura, storia del libro, letteratura e storiografia. Nonostante l’impressionante numero di convegni ed eventi dedicati al ghetto di Venezia, c’è ancora molto da dire e fare per un’ulteriore comprensione delle relazioni tra ebrei e cristiani dentro e fuori dallo spazio del ghetto, reale e metaforico.