L’ ”altra” Europa della convivenza e della coabitazione. Per la prima Summer School della Società di Studi Valdesi

La prima Summer School sul tema Riforma e movimenti religiosi tra Italia ed Europa (XVI secolo), organizzata dalla Società di Studi Valdesi di Torre Pellice, ha avuto luogo in due tappe, nella splendida cornice della città di Firenze e fra le montagne della Val Pellice in Piemonte dal 3 all’8 settembre 2019. Grazie alla collaborazione con la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, la prima relazione ha potuto avvalersi di uno dei fondi librari più importanti per la storia riformistica italiana, quello derivante dalla biblioteca personale di Piero Guicciardini, che consta di circa 10.000 unità e prevede anche un nucleo di Bibbie tradotte in italiano nonché opere di matrice eterodossa che sono alla base del pensiero riformato italiano; la caratteristica che rende questo fondo di particolare rilievo è il fatto di essere sfuggito del tutto alla rete censoria e inquisitoria – caso più unico che raro – tanto da permettere allo studioso di attingere a testi quasi del tutto introvabili in Italia. Una panoramica sui contenuti e gli autori di questi “libelli licenziosi” ha messo in luce la grande portata della stampa come veicolo di una visione “altra” del mondo, che iniziava a diffondersi dall’inizio del XVI secolo.

 

Locandina della Summer School Riforma e movimenti religiosi tra Italia ed Europa (XVI secolo) organizzata dalla Società di Studi Valdesi di Torre Pellice
Locandina della Summer School Riforma e movimenti religiosi tra Italia ed Europa (XVI secolo)

 

Il tema della censura libraria è stato affrontato dalla studiosa Gigliola Fragnito, che ha proposto un focus sulla letteratura d’evasione, sottolineando, in particolare, quanto l’intervento censorio sulla letteratura sia giunto tardivamente rispetto ad altri generi. Del resto, le regole prescritte dagli Indici erano volontariamente redatte in termini vaghi, di modo da lasciar spazio alle espurgazioni. Partendo dal caso emblematico di Ludovico Beccadelli – segretario di personaggi al centro del dibattito religioso quali i cardinali Contarini e Morone, nonché frequentatore di Pietro Bembo e Giovanni Della Casa – e quindi dalla sua attività censoria, Gigliola Fragnito delinea un panorama letterario in cui alcune opere, e in particolare quelle considerate “di svago”, diventavano per il contenuto licenzioso veicolo di degenerazione sociale. Da qui una riflessione consistente: quale responsabilità possiamo attribuire al meccanismo censorio per quanto riguarda la reticenza, anche in tempi attuali, ad avvicinarsi alla letteratura? I dati, difatti, parlano chiaro: a distanza di 500 anni, in Italia e in Spagna, paesi dove vigeva il controllo dell’Inquisizione, le percentuali di chi legge almeno un libro l’anno sono scarsissime. Responsabilità dello storico allora è quella di comprendere se esiste un legame di causa-effetto fra questi due lontani eventi storici e indagarne la portata e i possibili metodi di soluzione.

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