Federica Ruspio, La nazione portoghese. Ebrei ponentini e nuovi cristiani a Venezia, Silvio Zamorani editore, Torino, 2007

Il volume di Federica Ruspio colma un importante vuoto storiografico nell’ambito degli studi, sempre in aumento, sui nuovi cristiani portoghesi, ovvero quegli ebrei portoghesi o di origine lusitana, che furono convertiti forzatamente al cristianesimo nel 1497 in seguito al decreto regio di Emanuele I nella conversão geral. Vari studi si sono occupati del ruolo dei cristiani nuovi nell’ambito del commercio internazionale e dei rapporti fra gli stati nel periodo moderno; così come non mancano studi sulla configurazione di un vero e proprio network portoghese di cristiani nuovi, una rete sociale estesa e consolidata soprattutto fra il Cinquecento e il Settecento in tutta l’Europa. Alcuni di questi studi hanno descritto i meccanismi delle interazioni dei cristiani nuovi con il mondo circostante e del loro inserimento nella società.


Il volume di Federica Ruspio colma un importante vuoto storiografico nell’ambito degli studi, sempre in aumento, sui nuovi cristiani portoghesi, ovvero quegli ebrei portoghesi o di origine lusitana, che furono convertiti forzatamente al cristianesimo nel 1497 in seguito al decreto regio di Emanuele I nella conversão geral. Vari studi si sono occupati del ruolo dei cristiani nuovi nell’ambito del commercio internazionale e dei rapporti fra gli stati nel periodo moderno; così come non mancano studi sulla configurazione di un vero e proprio network portoghese di cristiani nuovi, una rete sociale estesa e consolidata soprattutto fra il Cinquecento e il Settecento in tutta l’Europa. Alcuni di questi studi hanno descritto i meccanismi delle interazioni dei cristiani nuovi con il mondo circostante e del loro inserimento nella società.

Il meritorio libro della Ruspio affronta, in modo ammirevole, entrambi i problemi. Esso si occupa della presenza dei cristiani nuovi portoghesi nella Serenissima in un periodo di tempo compreso fra la seconda metà del Cinquecento e la fine del Seicento, operando una importante distinzione tra nuovi cristiani portoghesi, portoghesi d’origine ebraica ma che non professavano apertamente l’ebraismo ed ebrei ponentini, portoghesi che avevano abbracciato la fede ebraica. A ben guardare, si tratta di una distinzione non priva di eccezioni e d’ambiguità: condividendo le stesse origini portoghesi, la religione degli antenati e spesso percorsi sociali e familiari simili, erano categorie che si contrapponevano ma che talvolta si sovrapponevano l’una sull’altra. La Ruspio, rifacendosi ad un’ampia base documentaria, riesce tuttavia a delineare questa differenza in modo convincente, descrivendo una distinzione che risulta fondamentale per comprendere le questioni di identità religiosa e culturale che si susseguiranno duranti vari decenni.

Fuggendo da una certa tradizione storiografica ebraica, a volte esageratamente retorica in senso eroico – e che spesso interpretava l’esperienza di conversione al cristianesimo come un viaggio pressoché inevitabile verso il ritorno alla vera fede, in qualche modo sepolta o meglio solo sopita -, la Ruspio descrive in modo imparziale e esauriente la formazione e l’articolazione di un comunità d’origine ebraica unita dal senso di appartenenza alla nação portoghese, che pur tuttavia non sbocca forzatamente nell’opzione unica di abbracciare il giudaismo.

A cavallo fra storia sociale e storia economica, due ambiti nelle quali l’autrice dimostra la sua assoluta padronanza, il lavoro della Ruspio prende in considerazione documenti di vario tipo che rispecchiano la complessità delle vicende dei personaggi descritti nel saggio. Al fine di ricostruire l’iter dei cristiani nuovi portoghesi che sostarono nella città lagunare o fecero di Venezia un luogo di dimora fisso, la storica attinge a innumerevoli fonti d’archivio, spagnole e veneziane che spaziano dai dispacci diplomatici agli atti notarili fino ad interessare anche gli atti processuali dell’Inquisizione. Dimostrando una notevole dimestichezza rispetto alla mole del materiale consultato, la Ruspio riesce a rendere palesi gli interstizi nel network dei cristiani nuovi, con particolare attenzione per i problemi identitari ed i rapporti, spesso tesi e difficili, con la società veneziana. Allo stesso tempo, in modo ugualmente efficace, la presenza della nação è considerata nel contesto dei rapporti internazionali, grazie all’analisi dell’intermediazione commerciale, diplomatica e politica fra la Spagna e la Serenissima, di individui ad essa appartenenti, soprattutto durante il periodo dell’unione delle due corone iberiche (1580-1640).

Il libro è diviso in due parti. Nella prima (Mercanti sefarditi e cristiani nuovi nel XVII secolo) è descritta la presenza sefardita e quella cristiana nuova, e vi viene stabilita una distinzione fra le due, nella piazza di Venezia, con un’attenzione particolare dedicata ai rapporti fra la società veneziana ed i cristiani nuovo portoghesi. Oltre a ciò, viene palesata la diffidenza con cui questi portoghesi d’origine ebraica venivano visti dagli spagnoli soprattutto a Venezia, spesso sospettati di sentimenti e attività anti-spagnola nonché di appoggiare il partito filo indipendentista del priore de Crato alla fine del Cinquecento. Malgrado i rapporti spesso tesi fra la Spagna, questi portoghesi erano figure chiave nel gioco socio-economico-politico di Filippo IV, soprattutto dati i loro legami di parentela con potenti banchieri afferenti alla corte dello stesso re, uomini d’affari presenti anche negli importanti insediamenti sefarditi di Livorno e Anversa.

Nella seconda parte (Famiglie contese tra la società ebraica e la società cristiana, tra la Serenissima e la Spagna) è descritta ed indagata la presenza di diversi percorsi familiari che illustrano i rapporti spesso ambigui e difficili fra mondo ebraico, società cristiana e Spagna nella Venezia del Seicento. Tramite le complesse vicende familiari dei Lopes Cardoso, Fonseca, Suares e Cortizos, famiglie chiave nell’ insediamento cristiano nuovo portoghese a Venezia fra Cinquecento e Seicento, famiglie di spicco la loro importanza e prestigio nei affari, la Ruspio riesce a studiare le diverse strategie da parte loro per guadagnare protagonismo e legittimità non solo nelle Serenissima ma anche sul piano internazionale.

Lo studio è preceduto da una discussione, una premessa (“Da ‘Cristiani giudaizzanti’ a ‘Hebrei cristianizanti’: il percorso di ricerca) molto utile sui problemi storiografici inerenti le questioni identitarie; questioni che accompagnano le indagini su quegli individui che spesso si situano o sono situati fra “cristiani giudaizzanti” e “ebrei cristianizzanti”. Nella premessa al libro la Ruspio traccia un excursus della storiografia degli ultimi decenni ripercorrendo le aperture sui cristiani nuovi sia dal punto di vista degli studi sull’Inquisizione, sia nell’ambito del pensiero e della storia ebraica, infine per ciò che concerne la storiografia politica ed economica. In particolare insiste sull’importanza dell’identità portoghese dei cristiani nuovi come fattore di coesione per la formazione di una comunità, dimostrando come questo fattore accomunava cristiani nuovi e ponentini. Non nega l’esistenza di una distinzione fra questi due gruppi e anzi sarà la posizione giuridica di questi soggetti a Venezia – i primi considerati stranieri, i secondi come sudditi veneziani- che in qualche modo condizionerà il loro modo di interagire con la società circostante.

Il volume è corredato da una serie di interessanti appendici: particolareggiate ricostruzioni delle vicende di alcune importanti famiglie portoghesi attive a Venezia tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento (Le famiglie della comunità portoghese a Venezia a cavallo tra la fine del Cinquecento e gli inizi del Seicento); una lista di portoghesi che entrarono in contatto con la nação e che furono presenti a Venezia nello stesso periodo; l’elenco di alcune delle compagnie che entrarono nei loro giri d’affari internazionali; infine, esaurienti alberi genealogici delle famiglie portoghesi più importanti.

Il contributo dell’autrice è originale ed è auspicabile che sia conosciuto dagli studiosi del fenomeno cristiano nuovo, di storia portoghese e veneziana in epoca moderna. Prendendo molti spunti dal metodo della network analysis, la Ruspio apre una riflessione importante sulla formazione di una rete di contatti che, per un certo periodo, ebbe in Venezia uno dei nodi più importanti. Conscia della difficoltà dello studio di una comunità in costante mutamento, la studiosa è riuscita a mettere in pratica un approccio nuovo e convincente alle indagini su un tema storiografico complesso, i cui risultati (non si potrà davvero fare a meno di constatare), suscitano grande interesse.