Sergio Luzzatto, Sangue d’Italia. Interventi sulla storia del Novecento, Manifestolibri, 2008; I popoli felici non hanno storia. Interventi sul nostro passato, Manifestolibri, 2009

I volumi di Sergio Luzzatto Sangue d’Italia e I popoli felici non hanno storia raccolgono gli “interventi sulla storia del Novecento” e gli “Interventi nel nostro passato” pubblicati su vari quotidiani e riviste dal noto studioso del “Corpo del duce”. Si tratta, nella quasi totalità, di recensioni, che nel primo volume trattano di libri di storia contemporanea mentre nel secondo svariano dal Settecento al Novecento. L’operazione può sembrare abbastanza inutile dal punto di vista della ricerca, ed anche un tantino arrogante. Un libro che raccoglie le recensioni di un docente universitario può apparire una specie di “raccolta delle opere giovanili” postuma di un grande intellettuale a cura dei discepoli. Ma se si supera l’istintiva diffidenza, i due volumi si rivelano particolarmente piacevoli nella lettura ed anche piuttosto utili per la quantità di informazioni che contengono.

 

S. Luzzatto, I popoli felici non hanno storia
S. Luzzatto, I popoli felici non hanno storia

Il volume I popoli felici non hanno storia, come detto, spazia su argomenti molto vasti dal punto di vista cronologico, e sono stati accorpati dall’autore in quattro sezioni. La prima, “Il papa in casa”, si occupa soprattutto della storia della Chiesa e dei suoi rapporti con lo stato e la società italiana. E’ una sezione che permette a Luzzatto di esprimere tutto il suo laicismo, che lo ha portato anche ad avere dei difficili rapporti con il mondo cattolico a causa della sua poco agiografica biografia di Padre Pio. E forse il pezzo più interessante di questa sezione è proprio una sua autodifesa, o meglio una denuncia pubblica, delle lettere di insulti da parte di alcuni fanatici che lo hanno aggredito a causa del volume einaudiano sul cappuccino di Pietralcina. La seconda e la terza parte, per chi come l’autore di questa recensione è caratterizzato da una profonda e radicata ignoranza della storia moderna, rappresentano una bella possibilità di avere una panoramica degli studi recenti e sulle tendenze storiografiche più su argomenti che abitualmente non si frequentano. Così la sezione intitolata (t) errore permette di conoscere, o quantomeno avere un’idea, degli argomenti affrontati dagli storici della rivoluzione francese, mentre corporale, la terza sezione, consente di essere aggiornati sulle ultime tendenze della Body history, altra disciplina alla quale difficilmente ci si avvicina se non si è interessati per motivi di lavoro.

Luzzatto è uno degli intellettuali più indipendenti di questo tempo, e spesso si diverte a difendere tesi assai discutibili o quantomeno discusse. È il caso della recensione della celebre opera di Ariel Toaff Pasque di sangue, pubblicato all’inizio del 2007 e celebrata da Luzzatto come un “gesto di inaudito coraggio intellettuale”. Il libro, come è noto, analizzava l’accusa “del sangue” nei confronti degli ebrei e la accettava come verificata in sede giudiziaria nel corso del XV secolo. Secondo Luzzatto il libro è “magnifico”, e l’autore si muove “con perizia sui terreni della storia, della teologia, dell’antropologia” (p.212). Il libro di Toaff, come è noto, è stato al centro di polemiche furibonde e di attacchi anche virulenti. Ma non solo per motivi politici o religiosi. Come scrive Carlo Ginzburg, al quale lo stesso Toaff aveva asserito di ispirarsi, gli specialisti del campo lo avevano praticamente stroncato non tanto per le “aberrazioni” e la pericolosità delle tesi, quanto per il metodo scientifico. Dopo una puntigliosa analisi del testo e delle sue contraddizioni, lo stesso Ginzburg si era detto “sgomento”, nella sua recensione, apparsa sul “Corriere della sera” del 23 febbraio 2007 per il fatto che “un tema così grave sia stato affrontato con tanta superficiale irresponsabilità”. Ginzburg citava, inoltre, tra gli entusiasti anche Luzzatto, che sempre sul “Corriere” ha risposto accusando i critici del libro di volontà di censura, anche se non è entrato nel merito delle critiche scientifiche (“Pasque di ipocrisia”, pp.214-216). Insomma una polemica che Luzzatto intendeva mantenere sul tema della libertà di espressione, ma che lo ha visto forse avventurarsi su un argomento del quale non era particolarmente esperto.

 

S. Luzzatto, Sangue d'Italia
S. Luzzatto, Sangue d’Italia

Nel volume Sangue d’Italia Luzzatto dimostra la stessa audacia intellettuale. Anche questo volume è diviso in quattro parti dedicate alla “Modernità del fascismo”, alla “Resistenza senza retorica”, alla “Memoria difficile” e al “Peso del piombo”. Anche in molte delle recensioni di questo volume Luzzatto si lancia in giudizi decisamente tranchant, come nel caso della vera e propria stroncatura del Sangue dei vinti di Giampaolo Pansa. Anche il libro dell’ex giornalista di sinistra è stato al centro di polemiche furibonde, e anche in questo caso Luzzatto si butta a capofitto nella discussione. Anche per questo volume, però, Luzzatto non entra nel merito dell’indagine scientifica, ma cerca di capire quali siano i motivi del successo editoriale di un libro di così incredibile pochezza scientifica. La risposta, secondo Luzzatto, va cercata nel “ventre molle” dell’Italia anti-antifascista, di quell’Italia che ha messo Pansa accanto ai libri di Montanelli ed è felice di veder massacrati sulle pagine di un mediocre libello i protagonisti della Resistenza, entusiasta di vedere giustificata, possiamo aggiungere, la viltà e l’ignavia propria e dei propri progenitori.

Ma se proprio dovessimo cercare un brano particolarmente significativo della produzione di Luzzatto, è questo ritratto del Commissario Luigi Calabresi, prima massacrato sulla stampa di estrema sinistra e poi celebrato come “eroe borghese” dalla stampa anti-antifascista: “[…] il commissario Calabresi nell’aula del processo per diffamazione da lui intentato contro il settimanale «Lotta Continua», che lo riteneva colpevole della morta dell’anarchico Pinelli: ha la faccia impenetrabile dello sgherro deciso a nascondere la verità, e il crocefisso sul muro del tribunale sembra il suo migliore alleato nell’aula giudiziaria, a bieco suggello di un patto clerico-fascista” (p.179).

Luzzatto, in sintesi, è sempre alla ricerca di volumi che presentino delle tesi originali, meglio se controverse, per dar sfogo alla sua inesauribile verve polemica. Luzzatto non ha alcun timore, come nel caso del commissario Calabresi, di andare a colpire vere e proprie icone, esponendosi in prima persona. Le recensioni sono veri e propri interventi politici e storiografici, spesso fortemente polemici, sempre molto coraggiosi.