Attraverso i secoli, oltre i confini: una storia dei consumi (recensione a Frank Trentmann, “L’impero delle cose”)

La nostra è una società in cui il consumo di beni materiali è centrale. Non è sempre stato così, naturalmente. Quello che può sembrare un dato di fatto è, invece, un dato storico e storicizzabile. Oggi, dopo la crisi finanziaria del 2008-09, più di un interrogativo è sorto sulla sua genesi, sulle sue caratteristiche e sulla sostenibilità futura di un modello di sfruttamento intensivo di beni e risorse a livello globale.

Come la sociologia e l’economia, anche la storiografia del secondo dopoguerra si è occupata dell’analisi del fenomeno. Il tema ha assunto un peso rilevante nella storiografia modernistica di alcuni Paesi, mentre è rimasta più marginale in altri. Le analisi più strettamente quantitative sono state poi arricchite dagli anni ‘80 da una prospettiva culturale che ha riportato in auge anche la storia della cultura materiale.

In Gran Bretagna la storia dei consumi si può dire originata nell’ambito del dibattito sulla rivoluzione industriale. Secondo alcuni storici britannici, infatti, un incremento quantitativo e qualitativo della domanda, tale da essere etichettato come “rivoluzione dei consumi”, avrebbe preceduto e stimolato la rivoluzione industriale. Di lì questo filone di studi è proseguito molto fruttuosamente, affrontando temi come l’emulazione o l’appropriazione, la differenza di classe, la dimensione di genere, il consumo di lusso, il significato del consumo, la dimensione globale dei consumi.

Si inserisce a pieno titolo in questo prolifico panorama di studi il libro di Frank Trentmann, Empire of things. How we became a world of consumers, from the Fifteenth century to the Twenty-first, edito nel 2016 dalla casa londinese Penguin e tradotto in Italia nel 2017 da Luigi Giacone per i tipi di Einaudi.

 

Copertina di Trentmann, L'impero delle cose
Copertina di F. Trentmann, L’impero delle cose. Come siamo diventati consumatori. Dal XV al XXI secolo, Einaudi, 2017

 

Il libro è il frutto del lungo lavoro dell’autore nel campo della storia dei consumi ed in particolare nasce dopo la sua esperienza di direttore del progetto collettivo Cultures of consumption (2002-07).

Scopo principale dell’opera – come spiega l’autore nelle prime pagine dell’introduzione – è comprendere attraverso la prospettiva storiografica come siamo arrivati a vivere in una società pervasa dalla presenza di beni materiali (p. XII, XVII). In questo senso, le idee più comuni sulla società dei consumi risultano ai suoi occhi schematiche e limitative. Con l’intento di arricchire questo quadro, l’autore articola il suo lavoro in due sezioni principali: la prima, con un impianto cronologico di lungo periodo, analizza l’affermarsi della società dei consumi dalla sua genesi agli sviluppi postbellici fino allo scenario attuale; la seconda, invece, vuole fornire una prospettiva storica su alcuni temi “caldi” del dibattito contemporaneo: il credito al consumo, il tempo libero, le fasce d’età in cui si dividono i consumatori, il ruolo dello Stato, il consumo etico, il consumismo nella religione, lo smaltimento dei rifiuti.

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