L’ascesa di papa Odescalchi: il “nuovo corso” della Santa Sede

L’ascesa di papa Odescalchi:

il “nuovo corso” della Santa Sede

di Giulio Merlani

 

  1. L’elezione di Innocenzo XI

Nel presente lavoro, dopo una breve panoramica dell’iter che avrebbe portato all’elezione di Innocenzo XI al Soglio pontificio, si cercherà di esporre la nuova direzione intrapresa dalla corte di Roma con l’ascesa di papa Odescalchi facendo ricorso alla considerevole, ed in gran parte inedita, documentazione conservata presso l’Archivio Apostolico Vaticano. In tal senso, largo spazio è stato dedicato all’analisi della corrispondenza tra i nunzi apostolici, operativi presso le corti di Vienna, Madrid, Parigi e Varsavia, e la Segreteria di Stato, al fine di evidenziare la peculiare capacità di Innocenzo XI di leggere con grande pragmatismo e lungimiranza le dinamiche politico-diplomatiche del suo tempo. Infatti, l’Europa del secondo Seicento vedeva la Curia sempre meno capace di influenzare le decisioni delle corti europee e, quindi, costretta ad accettare l’idea di scendere a difficili compromessi per realizzare, almeno in parte, i propri obiettivi. Al riguardo è emblematico il caso rappresentato dai negoziati per l’organizzazione del congresso di pace a Nimega, negoziati che, con papa Altieri, avevano visto sostanzialmente l’esclusione della Santa Sede da ogni possibile mediazione al tavolo delle trattative. Attraverso lo studio delle carte dei nunzi si è cercato di mostrare in che modo, fin dal suo insediamento, Innocenzo XI abbia operato secondo una prospettiva diversa rispetto a quella perseguita dai suoi predecessori, funzionale alla realizzazione di quelli che riteneva essere gli interessi superiori della cristianità mettendo, spesso, in secondo piano i formalismi e gli interessi specifici della corte pontificia.

Alla morte di Clemente X (22 luglio 1676), nonostante questa fosse già annunciata da tempo, i cardinali chiamati a riunirsi per eleggere il successore di papa Altieri erano divisi in piccole fazioni tutt’altro che solide. Tra le varie suddivisioni interne al Sacro Collegio, si deve ricordare che, fin da subito, erano emersi due principali partiti contrapposti: quello filofrancese e quello filoasburgico. Il primo faceva capo al cardinale César D’Estrées [1628-1714] il quale era riuscito a radunare intorno a sé una ventina di colleghi, mentre il secondo schieramento era in buona parte composto da prelati che avevano ricevuto la porpora cardinalizia durante il pontificato di Clemente X. Il cardinale Paluzzo Paluzzi Altieri [1623-1698] e i pochi colleghi che lo supportavano non avevano alcuna possibilità di venire eletti, data la nota avversione di Luigi XIV per il nipote acquisito dello scomparso pontefice. Un terzo gruppo di rilievo era rappresentato dai resti dello squadrone volante, di cui faceva parte lo stesso Benedetto Odescalchi [1611-1689] assieme ad altri cardinali di primo piano, liberi dall’influenza diretta delle principali corone europee.

Tale ripartizione del Sacro Collegio faceva sì che il conclave fosse ad un punto di stallo senza concrete possibilità di svolta, situazione causata anche «dalla polverizzazione della fazione del pontefice appena defunto».

Dopo la scomparsa dello zio, il cardinal Altieri aveva subito cercato di riavvicinarsi alla Francia ma il suo tentativo si era rivelato vano perché il cristianissimo lo aveva ignorato determinando così, involontariamente, la candidatura dell’Odescalchi (15 agosto), avanzata proprio dall’Altieri. Dal canto suo Benedetto il “papabile” godeva di ottima fama, era apprezzato e stimato tuttavia, come scriveva Pastor, «non cercava la tiara, ma al contrario si dava premura ad allontanarla da sé». La mossa a sorpresa dell’Altieri era stata operata con l’appoggio del capogruppo spagnolo, il cardinal Nidhard [1607-1681], cosa che César D’Estrées non aveva affatto gradito, sebbene lo stesso porporato si fosse dichiarato non contrario a Benedetto Odescalchi. Ciò che irritava particolarmente il leader della fazione francese era, piuttosto, la modalità con la quale si cercava di far eleggere il cardinale comasco, cioè tramite una sorta di cospirazione tra il partito spagnolo e l’ex cardinal nipote, entrambi invisi al re sole. Nonostante l’ostruzionismo di D’Estrées, il quale prendeva tempo in attesa che arrivassero indicazioni precise da Luigi XIV circa la candidatura dell’Odescalchi, le votazioni in seno al conclave erano proseguite senza, però, arrivare ad alcuna soluzione.

L’impasse dei lavori interni al Sacro Collegio era, insieme, espressione e conseguenza anche della situazione di stallo in cui si trovavano le potenze europee, impantanate in un conflitto che, da più di due anni, si cercava di concludere senza riuscire ad organizzare un congresso di pace che mettesse d’accordo tutti. Infatti, non vi era alcun dubbio che l’elezione del pontefice avrebbe avuto ripercussioni positive o negative, in termini sia economici che politici, per alcuni dei paesi coinvolti nella guerra e rappresentava, quindi, un ulteriore terreno di scontro per la politica europea.

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