Gli écrits du for privé in Francia. Primi risultati di una ricerca collettiva

Il gruppo di ricerca francese Les écrits du for privé en France de la fin du Moyen Âge à 1914, nato nel 2003 su iniziativa di Jean-Pierre Bardet e François-Joseph Ruggiu (Université de Paris IV – Centre Roland Mousnier) svolge un’attività centrata sulla scoperta, lo studio e la valorizzazione degli «écrits du for privé». I testi in questione comprendono registi contabili, libri di famiglia, memorie, autobiografie, diari e, più in generale, scritti prodotti al di fuori di un contesto istituzionale e che racchiudono una riflessione personale dell’individuo su se stesso, sulla propria famiglia, sulla propria comunità e sulla propria, peculiare, percezione del mondo. In parte conservate in archivi pubblici, in parte custodite da privati, queste fonti stanno guadagnando un interesse crescente da parte della ricerca storica, sempre più impegnata, in Francia come nel resto d’Europa, nella loro individuazione e valorizzazione.
Il gruppo di ricerca francese «Les écrits du for privé en France de la fin du Moyen Age à 1914» è nato nel 2003 su iniziativa di Jean-Pierre Bardet e François-Joseph Ruggiu (Université de Paris IV – Centre Roland Mousnier). Da più di sette anni esso riunisce circa quaranta ricercatori e svolge un’attività multiforme, centrata sulla scoperta, lo studio e la valorizzazione degli «écrits du for privé». Cosa si intende precisamente con questa espressione? Introdotta nel 1986 da Madeleine Foisil in un capitolo ormai classico della Histoire de la vie privée diretta da Philippe Ariès, essa è stata forgiata sulla base del concetto religioso di foro interno e designa un insieme eterogeneo di carte private, di scritture del sé o di ego-documents, definizione, quest’ultima, mutuata dai nostri colleghi dei Paesi Bassi. I testi in questione comprendono registi contabili, libri di famiglia, memorie, autobiografie, diari di ogni tipo (personali o «intimi», di viaggio, di campagna, di prigionia…) e, più in generale, scritti prodotti al di fuori di un contesto istituzionale e che racchiudono una riflessione personale dell’individuo su se stesso, sulla propria famiglia, sulla propria comunità e sulla propria, peculiare, percezione del mondo.

Già nel XIX secolo gli «écrits du for privé» conquistano l’attenzione degli storici francesi e in particolare degli specialisti e dei difensori militanti dalla famiglia come nucleo fondamentale della società, ovvero dei discepoli di Frédéric Le Play, che danno alla scrittura del sé ampio rilievo nelle loro pubblicazioni. Le fonti della vita comune vivono oggi una fase di rinnovamento storiografico, dovuto agli storici – e segnatamente agli studiosi delle mentalità e in generale agli specialisti di storia sociale – ma anche a esponenti di altre scienze umane, come gli studiosi di letteratura, i linguisti, i sociologi e gli antropologi. Per questi ultimi, come del resto anche per noi, la scrittura personale, domestica, costituisce una testimonianza preziosa sulla vita quotidiana e, nei casi in cui essa risulta connotata da uno scarso tecnicismo, il suo interesse è ulteriormente accresciuto dal poterla considerare come l’espressione della «ragione dei più deboli», secondo l’espressione del sociologo Bernard Lahire.

Alcuni dei testi considerati sono assai noti. È il caso, ad esempio, del diario di Gilles de Gouberville, gentiluomo di campagna normanno della fine del XVI secolo, pubblicato da Madeleine Foisil, o di quello del vetraio parigino Jacques-Louis Ménétra, pubblicato a cura di Daniel Roche. Molti altri documenti, invece, restano da scoprire e appartengono al mondo dell’ «infra-ordinario» caro a Georges Pérec o a quello delle «vite minuscole» di Pierre Michon. La mole di fonti disponibili è impressionante, nonostante le inevitabili distruzioni dovute alla “mediocrità” di questi scritti. I ricercatori francesi hanno ad oggi reperito più di tremila documenti di questo genere, alcuni già identificati, altri da sottrarre all’oblio, carte conservate presso gli archivi pubblici oppure presso privati favorevoli a mettere i loro tesori a disposizione degli studiosi o degli appassionati della scrittura del sé.