La nascita e l’evoluzione della riflessologia plantare e i riflessi sull’alimentazione

Con Riflessologia Plantare si intende comunemente quella disciplina che individua nel piede le zone riflesse di organi, ghiandole e parti del corpo umano, e che prevede attraverso una digito-pressione e quindi una adeguata stimolazione delle suddette zone, una azione di riequilibrio sull’intero corpo umano. È presente tra le pratiche terapeutiche fin dall’antichità: la più famosa testimonianza è quella dei geroglifici trovati nella Tomba dei medici datata 2330 a.C., a Saqqara in Egitto. Nella medicina tradizionale dell’Antico Egitto, infatti, il massaggio era utilizzato per lenire il dolore e per le patologie dell’apparato cardiocircolatorio, così come l’uso di unguenti e preparati erboristici, e l’attenzione alle cause della malattia più che al sintomo. Nella figura rappresentata sulle pareti della tomba del medico, un “terapista” si appresta ad agire su mani e piedi, e la posizione del suo braccio e delle sue dita richiamano in maniera sorprendente una delle tecniche di digito-pressione più conosciute e più efficaci in riflessologia: la presa dinamica.

Le notizie più antiche di questa pratica provengono dalla tradizione cinese, precisamente dalla medicina Taoista, la parte più antica della Medicina Tradizionale Cinese e risalgono al 5000 a.C. Le mappe dei piedi anziché raffigurare gli organi del corpo perlopiù contengono immagini simboliche, o in alcuni casi gli organi vengono raffigurati su un solo piede anziché seguire la disposizione speculare, come avviene nelle mappe di tradizione occidentale.  Quello che unisce tradizioni cosi diverse è il diverso approccio terapeutico che aveva l’uomo antico: una accurata e attenta osservazione della Natura che opera secondo modelli funzionali, ripetendo ad esempio forme “vincenti” nei vari organismi che la compongono. Questa viene definita Analogia delle forme: si noti ad esempio la somiglianza tra la forma dell’orecchio, di un rene, del feto nel grembo materno e di una conchiglia. In ambito occidentale i primi accenni di questo modo di leggere l’universo con categorie simboliche e che indichino delle qualità presenti in tutti gli esseri del cosmo, e che quindi sono legati tra di loro è la teoria dei Quattro Elementi che troviamo enunciata dai primi filosofi naturalistici greci, comunemente noti come Presocratici. Terra Acqua Fuoco ed Aria sono percepiti come i costituenti dell’universo, e vengono definiti princìpi, Empedocle li chiama rizomata, radici, e oltre alla loro caratteristica fisica ed empirica, rappresentano per usare un termine junghiano, degli Archetipi. Pitagora assegna ad esempio loro dei numeri: 4 per la Terra, 3 per l’Acqua, 2 per l’Aria, e 1 per il Fuoco. Anche nella medicina islamica, che ha la sua base filosofica nei testi antichi greci, ritroviamo questa teoria degli elementi e nella diagnosi e nella cura il ricorso ai rimedi che riportino l’equilibrio nell’organismo in cui ci sia predominanza di uno rispetto all’altro, introducendo ad esempio cibi che raffreddino l’elemento fuoco in eccesso.

La teoria filosofica dei Quattro Elementi mostra questa analogia anche nelle qualità energetiche di ogni essere vivente. Terra Acqua Fuoco ed Aria si mescolano tra loro in infinite possibilità dando origine ad infiniti esseri, in un processo che è in continuo mutamento. E questi elementi li possiamo ritrovare rappresentati nel piede, secondo le intuizioni del riflessologo Avi Grinberg.  Così, troveremo la qualità Terra rappresentata nella zona del tallone, che è la parte che ben poggia al terreno e ci dà il senso della stabilità e delle radici. La qualità Acqua la troviamo rappresentata nella zona dell’arco plantare la quale, non poggiando quasi mai sul terreno, è il territorio dello scorrere e della fluidità, il regno delle emozioni. La qualità Fuoco è ben espressa nella zona dei metatarsi, nella meccanica del piede: è il punto dove comincia il passo, la spinta propulsiva, l’azione e il controllo della direzione da prendere. Le qualità dell’Aria troveranno quindi la loro massima espressione nella zona delle dita, il momento nel quale il piede è ormai staccato da terra e si avvia ad incominciare un nuovo passo, quindi la zona del pensiero astratto e della ideazione, della progettazione.

Nella molteplicità delle dita troviamo ancora ripetuto lo schema dei Quattro Elementi, che si ripetono nella zona dell’Aria nelle loro espressioni più astratte e simboliche. Il primo dito rappresenta l’Aria, è nella zona riflessa della testa e del cervello; il secondo dito il Fuoco, legato alle zone della vista e delle capacità empatiche; il terzo dito è il punto di equilibrio tra fuoco ed acqua ed ha come qualità dominante la paura che funziona da bilanciamento tra le nostre pulsioni e il nostro bisogno di prudenza; il quarto dito – l’Acqua –  nella zona riflessa dell’orecchio che indica la capacità di ascolto, di accoglienza, di assorbimento, il quinto dito – la Terra –  che rappresenta i nostri bisogni primari e la sessualità.

Anche la Scuola Medica Salernitana (IX-XIII ) ha fatto della teoria degli Elementi il suo ambito conoscitivo e terapeutico, più precisamente adottando la trasposizione medica che ne aveva fatto Ippocrate, ovvero la teoria degli Umori.

Ippocrate presuppone l’esistenza di quattro Umori di base: bile nera, che corrisponde alla Terra e ha sede nella Milza (tipo Melanconico); bile gialla, che corrisponde al Fuoco e ha sede nel Fegato (tipo Collerico); flegma, che corrisponde all’Acqua e ha sede nella Testa (tipo flemmatico); sangue che corrisponde all’Aria e ha sede nel Cuore (tipo sanguigno).

Nel contesto della Scuola Medica Salernitana, alla teoria degli Umori si aggiunse la grande conoscenza farmacologica e fitoterapica della medicina araba, dove grande spazio era dato alla profilassi e alla prevenzione, e dove la centralità dell’assistenza ai malati con l’esperienza maturata sul campo dava l’avvio al metodo empirico.  Uno dei motti principali e più famosi della scuola era: “Se ti mancano i medici, siano per te medici queste tre cose, l’animo lieto, la quiete e la moderata dieta.”  Grande importanza era attribuita, inoltre, a quello che oggi verrebbe chiamato benessere psicofisico, alla corretta alimentazione. E oltre alla prescrizione di un regime alimentare che aveva valenza in generale si attribuiva grande importanza a quei cibi che avessero potere terapeutico e fossero particolarmente adatti a ciascun tipo umorale, cibi che avevano più marcatamente qualità Terra, Acqua, Fuoco o Aria,  e avevano dunque il potere energetico di aumentare o ridurre un Umore.

Anche nella lettura energetica del piede è possibile individuare il tipo di alimentazione che la persona adotta, gli squilibri, le carenze e gli eccessi. L’analisi del colore, della temperatura, dell’umidità o della secchezza del piede, dell’odore che esso emana, della presenza di segni o alterazioni nelle zone riflesse dell’apparato digerente, del sistema urinario e cardiocircolatorio. Anche, sempre ponendo attenzione alla analogia delle forme e alle similitudini che la natura ripete perché funzionali, interessanti ricerche sono state fatte sull’intestino come “secondo cervello”. È quindi chiaro come si possano trovare somiglianze tra la digestione e assimilazione dei cibi e la digestione e assimilazione dei pensieri, tra ciò che introduciamo come cibo materiale o mentale e spirituale dal mondo esterno.

Gli indizi che si possono trovare nel piede come dicevamo sono di tipo visivo, olfattivo e tattile. Nel bel libro Foot Analysis. The footpath to Self Discovery del riflessologo Avi Grinberg sono riportati moltissimi dati su tipi di linee, alterazioni di colore e di tessuto. Anche le zone riflesse degli organi dell’Apparato digerente presentano delle alterazioni come ad esempio la zona riflessa dello stomaco, che può mutare di ampiezza (nel piede), può essere più o meno gonfia, presentare arrossamenti o secchezza. Ricordo ai lettori che questi segni sono sempre interpretati in maniera analogica, e non legati tra loro in relazione di causa effetto. Quindi posso verificare che una zona riflessa dello stomaco gonfia corrisponde in effetti ad uno stomaco gonfio, o che un arrossamento in quella zona corrisponda a patologie legate all’elemento fuoco, gastriti, ulcere gastriche e se non alla patologia possiamo pensare che ci sia comunque una predisposizione anche “caratteriale”.

Un altro indicatore del regime alimentare seguito da una persona può essere l’odore che i piedi emanano. Spesso un cattivo odore è indice di un’alimentazione ricca di latte e derivati e di carne rossa, segno di una alta acidità presente nel sangue. Piedi con pelle molto secca indicano di sovente un organismo disidratato e quindi possiamo supporre che la persona beva poca acqua o consumi pochi alimenti freschi come frutta e verdura. Al contrario un piede molto umido può indicare una tendenza alla ritenzione dei liquidi, lo stesso per un piede gonfio. Possiamo chiedere al nostro cliente se la sua alimentazione prevede un uso eccessivo di cibi salati. Un caso che spesso si verifica nel trattare un paziente diabetico, è la variazione del livello di insulina e quindi è sempre opportuno prendere contatto con il diabetologo, specie se la persona fa uso di insulina, per usare alcune precauzioni. Una persona da me seguita aveva ad esempio ricevuto l’indicazione di fare una piccola merenda dopo il trattamento.

Queste sono indicazioni generali, poiché il riflessologo annota ogni segno che al referto visivo e palpatotorio catturi la sua attenzione, e sa che ogni indizio può riferirsi a fattori concomitanti. Nelle sedute di riflessologia plantare si cerca quindi di riportare un riequilibrio generale tra gli Elementi (se si lavora con tecniche psicosomatiche) e in generale, lavorando sulle zone riflesse alterate a ripristinare equilibrio nell’organismo. È importante che in questa fase la persona presti particolare attenzione ai cambiamenti che possono verificarsi nelle funzioni vegetative e nell’umore e che le riferisca, in modo che il riflessologo sia in grado di interpretarle e costruire i trattamenti successivi. E invitare il cliente ad apportare modifiche al suo regime alimentare, preferibilmente sotto la guida di un professionista.

Dedico questo articolo alla memoria della cara e amata maestra di Riflessologia e di vita, Claudia Puntel

 

Riferimenti bibliografici:

H. Marquardt, Manuale di riflessoterapia al piede, Mediterranee 2010

A. Grinberg, Foot analysis. The footpath to Self Discovery, Red Wheet/Weiser 1994

M. Wong, A. Conte , Le mappe segrete dell’On Zon Su, Mediterranee 2007

Ippocrate, Medicina antica.Giuramento del medico, a cura di M.Vegetti, Henry Beyle 2017

M. D. Gershon, Il secondo cervello, UTET 2013