Il fumetto nel Medioevo (25 Novembre 2019, ISIME-Istituto Storico Italiano per il Medioevo)

Il 25 Novembre 2019, presso l’Istituto Storico Italiano per il Medioevo, ha avuto luogo una conferenza dal titolo Il fumetto nel Medioevo. Un “tema pericoloso, se si tenta di essere alla moda”, ha fatto giustamente notare fin dall’inizio Massimo Miglio, presidente dell’ISIME, ma “scontato” per chi ha continuamente a che fare con i manoscritti medievali e per chi conosce il rapporto tra scrittura e immagine nel periodo considerato: un rapporto strettissimo, che aiutava a trasmettere al meglio le idee. Partendo dalla definizione di “fumetto” offerta dalla versione online della Treccani, ovvero quella di una storia formata da immagini in sequenza, volta a dare al lettore l’idea di movimento, Miglio ha fatto notare subito come ciò sia valido anche per il Medioevo (sebbene di volta in volta manchino in questo caso elementi di base come la sequenza, il movimento o la nuvoletta dei dialoghi), se si pensa alla mole di disegni satirici, affreschi e stampe del tempo. Ciò nonostante, il fumetto come lo intendiamo oggi è un concetto per l’appunto moderno, legato alla stampa e ai mezzi di comunicazione di massa, applicabile sì al Medioevo, ma solo a patto che si utilizzino altri termini e contestualizzazioni. Questo perché, alla fine dei conti, la centralità dell’oralità per trasmettere un messaggio era preponderante nel Medioevo. Immagine e scrittura erano, però, strettamente legate e a volte interdipendenti, dialogando con coloro a cui il messaggio era destinato e, di questo, il “fumetto” era veicolo.

Francesco Sabatini, Presidente Onorario dell’Accademia della Crusca, si è ricollegato a quanto detto da Miglio, sottolineando l’intrecciarsi di tematiche linguistiche e storiche nel rapporto tra un prodotto moderno come il fumetto e la realtà medievale. Cominciando con un breve excursus sulla storia del termine “fumetto”, nato nel 1942, e finendo giocoforza col menzionare il fatto che il fumetto (stavolta in senso lato) ha già i suoi antenati migliaia di anni fa, si è arrivati al ruolo di questo mezzo comunicativo nel Medioevo, quando era pressappoco onnipresente nei codices più disparati; in tal modo, attraverso la lettura di coloro che erano capaci di leggere e unitamente alla forza comunicativa delle immagini, veniva a crearsi un mezzo culturale importante. Tre sono i tipi di fonti medievali che più si prestano ad un’analisi “fumettistica”: le prime sono i testi che descrivono a margine di pagina le immagini, le seconde sono i testi (principalmente in volgare) che parlano direttamente all’osservatore sotto forma di dialogo testuale in simbiosi con l’immagine, e le ultime sono le lapidi.

Dopo questi interventi prettamente introduttivi si è passati alla prima relazione, tenuta da Chiara Paniccia (Università della Tuscia) e intitolata “Un protofumetto per Giovanna II di Borgogna?”: tale studio prende in considerazione il manoscritto Trecentesco “Electorium Parvum Seu Breviculum” di Thomas Le Myésier, narrante la vita e le opere del suo maestro Ramon Llull, uno dei più importanti filosofi, teologhi e missionari del tempo. Il manoscritto venne pensato come un’antologia e fu dedicato a Giovanna II di Borgogna; dal punto di vista fumettistico, esso presenta un vastissimo apparato testuale all’interno e a margine delle immagini, che varia dallo schematico (nel caso delle idee basilari della filosofia llulliana) al narrativo (nel caso dei dialoghi diretti): il Breviculum nient’altro è, in realtà, che uno strumento politico, che esponeva il llullismo a corte attraverso lingua e metafore semplici ma efficaci. In questo studio il rapporto tra immagine e testo è centrale, un rapporto in cui la parola è vista come un elemento materiale, in quanto “visualizzata”.

A seguire, Paolo Di Simone (Università Barcellona/Chieti) ha spostato l’attenzione sul parallelo tra il concetto di fumetto moderno e quello che può essere definito tale nel Basso Medioevo. Il suo intervento, con titolo “Ut pictura verbum? Dipinti parlanti tra XI e XV secolo”, è stato densissimo di immagini e salti spaziotemporali. Si è passati infatti da immagini di animali antropomorfizzati del Giappone del 12° secolo a quelli della Disney, ma anche dalle immagini in sequenza con e senza testo (si pensi al tappeto di Bayeux), fino alle agiografie disegnate. Anche gli affreschi della basilica di San Clemente dell’XI secolo, caratterizzati da “tituli” (tipici già nei mosaici, nei dipinti e nei graffiti di Roma antica), trovano paragoni con fumetti più recenti. Menzionati vengono anche i “Trionfi della Morte”, e di certo la lista sarebbe lunghissima, se questo ricchissimo intervento non avesse dovuto concludersi a causa dei tempi ristretti. In conclusione, ad ogni modo, Di Simone ha potuto far notare come il rapporto tra lingua e immagine abbia avuto uno sviluppo parallelo a quello tra lingua volgare e il teatro, annotando ancora come il “visibile parlato” fosse caratteristico anche in alcune Annunciazioni medievali.

Elisa Pallottini (Università di Utrecht) e Carlo Tedeschi (Università di Chieti) hanno invece spostato l’attenzione al campo dell’epigrafia. Il loro intervento congiunto, intitolato “Il fumetto nelle fonti epigrafiche (Sec. XI–XIII)”, è cominciato con l’annotazione degli stessi circa l’utilizzo del termine “fumetto”: un termine adottato solo per comodità e associazione, che sta ad indicare in realtà frasi o parole onomatopeiche che vanno a fare da didascalia a bassorilievi, sculture e così via dicendo. Situazioni, insomma, in cui la scrittura è usata per riprodurre l’oralità diretta dei personaggi rappresentati; un’oralità che era scomparsa, dopo esser stata presente nell’antichità, fino al Basso Medioevo. Il corpus delle fonti è formato da 13 elementi, presentati nel corso dell’intervento: essi si trovano nel Lazio e in Abruzzo, con un esempio rispettivamente anche in Francia e Spagna. Caratteristici in questo sono gli elementi volgarizzanti e semi-volgari, con episodi e narrazioni che vanno dall’aulico fino allo scurrile per quanto concerne il registro linguistico. Filo conduttore tra lo studio di Di Simone e questo è stato quello del teatro in parallelo al fumetto, con lo stratagemma rappresentativo della finzione, che sicuramente emergerà in maniera cristallina e più approfondita in sede di pubblicazione degli atti del convegno. Non da ultimo, comune è stato anche un ulteriore dato di fatto, ovvero come la drammatizzazione liturgica e profana indirizzasse la lingua verso il volgare.

A chiudere le danze, Tommaso di Carpegna (Università di Urbino) con il suo intervento a capovolgere il punto di vista, dal titolo “Il Medioevo nel fumetto contemporaneo”. Ammesso e concesso che il Medioevo non sia la tematica più calda per il fumetto dei giorni nostri, e come solo a partire dagli anni Settanta in poi il fumetto sia diventato a tutti gli effetti un genere a sé stante con una certa credibilità, è innegabile come siano altri i periodi storici che più appassionano sceneggiatori e disegnatori. A questo si aggiunge la nuova funzione ludico-pedagogica che il fumetto ha acquisito nei confronti dei ragazzi, ma anche la sua dimensione politica e mitopoietica (come nel caso delle variazioni in campo fantasy), in un processo di “gamification” della Storia; processo volto più a divertire che informare. Con una lunga carrellata di fumetti, di Carpegna ha fatto notare come il Medioevo venne a lungo rappresentato sì da grandi disegnatori, ma sotto la guida di giornalisti e sceneggiatori (piuttosto che da storici di mestiere) per quanto riguardava la narrazione. Tale metodo di narrazione poneva l’accento più sul livello della comunicazione e spettacolarizzazione della Storia, che su quello della scientificità: opere in salsa nazionalista o cariche di stereotipi di partito erano ancora presenti fino ai primi anni 2000. Negli ultimi anni la scuola fumettistica francofona sta vivendo tuttavia un cambiamento, tirando in ballo diversi storici affermati, aprendo dunque nuovi orizzonti sul tema. In conclusione, una menzione è stata fatta al fenomeno del “medievalismo” in salsa fantasy: un Medioevo narrato non come quello che era davvero stato, bensì largamente filtrato dal Romanticismo ottocentesco. In questo filone vanno a fondersi tanti topoi narrativi (si pensi a quello del “cavaliere”, della mitologia nordica, eccetera), ma anche capovolgimenti di contesto, come nel caso dell’arazzo di Bayeux rivisitato in varie salse: dallo sbarco in Normandia nel 1944 (per il giornale New Yorker) ai titoli di testa del film Disney “Pomi d’ottone e manici di scopa”. Gli esempi di medievalismi sono pressoché sconfinati.

Di una cosa si può esser certi: il “fumetto medievale” tornerà (o continuerà) ad essere tema di discussione in futuro; e questo convegno, con la pubblicazione degli atti che ne seguirà, ne è stato solo il primo passo.