La Storia per Gioco: Axis and Allies, battesimo del fuoco



La Storia per Gioco: Axis and Allies, battesimo del fuoco
Abstract:

Quasi 10 anni fa, durante un’astrusa lezione di matematica al liceo, il professore riuscì improvvisamente ad attirare la nostra attenzione. Ci stava spiegando i concetti base di statistica e calcolo delle probabilità, quando decise di passare a raccontarci un esempio pratico. Ci spiegò improvvisamente, e il suo sguardo cambiò mentre lo faceva, di come lui e i suoi amici sfruttassero il calcolo probabilistico per giocare ai giochi da tavolo più complessi. In particolare, al famoso e pluripremiato Axis&Allies. Da quel giorno – probabilmente unica lezione di quel professore che riuscii a seguire dall’inizio alla fine – trovammo un punto di conversazione comune e appassionante per entrambi.

Al di là di questo esempio, nel corso degli anni sono rimasto sempre più colpito e affascinato dai giochi da tavolo, in particolare da quelli a tema storico. Ho scoperto un vero e proprio mondo di ricostruzioni storiche, a volte incredibilmente accurate, messe in scena in un gioco nello spazio di qualche ora. Se è vero che il mio avvicinamento alla storia, come ho già raccontato e come sicuramente sarà successo a molti miei coetanei, è passato piuttosto attraverso i videogiochi iconici della nostra generazione, è innegabile il fascino esercitato da questo media più “classico” che negli ultimi anni sta vivendo un incredibile revival.

I giochi da tavolo, dopotutto, sono una costante della società umana. Per questa ragione vorrei proporre questa rubrica di approfondimento mensile sui giochi da tavolo a tema “storico”, la mia passione. Direi che come punto di partenza possiamo proprio utilizzare il già citato Axis&Allies.

Questo gioco, nella sua edizione base, propone ai giocatori di rivivere il secondo conflitto mondiale interpretando le diverse potenze coinvolte. Di solito si tratta di Germania e Giappone (l’Italia viene gestita dalla Germania) contro Inghilterra, Russia e USA. Il “momento di partenza” è la primavera 1942.

Il gioco può ricordare per certi aspetti il classico Risiko, a cui chiunque avrà giocato una volta nella vita: c’è la mappa del mondo, si tirano i dadi, si arruolano le unità e si piazzano i carri armati.

A differenza di Risiko, però, i giocatori possono scegliere di utilizzare molteplici unità che si muovono e utilizzano i dadi in modo diverso: dalla fanteria ai sottomarini, dai caccia-bombardieri alle enormi battleship. Inoltre ogni nazione ha un suo budget per turno, dipendente dai territori conquistati, spendibile anche in potenziamenti tecnologici: gli aerei a lungo raggio o la tecnologia antiaerea, ad esempio. Allo stesso modo, ogni potenza ha sue abilità specifiche che ne rispecchiano le diversità storiche: la Germania ha i temibili U-boat e può sfruttare la Blitzkrieg, l’Inghilterra usa i radar, il Giappone i kamikaze, e così via.

Se Risiko poteva durare molto, una partita ad Axis&Allies giocata seriamente può durare più di un giorno. Il mio professore raccontò appassionatamente di come lui e i suoi amici ammassassero le unità calcolando i valori probabilistici dei tiri di dado delle varie formazioni prima di lanciare un attacco. Le loro partite duravano giorni e i loro calcoli pure. Limitandosi alle regole per la vittoria “parziale”, si può risolvere tutto in 4-5 ore. Le partite tendono spontaneamente a ricalcare le dinamiche “storiche” ma le possibilità strategiche sono molto ampie. Su di tutto vige l’aleatorietà dei tiri di dado ma in misura molto più controllabile rispetto a un gioco più casual come Risiko. Insomma, un battesimo del fuoco davvero impegnativo, ma da provare!

Il gioco, originariamente uscito nel 1981, ha avuto numerosissime ristampe e varianti ma il sistema di base è sempre lo stesso. Si tratta di un wargame abbastanza tradizionale e di tipo “americano”, una tipologia di giochi, come vedremo, opposta ai “german”.

I modi di proporre la Storia attraverso il gioco sono davvero tantissimi.

Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.