N° 47/2025 – La letteratura per l’infanzia in Italia al crocevia tra storia, educazione e società
La letteratura per l’infanzia in Italia, da fenomeno editoriale elitario e circoscritto agli ambienti aristocratici, nel corso dell’Ottocento inizia ad andare incontro ad un radicamento e una fruizione sociale più ampi, intrecciandosi con i processi di alfabetizzazione e di costruzione della nazione. Testi come Le avventure di Pinocchio (1883) di Carlo Collodi e Cuore (1886) di Edmondo De Amicis svolgono una funzione pedagogica esplicita, proponendo modelli morali e civili destinati ai futuri cittadini del Regno d’Italia.
Nel periodo fascista, il regime la utilizza come dispositivo della pedagogia politica, orientato a integrare precocemente i minori nell’orizzonte valoriale dello Stato totalitario. In tale cornice, l’editoria per ragazzi è progressivamente sottoposta a controllo e indirizzo ideologico, attraverso politiche culturali che privilegiano testi e immagini conformi ai canoni del nazionalismo, della disciplina e dell’obbedienza.
Al contempo, la produzione si diversifica, dimostrando una crescente attenzione alla soggettività infantile e al piacere del racconto. Centrale è l’opera di Gianni Rodari, che, soprattutto a partire dagli anni Sessanta e Settanta, rinnova profondamente temi e forme, coniugando fantasia, impegno civile e riflessione sul linguaggio. La stagione del Secondo dopoguerra vede anche il ruolo decisivo di esperienze editoriali che introducono in Italia grandi autori stranieri e contribuiscono a ridefinire lo statuto del libro per ragazzi. A questo proposito è doveroso citare l’esperienza del Martin Pescatore, collana della casa editrice Vallecchi diretta da Donatella Ziliotto, che portò in Italia, tra gli altri, Pippi Calzelunghe (1958), e quella della Emme Edizioni di Rosellina Archinto. Dagli anni Settanta in poi si afferma una narrativa attenta alle questioni di genere, alle trasformazioni familiari e sociali con al centro bambine e ragazze protagoniste, rompendo stereotipi tradizionali, ad esempio i testi pubblicati dalle Edizioni dalla parte delle bambine. In parallelo, accanto agli editori maggiori, si sviluppano collane e case editrici specializzate che consolidano un sistema editoriale dedicato all’infanzia e all’adolescenza.
La storia della letteratura per l’infanzia, da sempre considerata un genere letterario minore e quindi un oggetto di studio marginale, ha conosciuto negli ultimi decenni un grande sviluppo e la disciplina è venuta acquisendo maggior spazio e dignità in ambito accademico, anche grazie alla feconda contaminazione con la storia dell’educazione.
In questo numero del «Giornale di Storia» si vogliono offrire alcuni saggi che, con diverse chiavi di lettura, dimostrano come la letteratura per l’infanzia, senza pregiudicarne l’autonomia epistemologica e scientifica, possa costituire una fonte rilevante per la ricostruzione dei processi di culturali e formativi e di definizione dell’identità collettiva nazionale.
Articoli
- Emma Bergamini
Il «Corriere dei Piccoli» nel Ventennio fascista. Una vetrina dei miti del regime - Stefania Carioli
Meno che umana. Ritratto “dal vero” della violenza sull’infanzia nel racconto breve Canituccia (1883) di Matilde Serao - Dalila Forni
L'infanzia tra le rovine: nuove umanità post-apocalittiche nel romanzo Quinzinzinzili
Mestiere di Storico
- Tommaso DELL'ERA, Vincenzo Tedesco, Silvia Toppetta
Per Gian Luca D’Errico: un ricordo di tre amici - Maria Scaglione
«Né vecchio né nuovo». Il primo governo Amato al crepuscolo della repubblica dei partiti (1992-1993) - Ivan Parisi
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