L’archivio del Sant’Ufficio di Pisa: il complesso, l’istituzione e la descrizione analitica


Abstract: L'archivio dell'Inquisizione di Pisa è un nucleo documentario di straordinaria ricchezza per la conoscenza degli uomini e della società di questa porzione di Toscana. Esso offre l'opportunità di ascoltare a viva voce le testimonianze di un mondo sotterraneo che solo nelle carte giudiziarie trova una diretta espressione. Il fondo pisano mostra i segni prepotenti d'interventi archivistici invasivi che hanno snaturato la sua originaria fisionomia, necessitando a tutt'oggi di un profondo e attento lavoro d'interpretazione che escluda letture incomplete. Questo contributo vuole presentare i risultati di una prima analisi del nucleo e porre le basi per la discussione delle principali questioni archivistiche riscontrate e affrontate.

The Inquisition fond stored in Pisa is a documentary complex of extraordinary importance in the urban cultural environment not only referred to Pisa city but to the entire Tuscany land. It does offer the opportunity to read through juridical ecclesiastic records the evidence of an underground world rarely testified by other types of sources. In the past years the archival fond has been badly arranged and therefore shows signs of that invasive intervention that distorted its original appearance: it definitively needs a deep and attentive interpreting work finalised to exclude all misunderstanding and inconsistent readings. This paper aims to present the results of a preliminary analysis of this complex and to invite the scientific community to participate and contribute to issues and questions here addressed and identified.

l fondo del Sant’Ufficio di Pisa è conservato presso l’ Archivio Arcidiocesano di Pisa sotto il nome di Tribunale dell’Inquisizione. Si compone di 32 unità cartacee, costituite per la maggior parte da filze rilegate, che raccolgono la documentazione prodotta dall’Ente tra il 1574 e il 1772. Il fondo non vede alcuna suddivisione in serie, ma riunisce in modo frammisto le varie tipologie documentarie messe in essere dal soggetto produttore nell’espletamento delle proprie funzioni, restituendo, seppur con notevoli eccezioni, un ordine sommariamente cronologico tra le unità. Le filze che lo compongono sono verosimilmente il frutto di una ricomposizione postuma rispetto alla redazione e alla loro valenza corrente, mentre storicamente la documentazione ebbe un’organizzazione diversa e più articolata. In un elenco di consistenza del 1658, redatto per l’inquisitore Girolamo Baroni, le carte erano divise in “mazzi” omogenei sotto il profilo della tipologia documentaria e in alcuni casi cronologicamente definiti. Nel 1806, da un coevo inventario della Mensa redatto alla morte dell’arcivescovo Angiolo Franceschi, il materiale si trovava più semplicemente diviso in atti, cause spedite e denunce.

La sostanziale differenza organizzativa odierna rispetto alla notizia del 1806, fatta di erronee attribuzioni ad altri fondi di alcune unità, di una forte disparità di consistenza dei pezzi, di sistematiche sovrapposizioni e lacune cronologiche, consente di ipotizzare interventi di radicale ricomposizione e legatura, avvenuti in tempi successivi rispetto al versamento del nucleo documentario nel complesso archivistico della curia vescovile.

Purtroppo, ad eccezione delle notizie sin qui riportate, non è stata rinvenuta documentazione che restituisca informazioni sulla storia archivistica del fondo, impedendoci di poter ricostruire la successione dei versamenti e degli interventi avvenuti tra la detenzione da parte del soggetto produttore e la conservazione nell’attuale complesso. Non si esclude, comunque, che le carte del fondo pisano possano contenere documenti utili per la ricerca e, a seguito di un esame analitico, possano rivelare l’esistenza di altri inventari antichi.
BahrabadiarticoloDEF

Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.