Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda II

Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda II

Abstract: Questo secondo gruppo di documenti sull'attività di Giulio Cogni in Germania e le sue iniziative in Italia nel periodo marzo-giugno 1937 mostra in maniera evidente l'intensità dei suoi rapporti con le autorità e i rappresentanti locali del nazismo, l'uso strumentale che le autorità fasciste italiane ne fecero e soprattutto i limiti che a tutto ciò esse posero in nome di un razzismo italiano che, partendo da una base biologica mai messa in discussione per quanto non ancora pienamente definita ed esplicitata, si muoveva oramai su coordinate distanti da quelle delineate dal filosofo toscano (più fasciste, latine e romane, più concrete e meno teoriche). Emerge in particolare la necessità da parte fascista, soprattutto in questo particolare periodo, di non provocare reazioni eccessive nel mondo cattolico per l'introduzione di una prospettiva religiosa e filosofica razzista di marca materialista e immanentista, senza tuttavia rinunciare in alcun modo alla costruzione di un razzismo italiano di tipo differente (né ovviamente ai rapporti con la Germania nazista).

La prima parte di questo saggio, Giulio Cogni in Germania: il razzismo italiano tra Ministero degli Esteri e Ministero per la Stampa e la Propaganda I è stata pubblicata nel n° 25/2017

 

In effetti, il 4 marzo il filosofo informò Parini e l’Istituto Interuniversitario Italiano di aver ricevuto dall’università di Berlino un invito (allegato alla sua comunicazione in copia conforme) a tenere per maggio o giugno una conferenza sulla razza italiana, da lui definita «di propaganda per la stirpe italiana all’estero», specificando che si sarebbe svolta «nello stesso senso delle mie recenti dichiarazioni all’Angriff». E successivamente il 17 marzo comunicò sempre a Parini che in quello stesso giorno avevano inizio nell’Istituto di cui era direttore i «corsi speciali accelerati di lingua e cultura italiana» per quaranta membri della Hitlerjugend in seguito agli accordi da lui stesso presi con l’organizzazione nazista.

Il 9 aprile Cogni fu informato dalla D.G.I.E. che il Ministero degli Affari Esteri aveva «preso buona nota della istituzione di un corso di lingua italiana per la Gioventù Hitleriana».

Ma, appunto, a quella data si erano già verificati alcuni autorevoli interventi sul filosofo per porre dei confini alla sua attività razzista, al fine di evitare che assumesse un carattere politico (ma senza rinunciare in alcun modo alla trattazione e alla propaganda del razzismo italiano) e per ricondurla, in fondo, alla sfera dell’iniziativa personale.

Il 12 marzo infatti l’ambasciatore a Berlino Attolico aveva scritto una lettera personale a Ciano, mostrando questa volta preoccupazione per quanto pubblicamente affermato da Cogni: proprio quel giorno il console Silenzi aveva richiamato la sua attenzione sull’intervista che il docente senese aveva rilasciato per l’«Angriff», già segnalata, ma senza critiche, a fine febbraio dallo stesso Attolico.

Allegandone la traduzione completa l’ambasciatore segnalava, oltre a «qualche millanteria nella “presentazione” dell’autore», soprattutto le sue «affermazioni di principio molto azzardate, la cui rispondenza ai fatti e all’ideologia fascista è per lo meno discutibile»; censurava il fatto, ritenuto di «dubbio gusto» che Cogni avesse affermato «che le sue idee hanno “l’appoggio dei Capi (anzi meglio “menti direttive”) del Fascismo»; mostrava infine preoccupazione per le nuove interviste che, aveva appreso da Silenzi, il filosofo si apprestava a rilasciare e ciò per due motivi: l’argomento e l’operazione culturale «in un ambiente come la Germania» potevano prestarsi «a malintesi e speculazioni in tutti i campi» e ciò «in un momento in cui la lotta religiosa attraversa qui la fase forse più acuta e delicata».
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.