Newfeminism Now! §2 (im)Mediated Feminism
§2 (im)Mediated Feminism. From Sixties «Social Justice Warriors» to Millenials «Social-Media Justice Warriors»
È anche alla «Social Justice» e al Social(Media) Justice Warrior che, in Mediated Sexuality, ci riferivamo quando abbiamo parlato di “radicalizzazioni contraddittorie” della cultura della desessualizzazione. Social Justice Warrior è termine che nella storia dei movimenti di protesta è stato talvolta utilizzato per indicare tutti coloro che “combattevano” per i diritti sociali, civili e di genere (seppur talvolta definiti Social Justice Activist e non Warrior). Coloro, donne e uomini, di differenti estrazioni sociali e culturali, che nel dopoguerra americano (ma anche prima) scesero in piazza, manifestarono e marciarono, furono perfino arrestati, malmenati, feriti e anche uccisi, quindi si batterono per una giustizia “sociale”, per ridefinire le ingiustizie, le diseguaglianze e le condizioni sociali (di classe, di sesso, di genere etc.); persone di differente estrazione sociale, etnia e genere che lottarono assieme per una causa autenticamente comune e per l’interesse di tutti (common good).
Dai 2010s Social Justice e Social Justice Warrior (talvolta qui abbreviato in SJW) hanno assunto significazioni ulteriori e diverse rispetto a quelle dei Sixties, legate all’attivismo attraverso la rete e i social-network, cioè sorte dopo l’esplosione e la diffusione ubiquitaria delle tecnologie comunicative ed informatiche, la nascita della «rete» e dei (social)media partecipativi e l’avvento delle «Identity Politics», della «Cyber Culture» e della «Fan Culture», quest’ultima fattasi non solo globale ed ubiquitaria, ma anche culturalmente, politicamente e socialmente decisiva e influente. In questo senso, la «Social Justice» dei 2010s, s’inscrive in un paesaggio storico e culturale che ha visto l’avvento dei coevi e sempre tra loro correlati e reciprocamente costitutivi fenomeni della Queer Culture, della Woke Culture, della Politcal Correctness, della Critical Race Theory e della Cancel Culture. Ed è questo paesaggio che rende la «Social Justice» dei 2010s un qualcosa di ben diverso dalla “Social Justice” dei Sixties, strutturata su di una prassi ed una ortodossia altrettanto differenti.
A seconda dei casi, nei 2010s «Social Justice» e «SJW» possono essere utilizzati nel loro senso (più o meno) originario, critico, progressista e positivo – in qualche modo equivocandosi con le significazioni dei Sixties – oppure in un altro deteriore, appunto «cinico» e negativo, finanche “pericoloso”, per infine arrivare in alcuni casi – con Social Justice Warrior – anche ad assumere connotazioni offensive e sessiste, equivalenti ad un vero e proprio insulto. Nelle sue declinazioni più ciniche, e da molti considerate peggiorative, Social Justice Warrior è andato ad indicare tutti coloro che, in nome di una presunta correttezza politica (political correctness) sempre più pervasiva e fanatica (soprattutto per quel che riguarda l’oggettivazione e la sessualizzazione delle donne, nonché, e in particolare dai 2010s, per tutto ciò che ruota attorno alla variegata galassia del concetto di «identità di genere»), combattono non solo per una maggiore “giustizia sociale” e una più corretta rappresentazione della donna, ma anche imporre una sorta di codice “sociale e morale” nei social-media, dell’entertainment in genere ed in ogni campo dell’espressività, appunto la nuova versione, mediaticamente «social», di «Social Justice», quella passata attraverso il fuoco del postmoderno, del trionfo globale delle politiche neoliberali e delle rivoluzioni tecnologiche ed informatiche dei 1990s-2010s. Il Social Justice Warrior, per come qui inteso, è quindi chiunque sia attivamente coinvolto nella battaglia per la «Social Justice» dei 2010s e faccia un uso estensivo e fanatico della political correctness.
Lorenzo_MARRAS_Newfeminism_Now_parte-02-it-18Nov