Newfeminism Now! §2 (im)Mediated Feminism

Newfeminism Now! §2 (im)Mediated Feminism

Abstract: La storia del femminismo e della rappresentazione della donna dei 2010s s’inscrive nella cultura digitale e social del nuovo millennio, nonché nella rinnovata ondata della “social justice”, anch’essa riformulata dall’avvento e dalla diffusione pervasiva ed ubiquitaria delle tecnologie comunicative ed informatiche. Ed è così che l’attivismo femminista, attraverso il catalizzatore dei social ed in ossequio alle pervasive strutture del sentire neoliberali, si fa sempre di più individuale e privato, perdendo quella dimensione di autenticità gruppale e sociale che definiva l’attivismo dei Sixties. Sempre di più il sociale si confonde con lo spazio privato del sé, e le battaglie per la giustizia e per l’empowerment sono sociali non nel senso di un’azione collettiva che si esprime attraverso una concreta partecipazione, le une insieme alle altre, in incontri che sono espressione di una aggregazione spontanea, bensì in scontri virtuali combattuti sui «social network»; quindi “insieme ma sole”; o, tutt’al più, a partire da libere scelte del proprio sé nelle relazioni personali e nella vita privata, nella possibilità di esprimere il raggiunto empowerment principalmente attraverso il proprio stile di vita, quello dove la logica del consumo e del piacere si pretende definiscano la soggettivazione femminile, e, quindi, preoccupandosi principalmente di se stesse, in una «Social Justice» che a differenza della «social justice» dei Sixties si scopre strutturata in senso individualistico, consumistico e narcisistico. Nasce, così, una nuova forma di Social Justice Warrior, più adatto alle strutture del sentire dei 2010s, quelle dominate dall’ideologia invisibile del neoliberismo: l’«Individual Social (Media) Justice Warrior». Il “personale” diventa “individuale”, ed è quest’ultimo, nei 2010s, ad essere politico, perché si scopre che è nella possibilità di poter esprimere sé stesse (liberamente/consumisticamente, finanche nel solo modo d’apparire) che si fa il bene comune, si è femministe. A sua volta il femminismo mediatico e l’attivismo per la giustizia sociale confluiscono, facendosi ad esse coestensive, con le altre espressioni della “culture wars” dei 2010s, la woke culture, la political correctness e la cancel culture. Ed è così che la rappresentazione mediatica della donna nei 2010s, filtrata dal femminismo mainstream, dalla woke culture e dalla cancel culture, è in grado di manifestare perfettamente il dilemma (estetico) dei 2010s: è possibile l’arte in un’epoca di radicale Political Correctness?

§2 (im)Mediated Feminism. From Sixties «Social Justice Warriors» to Millenials «Social-Media Justice Warriors»

È anche alla «Social Justice» e al Social(Media) Justice Warrior che, in Mediated Sexuality, ci riferivamo quando abbiamo parlato di “radicalizzazioni contraddittorie” della cultura della desessualizzazione. Social Justice Warrior è termine che nella storia dei movimenti di protesta è stato talvolta utilizzato per indicare tutti coloro che “combattevano” per i diritti sociali, civili e di genere (seppur talvolta definiti Social Justice Activist e non Warrior). Coloro, donne e uomini, di differenti estrazioni sociali e culturali, che nel dopoguerra americano (ma anche prima) scesero in piazza, manifestarono e marciarono, furono perfino arrestati, malmenati, feriti e anche uccisi, quindi si batterono per una giustizia “sociale”, per ridefinire le ingiustizie, le diseguaglianze e le condizioni sociali (di classe, di sesso, di genere etc.); persone di differente estrazione sociale, etnia e genere che lottarono assieme per una causa autenticamente comune e per l’interesse di tutti (common good).

 Dai 2010s Social Justice e Social Justice Warrior (talvolta qui abbreviato in SJW) hanno assunto significazioni ulteriori e diverse rispetto a quelle dei Sixties, legate all’attivismo attraverso la rete e i social-network, cioè sorte dopo l’esplosione e la diffusione ubiquitaria delle tecnologie comunicative ed informatiche, la nascita della «rete» e dei (social)media partecipativi e l’avvento delle «Identity Politics», della «Cyber Culture» e della «Fan Culture», quest’ultima fattasi non solo globale ed ubiquitaria, ma anche culturalmente, politicamente e socialmente decisiva e influente. In questo senso, la «Social Justice» dei 2010s, s’inscrive in un paesaggio storico e culturale che ha visto l’avvento dei coevi e sempre tra loro correlati e reciprocamente costitutivi fenomeni della Queer Culture, della Woke Culture, della Politcal Correctness, della Critical Race Theory e della Cancel Culture. Ed è questo paesaggio che rende la «Social Justice» dei 2010s un qualcosa di ben diverso dalla “Social Justice” dei Sixties, strutturata su di una prassi ed una ortodossia altrettanto differenti.

A seconda dei casi, nei 2010s «Social Justice» e «SJW» possono essere utilizzati nel loro senso (più o meno) originario, critico, progressista e positivo – in qualche modo equivocandosi con le significazioni dei Sixties – oppure in un altro deteriore, appunto «cinico» e negativo, finanche “pericoloso”, per infine arrivare in alcuni casi – con Social Justice Warrior – anche ad assumere connotazioni offensive e sessiste, equivalenti ad un vero e proprio insulto. Nelle sue declinazioni più ciniche, e da molti considerate peggiorative, Social Justice Warrior è andato ad indicare tutti coloro che, in nome di una presunta correttezza politica (political correctness) sempre più pervasiva e fanatica (soprattutto per quel che riguarda l’oggettivazione e la sessualizzazione delle donne, nonché, e in particolare dai 2010s, per tutto ciò che ruota attorno alla variegata galassia del concetto di «identità di genere»), combattono non solo per una maggiore “giustizia sociale” e una più corretta rappresentazione della donna, ma anche imporre una sorta di codice “sociale e morale” nei social-media, dell’entertainment in genere ed in ogni campo dell’espressività, appunto la nuova versione, mediaticamente «social», di «Social Justice», quella passata attraverso il fuoco del postmoderno, del trionfo globale delle politiche neoliberali e delle rivoluzioni tecnologiche ed informatiche dei 1990s-2010s. Il Social Justice Warrior, per come qui inteso, è quindi chiunque sia attivamente coinvolto nella battaglia per la «Social Justice» dei 2010s e faccia un uso estensivo e fanatico della political correctness.

Lorenzo_MARRAS_Newfeminism_Now_parte-02-it-18Nov

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