Il bushido alleato. Il Giappone guerriero nell’Italia fascista (1940-1943)

Il 27 settembre 1940 i governi totalitari di Italia, Germania e Giappone siglarono un’alleanza nota come Patto Tripartito che stabiliva il riconoscimento delle reciproche aree di influenza in Asia e in Europa. Il Secondo conflitto mondiale era già scoppiato nel settembre 1939 con l’invasione tedesca della Polonia, l’Italia aveva dichiarato guerra all’alleanza anglofrancese nel giugno 1940, il Giappone avrebbe iniziato le ostilità dopo più di un anno dalla sigla del Patto con l’attacco alla base americana di Pearl Harbour nel dicembre 1941. Le avrebbe anche chiuse definitivamente con la resa incondizionata del 15 agosto 1945, data ufficiale della fine del conflitto nel mondo intero dopo che la Germania si era arresa a giugno all’Armata Rossa e il regime fascista era crollato già due anni prima.

La diplomazia fascista aveva aderito all’alleanza tripartita proprio quando la sua azione non stava mostrando una particolare vitalità, specialmente mancando di una reale autonomia politica in Estremo Oriente.

I diplomatici italiani nemmeno parteciparono ai negoziati precedenti al Patto limitandosi a firmare il testo che il ministro degli Esteri nazista, Joachim von Ribbentrop (1893-1946), portò di persona a Roma nel settembre 1940. Però, al di là di questa specifica vicenda che vide il governo di Mussolini allinearsi alla politica nazista nell’Estremo Oriente, le relazioni tra Italia fascista e Mikado, l’Impero giapponese, erano state animate negli anni immediatamente precedenti da una particolare attrazione reciproca che avrebbe forse anche potuto condurre a un’alleanza formale indipendente dalle indicazioni e dagli interessi immediati del Terzo Reich.

Questa ricerca si propone appunto di approfondire quali fossero le espressioni culturali e di costume che risvegliavano l’interesse vicendevole almeno tra intellettuali, politici e alti ufficiali delle due nazioni, considerando la limitata conoscenza che i ceti popolari potevano avere di contesti così lontani e diversi. Come si vedrà, l’aspetto forse più interessante è che i fondamenti di questa corrispondenza superavano le circostanze politiche degli anni Trenta per affondare in acquisizioni di pensiero che si erano venute formando già nei decenni precedenti.