Questa volta vorrei presentare un gioco diverso.

Nel caso dei giochi da tavolo a tema storico, la maggioranza dei titoli si basa sulla ricostruzione di conflitti bellici. Quando si affrontano altre tematiche è più difficile mantenere l’aderenza alla realtà, col risultato che spesso si ricorre ad ambientazioni di tipo fantasy.

Un gioco uscito da poco, al momento disponibile solo in lingua inglese, ha invece attirato la mia attenzione. Si tratta di Freedom: the Underground Railroad, edito dalla Academy Games.

Il gioco vuole ricostruire l’atmosfera della fuga dalla schiavitù per i neri negli Stati Uniti d’America. Ancora oggi si usa un’espressione che rimanda a vere e proprie ferrovie sotterranee invisibili, viste le dimensioni dell’esodo. Gli scenari sono 3, anche se non così accurati dal punto di vista storico: 1800-1839, 1840-1859 e 1860-1865. Si va da un paese recentemente uscito dalla guerra di Indipendenza al momento della elezione di Lincoln alla presidenza, preludio della imminente guerra di secessione (1861-1865). Questo gioco fa idealmente parte della collana Birth of America series, una serie di giochi tematici ambientati negli anni fondamentali di costituzione degli Stati Uniti d’America (1754 Conquest. French-Indian War; 1775 Rebellion. The American Revolution; 1812. The Invasion of Canada) di cui spero di parlare nelle prossime schede. A differenza di questi ultimi, però, motivo per cui non fa parte ufficiale della collana, non è presente l’elemento bellico.

Il tema della schiavitù ha un grande fascino soprattutto per il mercato americano, dove questo argomento è più noto. Negli ultimi tempi, comunque, non sembra più così distante neanche rispetto al panorama europeo contemporaneo.

Il gioco fa rivivere l’organizzazione dietro l’esodo degli schiavi neri americani dalle piantagioni degli Stati meridionali verso il Canada, il Messico o gli Stati Europei, dove non esisteva la schiavitù. Si tratta di un cooperativo puro e anche molto “stretto”, da questo punto di vista. La totale collaborazione e coordinazione tra giocatori è essenziale per riuscire a “vincere” contro il gioco. Bisogna parlarsi prima di intraprendere una strategia.

Ad ogni giocatore, per un massimo di 4, viene affidato un personaggio con un ruolo differente. Si può avere un predicatore itinerante che raccoglie soldi per la causa o altri tipi di figure con abilità collegate (ad esempio il “protettore degli schiavi fuggiaschi” o il “ricco uomo d’affari bianco”). Ognuno concorrerà a muovere i fuggiaschi, che ogni turno arrivano sul tabellone dal mercato degli schiavi, per portarli dalle piantagioni di partenza verso le diverse vie di fuga. A ostacolare il lavoro dei giocatori, oltre a necessità logistiche come il divieto di accumulare più di uno schiavo sullo stesso singolo spazio di un percorso, ci sono i “cacciatori di schiavi”.

Questo ruolo viene svolto dal gioco muovendo 5 cacciatori lungo percorsi predefiniti che coprono gran parte della mappa. Ad ogni turno, inoltre, uno dei cacciatori, selezionato casualmente, si riposiziona su uno spazio movimento casuale del suo percorso. La presenza dei cacciatori e di questo movimento casuale aggiungono la tensione necessaria a simulare la difficoltà della fuga. L’ottica è quella della grande strategia: non si muovono i singoli schiavi durante rocambolesche fughe notturne. Si cerca piuttosto di assicurare che il flusso sia indirizzato bene e non ci siano troppi intoppi lungo il percorso.

All’inizio di ogni turno vengono mostrate 5 carte evento, liberamente acquistabili dai giocatori con le proprie risorse. Il contenuto di queste carte varia in base al “periodo” in cui si sta giocando, in ognuna sono riportati, al di là degli immediati effetti di gioco, delle interessanti note “storiche” che giustificano gli effetti.

Nonostante le note e il fascino della mappa, tuttavia, a volte si ha l’impressione che le regole siano state un po’ calate dall’alto e che un sistema simile si potrebbe applicare a molti tipi di ambientazioni. Non si tratta tuttavia di un difetto e un gruppo affiatato non se ne accorgerebbe neanche, impegnato com’è a mettere in salvo il maggior numero di schiavi nel minor tempo possibile!

Le regole non sono molto impegnative inoltre, essendo un cooperativo, ci si dà una mano a vicenda in caso di dubbi.

La durata si attesta tra l’una e le due ore e di sicuro questo gioco ha l’effetto di sensibilizzare e far conoscere una tematica che, come già accennato inizialmente, non sembra essere poi così lontana.