Ripensando la mia Storia. Le ragioni di un percorso #8

Alexander Nevsky di Sergei Eisenstein

Grandi registi del cinema hanno contribuito alla storia del cinema usando la Storia come strumento di ispirazione e Sergei Eisenstein (1898-1948) è certamente uno dei più geniali pionieri di quel genere di cinematografia. Una delle sue opere monumentali ha lasciato nella mia memoria grande ammirazione e curiosità: l’Alexander Nevsky. La ragione è facile da comprendere. Le vicende di Nevskij sono solo marginalmente menzionate nei libri di storia occidentale e le sue gesta sono ancora oggi più leggenda che scientifica realtà. Tutto questo non può mancare di ispirare grande curiosità ed interesse ad uno storico.

Al di fuori della Russia pochi conoscono le vicende storiche di Nevsky e probabilmente il principe sarebbe totalmente ignorato anche dalla letteratura, se non fosse proprio per il film di Sergei Eisenstein del 1938 che lo ha rievocato, anche se solo per fini propagandistici. Le fonti originali della sua vita sono custodite in documenti dell’agiografia russa e risalgono al XIII secolo (le fonti storiche su Alexander Nevsky sono discusse in Mari Isoaho, The image of Alexandr Nevskiy in Medioeval Russia: Warrior and Saint, Leiden, Brill, 2006). Quest’ultimo aspetto stimola sensibilmente l’attenzione. Se infatti pensiamo al periodo storico in cui il principe vive e lo mettiamo a confronto con il contesto storico nel quale Eisenstein produce il proprio film, la curiosità sulle vicende del personaggio e gli interrogativi sulla dubbia correlazione ci portano ad esaminare un interessante episodio di storia utilizzato al servizio del potere politico.

Siamo nel 1938 ed in Europa diviene ogni giorno più realtà il pericolo di un conflitto militare e la Germania hitleriana è la principale causa di instabilità politica del continente. Eisenstein considerato il portavoce cinematografico di Joseph Stalin, cerca un eroe che rappresenti lo spirito del patriottismo e lo sprezzante coraggio sovietico di fronte al pericolo di una Germania ormai troppo vicina ai propri confini. La figura di Nevsky emerge da una scelta tra gli sconosciuti personaggi della storia della nazione, di eroi non corrotti dalla letteratura o immaginazione artistica del passato. Si tramanda che la principale fonte disponibile sia quella individuata in documenti di istituzioni monastiche, in particolare nella monografia La Vita di Alexander Nevsky che si ritiene scritta poco dopo la morte del principe, avvenuta nel 1263.

Del contesto storico sappiamo che la Russia del XIII secolo sia frammentata politicamente ed ancora sofferente per la devastazione e terrore causati dal passaggio delle orde mongole che si erano stabilite nella regione ai confini di Novgorod, nel nord dell’odierna Russia, ai confini con la Finlandia. Di Nevsky le fonti narrano che sia molto stimato dalla popolazione della città di Novgorod, all’epoca prospero centro di commerci, luogo profondamente devoto alla Chiesa Ortodossa, al tempo legata a quella bizantina. Nevsky viene anche descritto come importante mediatore nelle trattative con i comandanti Mongoli e per questo anche molto rispettato dai nobili. La ricchezza della città è già all’epoca causa di invidie e rivalità con le altre comunità nella regione, ma il pericolo maggiore per Novgorod non è all’interno della regione stessa, ma all’esterno, principalmente legato alle ambizioni di conquista delle popolazioni svedesi, germaniche e lituane che risiedono ai confini ad ovest della regione (sulle guerre contro svedesi e cavalieri teutonici, John Fennell, The crisis of Medioeval Russia, 1200-1304, London, Longman, 1983 pp.102-105 e Mari Isohao, p.380).

Nell’opera cinematografica la presenza mongola è solamente accennata in principio, quando un gruppo di guerrieri mongoli invita Nevsky ad unirsi a loro come comandante, mentre la vicenda principale dell’opera cinematografica riguarda la difesa della città, prima contro gli eserciti svedesi e quindi, quella più importante e cuore dell’intera rappresentazione, contro i cavalieri teutonici di origine germanica. Il film di Eisenstein particolarmente esalta il momento della ricerca di un eroe che difenda la città di Novgorod dal pericolo teutonico che inesorabilmente avanza, dopo aver conquistato la città di Pskov e massacrato la popolazione. Le vicende storiche vengono datate dalla storiografia in un periodo compreso tra il 1241 ed il 1242. Gli eventi rappresentati nell’opera cinematografica riguardano con particolare attenzione e drammaticità la vittoria del lago dei Ciudi (anche noto come Peypus o Peipus al confine tra le odierne Estonia e Russia) che può a ragione essere considerata una delle scene drammatiche più commentate dalla critica cinematografica. Il successo della battaglia viene rappresentato nell’opera di Eisenstein come una vittoria non solo contro l’invasore germanico, ma soprattutto come la sconfitta dei crociati del papato cattolico.

La storiografia (cfr. Mari Isoaho, The image of Alexandr Nevskiy in Medioeval Russia: Warrior or Saint) narra che per la vittoria conseguita Nevsky diviene un eroe celebrato dal suo popolo. La sua figura di eroe militare e abile politico gradualmente lo trasforma presto in una figura leggendaria, già durante la sua vita. Le sue gesta superano i confini della regione, fino a trasformarlo in un “santo” eroe e quindi come degno interprete di altre opere agiografiche, di cui una realizzata nel XVI secolo (Alexander Nevsky fu proclamato santo dalla Chiesa Ortodossa nel 1547. Cfr. anche Nicholas Riasanovsky e Mark Steinberg, A History of Russia, New York, Oxford University Press, 2005, vol. I pp. 75), ma in un contesto storico molto diverso, quando la Chiesa Ortodossa ha ormai perso i legami ed obblighi verso la Chiesa bizantina e l’eroe Nevsky è invece raffigurato come il principale oppositore dei Mongoli provenienti dall’Oriente.

È evidente da quanto detto che l’uomo e condottiero Nevsky, eroe autentico del suo popolo, sia stato convenientemente considerato un uomo per tutte le epoche, reinterpretato ed adattato dalla sua morte in molti modi e secondo i canoni delle vicende storiche dei tempi. Nella visione e “strumentalizzazione” contemporanea dell’eroe Nevsky anche il regista Eisenstein, genio cinematografico al servizio della politica sovietica, non esita a rivisitare le sue gesta per i fini propagandistici di Stalin.

Eisenstein è in quegli anni un acclamato direttore, artista ambito anche dalle grandi case cinematografiche americane (sulla vita di Sergei Eisenstein, Mike O’Mahony, Sergei Eisenstein, London, Reaktion Books, 2008). Il successo internazionale della Corazzata Potemkin, realizzato nella prima metà degli anni venti, ha addirittura convinto la United Artist, di cui Charlie Chaplin è tra i fondatori, ad invitare il regista a produrre negli Stati Uniti. Così infatti accade nel 1930 e per alcuni anni lavora ad Hollyood, tuttavia creando una produzione cinematografica di minore impotanza.  Rientra quindi a Mosca nel 1932. Al suo ritorno trova, un ambiente culturale e politico completamente diverso, in cui ogni opera artistica, soprattutto nella cinematografia, è interamente influenzata e subordinata agli interessi del partito comunista sovietico. Eisenstein accetta di dedicare il proprio genio al servizio della propaganda politica.

Il Nevsky di Eisenstein, al di là delle evidenti influenze politiche è un’opera monumentale della cinematografia mondiale. È un film completamente sonoro ed è anche una delle massime espressioni della sinergia artistica tra cinema e musica. La collaborazione con Sergei Prokofiev (1891-1953), che ha scritto e diretto la colonna sonora dell’opera, è una fondamentale componente del successo cinematografico.

Come detto il leitmotiv dell’opera cinematografica e politica riguarda l’aggressione dei cavalieri teutonici che sono causa di grave apprensione nella popolazione e nei nobili. In Novgorod il principe Nevsky è ben conosciuto. Nello svolgimento del film, mentre due spavaldi locali, Gavrilo e Buslai, ricordano di aver combattutto gli Svedesi con Nevsky, giungono notizie da Pskov, dove i Teutonici hanno preso la città con la complicità del traditore Tverdilo. La municipalità in allarme si domanda come prepararsi a difendere la città, finchè la giovane Olga invita i cittadini a considerare la guida militare del principe. Proposta che viene accettata. Nel frattempo si consuma la sorte della città di Paskov, con le drammatiche scene della strage della popolazione che terminano con l’invocazione ad insorgere diretta a Nevsky.

Il principe accetta la guida del suo popolo e chiede alla popolazione di chiamare tutti gli uomini validi al combattimento. Masse di contadini si radunano e si uniscono alle truppe del principe. Mentre nel campo germanico si celebrano riti religiosi giunge la notizia dell’arrivo delle forze di Nevsky e dopo schermaglie iniziali si giunge al luogo della battaglia e momento decisivo del film. Nel confronto sul lago ghiacciato (lago dei Ciudi) si decideranno le sorti delle due nazioni. Il principe si accorge che lo strato di ghiaccio sul lago è poco resistente e quindi costituisce un pericolo per le pesanti armature teutoniche. L’esercito germanico viene accerchiato e, quando anche i cavalieri teutonici giungono a rinforzare i ranghi, un punto del lago improvvisamente cede ed il nemico, in gran numero, annega nelle acque gelate.

La scena cruenta e drammatica della battaglia dura circa 30 minuti ed è tra le più celebrate del cinema contemporaneo. Lo stesso Eisenstein narra di aver girato quella parte del film in estate e che il ghiaccio sia stato creato artificialmente, senza apparentemente nessuno abbia notato la differenza. Un altro elemento che, considerati gli strumenti della cinematografia del tempo, è considerato di eccezionale risultato (Sergei Eisenstein, Notes of a Film Director, New York, Dover, 1970 p.41).

Nel finale dell’opera gli eroi caduti nella battaglia vengono seguiti dai prigionieri che includono i comandanti dei Teutonici ed i rappresentanti del clero. Il film conclude con le determinazioni di giustizia, per i guerrieri teutonici verrà richiesto il riscatto e per i traditori la morte è la giusta sentenza. Le ultime scene riguardano le celebrazioni con alcune note romantiche di matrimoni, non senza patriottiche esaltazioni e giuramenti di fedeltà alla patria.

Nel contesto storico della produzione cinematografica l’immagine di Nevsky, patriota puro e coraggioso, intende celebrare Stalin e le sue doti di guida politica. La storia cinematografica evidentemente stride con la Storia medioevale del santo. Il contrasto tra il Nevsky, santificato dalla Chiesa Ortodossa, e l’immagine secolare del leader dell’opera cinematografica, riconducibile alla personalità di Stalin, che proprio negli anni Trenta adottava, invece, una politica di repressione verso la religione, senza distinzioni di fede, è una concessione artistica che certamente può lasciare perplessi. Ma il successo dell’opera, soprattutto tra le masse popolari, è esaltante e questo conta più di ogni altra critica o riconoscimento.

La migliore produzione di Sergei Eisenstein è ispirata da eventi storici e celebrativi di eroi realmente esistiti ed il regista è, a giusto titolo, ricordato tra i geni che hanno portato il cinema di cultura alle grandi masse. Il Nevsky, ma anche altre grandi produzioni successive di riferimento storico, come l’Ivan il Terribile (1944), portano al regista successo e riconoscimenti senza eguali in Russia e all’estero. In un periodo di tensioni politiche che inesorabilmente porteranno ad un inevitabile conflitto militare, l’opera celebrativa del coraggio, dei singoli eroi del passato e del popolo nel suo complesso, trasforma il cinema in un fondamentale strumento di propaganda. Lo stesso Stalin, all’inizio del conflitto contro la Germania nazista, nel tentativo di richiamare all’amor patrio i sovietici, celebra il “santo” Nevsky tra gli eroi coraggiosi da ricordare ed imitare nel momento del pericolo (discorso di Stalin riportato da Nina Tumarkin, The living and the Dead: Rise and Fall of the Cult of World War II in Russia, New York, basic Books, 1994, pp.61-63).  Non senza ironia, considerato il successo dell’opera la celebrazione del Nevsky, eroe sovietico, è certamente più vasta ed acclamata internazionalmente di quella del principe medioevale nella sua epoca, ma non è probabilmente quella che l’autentico, umile, eroe vorrebbe riconosciuta dalla memoria dei tempi che è, invece, il dovere della storiografia dover ricordare.