Giudici, eretici, infedeli. Per una storia dell’ Inquisizione nella Marca nella prima età moderna


Abstract: Gli studi sull'Inquisizione romana hanno dedicato scarsa attenzione alla Marca Anconetana. Tuttavia la storia del Sant'Uffizio in quest'area dello Stato pontificio riveste grande importanza, anche per la presenza del santuario di Loreto (dove la Compagnia di Gesù gestiva una Penitenzieria) e di una cospicua minoranza ebraica. Il saggio ricostruisce la storia dei processi per eresia nelle Marche del Cinquecento (soprattutto quello contro la famiglia di Alberico Gentili e quello contro Pomponio Rustici), analizza il ruolo dei commissari inviati dal Sant'Uffizio (in particolare alcuni confessori gesuiti e Gaspare Dotti) e traccia una storia istituzionale degli uffici dell'Inquisizione fino alla metà del Seicento. Lo scopo della ricerca è quello di offrire un quadro degli intrecci tra confessione e Inquisizione e di costruire una storia preliminare del disciplinamento cattolico nella Marca.

Giudici, eretici, infedeli. Per una storia dell’ Inquisizione nella Marca nella prima età moderna

Nell’anno in cui moriva Paolo III Farnese l’allarme per la diffusione dell’eresia in Italia permise al gruppo dei fautori della linea dura, riuniti intorno al cardinale inquisitore Giampietro Carafa, di giocare un ruolo senza precedenti nelle stanze della Curia pontificia. Come avrebbero raccontato Girolamo Catena nella vita di Pio V e Domenico Caracciolo in quella manoscritta di Paolo IV, con piccole varianti, ad accrescere il clima di allarme fu anche il sequestro di alcune casse avvenuto a Como,

percioche da Germania mandavano […] balle di libri heretici, come si scoprì poi nel 1549 per mezzo del Santo Offitio di Roma, e di Fra’ Michele Ghislerio, […] per spargerli in Como, Cremona, Vicenza, Faenza, San Genesio, & in Calabria, al che fu rimediato opportunamente dal Santo Offitio di Roma con porre in ogni città valenti, et zelanti Inquisitori, servendosi anche tal’hora de secolari zelanti, e dotti per aiuto della fede.

Nella ricostruzione dei due devoti storici, che potevano attingere a fonti di prima mano, si menzionavano luoghi familiari agli studiosi dell’Inquisizione: Vicenza, Cremona (sede di una clandestina chiesa calvinista), l’arcieretica Modena (vi fa cenno Catena), Faenza (uno dei luoghi in cui il Sant’Uffizio avrebbe colpito con più rigore) e la Calabria dei valdesi; e si menzionava anche una terra del Piceno non altrettanto celebre. La geografia della Riforma in Italia vi è cartografata in larga parte; ma nelle ricostruzioni dedicate alla repressione ereticale del XVI secolo la Marca d’Ancona non ha attirato la stesse attenzione che hanno meritato altri luoghi della Penisola.

E dire che nel Cinquecento le città di quella porzione dello Stato pontificio diedero pensiero non meno di Faenza. Nel 1556, nel primo anno di pontificato di Carafa, i padri del collegio di Loreto informavano Laínez che nelle terre picene San Ginesio aveva fama di «improborum perfugium» e «asylum lutheranorum». Stando alle informazioni che Giovanni Gambaro fornì alla casa generalizia, il borgo, privo di controllo giudiziario del Sant’Uffizio, aveva richiesto impellenti cure pastorali di cui si erano incaricati un gruppo di padri che avevano ottenuto la conversione di molti colpevoli che avrebbero abiurato i loro errori.

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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.