Il Sistema Archivistico Nazionale e i Portali tematici come strumenti di accesso e divulgazione del patrimonio archivistico

L’adozione delle nuove tecnologie in ambito archivistico ha determinato un radicale cambiamento dell’approccio agli archivi da parte dell’utenza in generale e degli storici in particolare. Ha infatti contribuito a modificare nell’immaginario collettivo la percezione degli archivi, concepiti ormai in gran parte non più come luogo spesso misterioso e di difficile accesso, nel quale consultare pazientemente documenti polverosi e spesso di ardua lettura per il gusto di uno sterile eruditismo, bensì come soggetti in grado di erogare informazioni on line con i quali dare la possibilità a tutti di ricostruire il passato e recuperare una perduta continuità storica. La digitalizzazione di intere serie archivistiche o la messa a disposizione di inventari on line hanno chiaramente reso molto più semplice l’accesso alle fonti con interessanti ripercussioni.

Fino a non molto tempo fa erano infatti gli studi storici a esercitare un influsso sul lavoro d’inventariazione, spingendo l’archivista ad accordare la preferenza a certi fondi piuttosto che ad altri per venire incontro alle correnti storiografiche del momento. L’odierna rivoluzione informatica ha portato a ribaltare la situazione, nel senso che il lavoro archivistico può divenire uno stimolo per l’indagine storica, offrendo strumenti di ricerca e serie digitalizzate che invoglino lo storico a progettare indagini su nuovi settori, magari fino allora trascurati.

Ma soprattutto è stata in larga parte eliminata una delle cause nelle quali Marc Bloch ravvisava la difficoltà delle società di «organizzare razionalmente la memoria e la conoscenza di sé»: la tendenza a tenere i documenti segreti e nascosti al grande pubblico. Una tendenza che all’inizio degli anni Ottanta era ancora molto viva e operante in tanti archivisti: il desiderio cioè di avere il pieno controllo di documenti spesso considerati alla stregua di intoccabili “pezzi da museo” e dunque di fungere come filtro indispensabile tra l’utente e la documentazione, quasi si accordasse un favore in via straordinaria a chi desiderava avere accesso al materiale documentario. Oggi questa chiusura nei confronti dell’esterno è stata spazzata via proprio dal web che mette a disposizione di chiunque una enorme e per tanti versi labirintica messe di informazioni, dove è proprio la stessa quantità a costituire paradossalmente un limite alla conoscenza.

Un’altra conseguenza dell’adozione delle tecnologie informatiche è il superamento della concezione piuttosto diffusa tra gli storici che porta a confondere l’importanza di un archivio con la presenza in esso di “pezzi celebri”, una concezione a ben vedere antitetica alla natura stessa di archivio, inteso come complesso organico e unitario da interrogare nella sua integralità. Anzi, è interessante notare a questo riguardo che le tecniche informatiche hanno modificato profondamente la concezione positivistica del documento inteso semplicemente quale utile accessorio per le teorie dello storico, favorendo al contempo la visione di Michel Foucault, secondo il quale il compito principale non è quello di interpretare o di analizzare il documento ma piuttosto quello di elaborarlo, organizzandolo e mettendolo in rapporto con gli altri ad esso correlati.

L’elaborazione di una metodologia storica che si concentra su funzioni storicamente quantificabili (prezzi, salari, demografia, cicli economici, ecc.) e ne studia le persistenze e le modificazioni durante periodi più o meno lunghi si è favorevolmente incrociata con la possibilità offerta dalle nuove tecnologie di trattare in maniera efficace documentazione di carattere seriale in grado di fornire dati per l’analisi di certi fenomeni storici. In altre parole, lo storico oggi ha bisogno non tanto di singoli documenti di grande rilevanza, quanto piuttosto di complessi numericamente rilevanti che gli permettano di estrapolare dati significativi, in grado di interpretare un particolare aspetto della realtà. Da questo punto di vista, le campagne di digitalizzazione concernenti alcune tipologie documentarie seriali, come i catasti, i registri di stato civile, le liste di leva, i disegni architettonici, costituiscono un elemento prezioso per questo tipo di indagini storiografiche.