Testi e contesti. Le scritture femminili private a Roma nel Settecento: i diari tra soggettività individuali e appartenenze socio-culturali


Abstract: Il saggio si sofferma sui diari di due donne laiche, una giovane ebrea del ghetto di Roma e una aristocratica pure romana. Entrambi risalenti al XVIII secolo, i due documenti dimostrano quanto le ricerche archivistiche abbiano messo in discussione la convinzione ancora prevalente e salda secondo la quale le scritture intime e private - diaristiche, autobiografiche o epistolari - siano una prerogativa soprattutto del XIX e del XX secolo. Inoltre, quanto all'esperienza delle donne, la loro esclusione dalla scrittura e il privilegiamento della sola lettura non sembrano fenomeni così totalizzanti come generalmente si pretende. La pratica femminile della scrittura definita "domestica" o "ordinaria", così come di quella autobiografica, era infatti molto diffusa già nel XVII e nel XVIII secolo. Essa presenta declinazioni e modelli differenti ma anche problemi metodologici e interpretativi comuni.

Ho trattato in altra sede di scritture di memoria femminile e di racconto di sé e della comunità di appartenenza prodotte dalle religiose in età moderna, specificatamente nel contesto romano. Intendo ora affrontare il versante laico delle scritture cosiddette du for privé redatte da donne – diari, autobiografie spirituali, biografie, libri di conti e di famiglia, lettere, carte di memoria. Si tratta di un ampio ventaglio di scritture del sé, o di ego-documenti, emerso nel corso di una vasta ricerca negli archivi romani che ha inteso censire e catalogare gli scritti inediti – non letterari né autoriali – delle donne per l’età moderna e contemporanea. La ricerca, che ha portato e sta ancora portando alla luce un vastissimo patrimonio di autografi femminili fino ad oggi sconosciuto, ha dato vita alla pubblicazione dei documenti più interessanti all’interno della Collana editoriale La memoria restituita. Fonti per la storia delle donne, curata da Manola Ida Venzo e da chi scrive, per i tipi delle edizioni Viella, giunta oramai al quinto volume.

Mi soffermerò su due diari diversi relativi al XVIII secolo, anche per sottolineare quanto le ricerche archivistiche abbiano messo in discussione la convinzione, ancora prevalente e molto diffusa, secondo la quale le scritture intime, diaristiche, autobiografiche o epistolari, siano una prerogativa soprattutto del XIX e del XX secolo. In realtà, anche senza considerare le scritture delle mistiche, ovviamente molto più antiche e precoci, l’esclusione delle donne dalla scrittura e il privilegiamento della sola lettura sembrano essere fenomeni non così totalizzanti come si pretende. D’altro canto, la pratica femminile della scrittura definita “domestica” o “ordinaria”, così come di quella autobiografica, era estremamente diffusa già nel XVII e nel XVIII secolo.

Il primo diario è quello redatto dalla giovane ebrea Anna del Monte, che racconta la sua esperienza di reclusa a forza nella Casa dei catecumeni di Roma: un testo restato a lungo inedito ma che all’epoca della scrittura era destinato alla circolazione e forse, in prospettiva, alla pubblicazione. Il secondo è il diario spirituale e intimo dell’aristocratica Enrichetta Caetani Lante, non redatto, almeno inizialmente, perché fosse letto da altri, e assai diverso dai diari femminili, mondani e secolarizzati che già circolavano in quegli anni (ad esempio, il diario della già ricordata marchesa Margherita Gentili Boccapaduli). Curiosamente, benché non manchino esempi precedenti e soprattutto di epoca successiva, molti di quelli ritrovati nel corso delle ricerche sono diari del Settecento, dato che comporta anche una scansione cronologica precisa da prendere in conto e da discutere.

Prima di esaminare questi due documenti, vorrei però avanzare, sulla base delle ricerche intraprese, alcuni temi e riflessioni.
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.