«Chi ha cervelliera di vetro, non vada a battaglia di sassi». In risposta a Barbara Frale


Abstract: Replica all'articolo di Barbara Frale "La crociata del «signum fusteum»" apparso su questa stessa rivista: in esso l'autrice si studiava di giustificare una propria congettura paleografica e apportava nuove testimonianze testuali in favore della propria tesi, secondo la quale in un manoscritto medievale sarebbe contenuto un riferimento al culto della sindone di Torino da parte dei Templari.

In questo saggio viene rigettata la congettura, perché paleograficamente insostenibile, e vengono scartate le testimonianze testuali, in quanto irrilevanti o mal tradotte.

A ciò si aggiungono alcune osservazioni sulla deontologia professionale dello storico.

L’andare in maschera «fuor del tempo di Carnovale», facendo uso degli pseudonimi letterari, non è certo novità dei nostri tempi, e può vantare illustre tradizione. Ma lo scrivere un’apologia dei propri libri sotto falso nome – e sotto falso nome insolentire i critici – è certo grave scorrettezza che mai nessuno ebbe a giustificare. Ci ha provato di recente il noto storico inglese Orlando Figes, e l’ha pagata cara: assalito dai giornali e disprezzato dai colleghi, si è dovuto piegare alle forche caudine del risarcimento e delle pubbliche scuse, richieste a gran voce da tutti. In Italia, invece, le cose vanno diversamente. Barbara Frale ha fatto altrettanto, sotto il truffaldino pseudonimo di Giovanni Aquilanti; una volta smascherata, però, è ricorsa alle colonne di un quotidiano non già per scusarsi, ma per gridare alla persecuzione. Respinge il paragone con il collega inglese, e afferma di essersi soltanto concessa «un gioco divertente»; garantisce di aver adottato lo pseudonimo d’accordo con il suo editore: dal Mulino, per vero, rispondono di non saperne nulla. Da ultimo ha consegnato a questa rivista una replica con l’intento di rigurgitare veleno su di me, che l’ho smascherata: quindici pagine spericolate, nelle quali riesce nell’impresa di non dire neanche una parola sugli addebiti che le venivano mossi. Dal che si deducono almeno due cose: la prima che l’autrice non ha potuto negarli, e li ha quindi confermati ed elusi; la seconda, forse più grave, che ella ha del «divertimento» un’idea non meno dubbia della sua onestà.
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.