Perché il colpo passi la pelle. La Casa di correzione del San Michele nel suo tempo

Perché il colpo passi la pelle. La Casa di correzione del San Michele nel suo tempo

Abstract: Un’attenzione sempre meno cursoria e più approfondita ha riacceso, in tempi relativamente recenti, l’interesse per la Casa di correzione per giovani discoli del San Michele, fondata a Roma nel 1703 da Clemente XI. In essa è sembrato di poter vedere una tappa, la prima, di un percorso che avrebbe portato più di un secolo dopo alla nascita del regime penitenziario moderno. In questo articolo si cercherà invece di rovesciare la prospettiva, facendo del San Michele non solo e non tanto il punto d’origine di una traiettoria a venire ma il punto di caduta di dinamiche giuridiche, istituzionali, religiose e culturali più antiche. Si tratterà insomma di leggere il correzionale clementino nel contesto del suo tempo, ricercando nelle esperienze e nelle discorsività coeve gli elementi che ne consentano un’adeguata comprensione.

Un consenso rilevante, se non unanime certo molto largo, sembra assegnare alla Casa di correzione per giovani di San Michele a Ripa, costruita e fondata sotto il pontificato di Clemente XI, un posto d’onore nella storia della progressiva evoluzione del sistema carcerario moderno. Una tappa decisiva, se non addirittura logicamente e cronologicamente fondativa, nel passaggio dallo «splendore dei supplizi» alla «dolcezza delle pene». Così, in un lavoro recente e per molti versi equilibrato sulle prigioni italiane tra Otto e Novecento, Mary Gibson non esita a scrivere che «il san Michele fu davvero rivoluzionario, e merita di essere riconosciuto come il luogo di nascita del penitenziario italiano moderno». Una trentina d’anni prima, con toni più enfatici e smaccatamente apologetici, il padre cappuccino Carlo Cirillo Fornili rivendicava con forza «la priorità della Roma papale nel campo della riforma carceraria», individuando nella Casa di correzione il prototipo da cui si sarebbero sviluppati in seguito «i sistemi penitenziari di Filadelfia e di Auburn».

Benché in forma meno assertiva, anche le ricostruzioni più critiche tendono comunque a collocare il San Michele in una traiettoria tutta proiettata sul futuro. Nel loro studio ormai classico, uscito a soli due anni di distanza da Sorvegliare e punire di Michel Foucault, Dario Melossi e Massimo Pavarini contemplavano la possibilità di «un influsso del carcere romano sui modelli successivi», sia pur assieme ad altre esperienze coeve. Già nel 1930, il sociologo Thorsten Sellin, nel quadro di una serie di ricerche sui «precursori» della penologia moderna, aveva attirato l’attenzione sull’istituto clementino, dedicandogli il primo vero studio storico a carattere scientifico. Il suo giudizio, per la verità assai prudente e accompagnato da diverse clausole dubitative, riservava al San Michele un posto di rilievo nel movimento «per la riforma del criminale» che avrebbe raggiunto «una delle sue espressioni più importanti nel sistema penitenziario del secolo scorso».

Questa brevissima rassegna bibliografica à rebours consente di assistere al consolidarsi e intensificarsi, negli anni, di una sorta di senso comune storiografico che vuole la Casa trasteverina all’origine di una parabola all’altro capo della quale starebbe l’affermazione ottocentesca del regime carcerario e della funzione emendativa della pena. Primo elemento di una serie che si protende in avanti, anticipazione di sviluppi a venire e, di conseguenza, innovazione e rottura «rivoluzionaria» sul suo tempo: sarebbe questo il suo significato nella storia delle istituzioni penali.

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Autore

  • Lorenzo Coccoli

    Lorenzo Coccoli è assegnista di ricerca presso l’Università degli studi dell’Insubria. I suoi interessi si concentrano prevalentemente sulla storia del pensiero e delle istituzioni politiche, con particolare attenzione al tema della povertà in età moderna. Ha curato le raccolte Genealogie del presente. Lessico politico per tempi interessanti (2014, con M. Tabacchini e F. Zappino); Ragion di Stato e ragioni della Chiesa (2019, con G. Borrelli); e I poveri possono parlare? Soggetti, problemi, alleanze (2021). È autore del libro Il governo dei poveri all’inizio dell’età moderna. Riforma delle istituzioni assistenziali e dibattiti sulla povertà nell’Europa del Cinquecento (Jouvence 2017)