Newfeminism Now! §1 Mediated Sexuality

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Abstract: Cosa ne è della “politica del sesso” dei Sixties nei 2020s? Possono ancora essere il sentire, i sentimenti e le sensazioni (fisiche ed intime, feelings), il sesso e la sessualità, il corpo e le nudità della donna, come anche le loro rappresentazioni, una modalità di azione che vuole essere espressione politica, oltre che culturale, di un’idea in grado d’influenzare la prassi sociale? Se nei Sixties, infatti, il corpo (della donna) aveva assunto connotazioni sempre più compiutamente ed esplicitamente politiche, diventando allo stesso tempo il luogo della dominazione maschile e quello dell’emancipazione femminile, nella cultura dei 2010s, l’idea di un “corpo che è sempre politico” non sembra più risuonare con la medesima forza. Nei 2010s, pertanto, in nome di una rinnovata forma di affirmative action, social e digitale, e di un particolare concetto di riconoscimento e «Giustizia Sociale», si è cominciato ad imporre al corpo della donna un nuovo regime di visibilità. Un regime che sembra riproporre, aggiornandole alle nuove strutture sociali e del sentire dei 2010s, molte delle dinamiche, delle logiche e delle polemiche che hanno contraddistinto e caratterizzato la Sex War dei 1980s, quella tra le femministe contro la pornografia e le femministe contro la censura e la libertà d’espressione in una battaglia il cui teatro di scontro era rappresentato dal sesso e dalla sessualità. I 1990s ed i 2010s, infatti, hanno visto l’affermarsi della nozione di “gender”, soprattutto nella sua declinazione queer, postmoderna e butleriana; declinazione che sempre di più è diventata decisiva nella definizione (culturale, sociale e legale) della donna, e lo ha fatto a discapito di quella di “sex” che invece è andata progressivamente scomparendo dall’orizzonte “pubblico”. Ed è così che la Sex War, mutatis mutandis, si ripresenta nei 2010s come “Gender War”, ed una nuova polarizzazione prende la scena del femminismo del nuovo millennio; polarizzazione la quale ruota attorno, ancora una volta, alla questione del “sesso”, seppur ora declinato secondo un postmodernismo “biologico” dove lo stesso sesso ed il corpo femminile diventano una “categorial fiction”, perdono “realtà”, determinando “la fine” della differenza sessuale e la nascita di un nuovo concetto di “donna”, ora da intendersi come percezione soggettiva, un sentire, un “discourse”, una performance che nulla avrebbe a che vedere con la propria anatomia/biologia. Se per molti (e soprattutto gli attivisti per i transgender rights basati sulla nozione grammatologica di “gender identity”) tale scomparsa è segno di un progresso verso quell’uguaglianza ed inclusività della “donna”, ora non più legata, come un destino, alla propria biologia, per molte donne e femministe (soprattutto quelle cosiddette radicali e che lottano per la difesa dei women’s rights basati sulla realtà biologica della “differenza sessuale”), però, la sostituzione della nozione “postmoderna” di gender a quella di “sex”, rischia di trasformare il corpo femminile da mezzo d’emancipazione e liberazione a luogo di discriminazione, in quanto renderebbe le sue caratteristiche invisibili, nascoste, censurate o cancellate. Polarizzazione che nei 2010s si è concretizzata in uno scontro, dai toni talvolta ferocemente accesi, tra le istanze dei transgender rights e quelle dei women’s rights. La female «difference» dei Sixties sembrerebbe quindi aver trovato nei 2010s la sua definitiva “emancipazione” e l’autentica “eguaglianza” nella sua scomparsa, il suo compimento nella sua fine, in una vera e propria female «disappearence». Ed è così che il nuovo regime di visibilità della donna dei 2010s – segnati dalla ricerca di una sempre maggiore “inclusività” e da una pervasiva ed intransigente “correttezza politica” – fa calare un velo sul corpo femminile, che si scopre sempre di più, quindi, come un regime d’invisibilità; segnando così il ritorno, in forma tuttavia diversa, del primato dello spirituale sul materiale, il quale, però, non è stato l’espressione proprio di quella supremazia sulle donne che ha definito millenni di dominio della cultura (etero)patriarcale, e che la «politica del sesso» dei Sixties, pur con tutte le sue equivocità e criticità, aveva cercato strenuamente di combattere ed abbattere

§1 Mediated Sexuality. La sublimazione del «sesso» e la scomparsa della «femmina».

Cosa ne è della “politica del sesso” dei Sixties nei 2020s? Possono ancora essere, il sentire, i sentimenti e le sensazioni (fisiche ed intime, feelings), il sesso e la sessualità, il corpo e le nudità della donna, come anche le loro rappresentazioni, una modalità di azione che vuole essere espressione politica, oltre che culturale, di un’idea in grado d’influenzare la prassi sociale? Parafrasando un celebre motto di Carol Hanisch – «Il personale è politico» e fatto proprio dal femminismo storico dei 1970s –, nei 2020s il corpo (della donna) è ancora definibile come un qualcosa che ha una rilevanza politica, sociale e culturale?È ancora possibile, nei 2020s, una “politica del sesso”?

Se nei Sixties, infatti, il corpo (della donna) aveva assunto connotazioni sempre più compiutamente ed esplicitamente politiche, diventando allo stesso tempo il luogo della dominazione maschile e quello dell’emancipazione femminile, nella cultura dei 2010s, e in particolare quella mediatica, l’idea di un “corpo che è sempre politico” ed quella di una una politica del sesso non sembrano più risuonare come invece fu nei Sixties, ed in ogni caso non allo stesso modo se non addirittura in un senso rovesciato e sempre di più nascosto alla media della percezione cosciente. Non appare essere un caso che il corpo della donna tra i 1960s e i 2020s sia passato attraverso una sorta di dialettica della sessualizzazione, e nella quale durante il femminismo storico è stato considerato, appunto, come il luogo dello scontro culturale sulla emancipazione e oggettivazione della donna, durante il cosiddetto post-femminismo (1990s-2000s) ha preso la forma di uno strumento di soggettivazione e empowerment delle donne (e attraverso cui in una sensibilità postfemminista la donna, da sex object può trasformarsi in un sexual subject) e come in un contraccolpo in se stesso nei 2010s/2020s ritornare a farsi elemento problematico di ogni reale progresso nella questione dei diritti civili e in quelli dell’uguaglianza e della giustizia sociale. Nei 2010s, infatti, in nome di una rinnovata “Affirmative Action”, social e digitale, e di un particolare concetto di riconoscimento e di «Giustizia Sociale», si è cominciato ad imporre al corpo della donna un nuovo regime di visibilità. Si è deciso cioè, di portare avanti una battaglia per una più corretta ed egualitaria rappresentazione della “donna” nei media di contro ad ogni sua sessualizzazione o di una vera e propria “pornification”; e come già accennato questo anche, se non soprattutto, quando il corpo della donna e le sue rappresentazioni diventano esplicita espressione (postfemminista) di autonoma soggettivazione. Uno scontro, però, che in più di un’occasione si è trasformato anche in un campo di battaglia “social” (Social Media Warfare) per una desessualizzazione mediatica della donna, per “equalize” ogni rappresentazione tra maschile e femminile.

Lorenzo_MARRAS_Newfeminism_Now_parte-01-it-18Nov

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