Pratiche di scrittura tra filogenesi e ontogenesi

Pratiche di scrittura tra filogenesi e ontogenesi

Abstract: In questo contributo ci proponiamo di approfondire i processi che stanno alla base dell’apprendimento della scrittura, da un punto di vista sia filogenetico che ontogenetico, mettendo in evidenza le principali analogie e differenze rispetto al parlato.
A livello filogenetico così come a livello ontogenetico la dimensione sociale è essenziale sia per imparare a parlare che per imparare a scrivere. Nel caso specifico della scrittura entrano in gioco la maturazione del sistema manuale e lo sviluppo di un certo livello di astrazione per stabilire le corrispondenze tra i suoni delle lingue e i grafemi che li rappresentano. A tal fine è necessario che venga raggiunta una consapevolezza di tipo metalinguistico che è l’esito di un continuum che va da comportamenti epilinguistici inconsci a vere e proprie attività metalinguistiche consapevoli.

In this paper we aim to investigate the processes underlying the learning of written language, from both a phylogenetic and an ontogenetic point of view, focusing on the main similarities and differences with respect to spoken language.
On a phylogenetic as well as an ontogenetic level, the social dimension is essential for both learning to speak and learning to write. In the specific case of written language, the maturation of the manual system and the development of a certain level of abstraction to establish correspondences between the sounds of languages and the graphemes that represent them come into play. This requires the achievement of a metalinguistic awareness that is the outcome of a continuum that goes from unconscious epilinguistic behaviour to actual conscious metalinguistic activity.

Il parlato e lo scritto – come è ben noto da più di due millenni – sono due attività, due processi che definiscono la vita di ciascun essere umano in quanto homo loquens. A questo proposito nel corso della storia delle idee linguistiche si sono avvicendate diverse posizioni teoriche a proposito del rapporto tra parlato e scritto: Platone nel Fedro parla dell’invenzione della scrittura ad opera del dio Theuth che poi la avrebbe donata agli uomini e la definisce come “figlio bastardo” del discorso orale; Aristotele nel De Interpretatione attribuisce alla scrittura un ruolo secondario rispetto alla lingua orale: «I suoni della voce sono simboli delle affezioni che hanno luogo nell’anima, e le lettere scritte sono simboli dei suoni della voce»; diversi secoli più tardi Dante Alighieri nella Commedia, nel racconto di Traiano e la vedovella, definisce la scrittura come “visibileparlare”: «Colui che mai non vide cosa nova / produsse esto visibile parlare, / novello a noi perché qui non si trova».

In età contemporanea gli studiosi hanno espresso posizioni diversificate circa il rapporto tra oralità e scrittura: molti, sulla scia di Platone, hanno parlato di secondarietà dello scritto rispetto al parlato, come nel caso di Leonard Bloomfield il quale ha sostenuto che: «la scrittura non è linguaggio, ma semplicemente un modo di registrar il linguaggio, per mezzo di segni visibili», come se fosse un «dispositivo esterno» al pari di un «grammofono che può conservare al nostro esame certe caratteristiche della lingua di tempi passati». Prima di Bloomfield, Ferdinand de Saussure nel Cours de linguistique générale aveva definito la lingua e la scrittura come «due distinti sistemi di segni», tali che «l’unica ragion d’essere del secondo è la rappresentazione del primo», specificando però poco dopo che i processi di scrittura devono essere intesi come manifestazioni tipiche di un sistema di segni indipendente e con delle sue specifiche caratteristiche.

In questa sede ci proponiamo di indagare sugli aspetti più salienti della filogenesi e dell’ontogenesi della scrittura (entrambi processi in cui è evidente una primarietà del parlato rispetto allo scritto), il che ci consentirà di comprendere meglio i processi coinvolti nella scrittura, sia per quanto riguarda gli aspetti che la differenziano dalla lingua parlata che per quelli che la accomunano ad essa.

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