Mosca, Roma, Vienna e Varsavia. La Russia e la guerra agli ottomani, tra interessi ideologico-politici e dialogo con l’Occidente euro-cattolico nella prima età moderna
Abstract: Il contributo si propone di esaminare alcune relazioni politico-diplomatiche e ideologiche tra la Russia e l’Europa occidentale cattolica, durante la prima età moderna, osservate dalla prospettiva offerta sia dal fenomeno del bellum sanctum antiturco sia dall’elaborazione della dottrina di “Mosca terza Roma” e dalla correlata attribuzione del titolo di zar al granduca di Moscovia. Concentrandosi su due congiunture particolari, la seconda metà del XVI e del XVII secolo, si vuole evidenziare in che modo e con quali finalità i granduchi moscoviti abbiano fatto ricorso alla logica e alla pratica della crociata contro l’Impero ottomano per aprirsi verso l’Occidente europeo attraverso un complesso dialogo con le corti di Roma, Vienna e Varsavia
Gli storici modernisti, in particolare gli specialisti di “Europa orientale” – utilizzando una feconda denominazione che risponde ad esigenze storiografiche di natura pratica – hanno ampiamente indagato l’importante e oggi molto attuale tema di “Mosca terza Roma”, teoria elaborata tra XV e XVI secolo e diventata, nel corso dell’età moderna, un elemento centrale dell’identità russa.[1] Favorita dal tornante storico scandito dalla conquista ottomana di Costantinopoli e dalla conseguente polverizzazione del«Commonwealth bizantino»[2], l’elaborazione del concetto di “Mosca terza Roma” si collocava pienamente nel solco del dualismo Occidente-Oriente. Infatti, la nascita di questa dottrina dal valore tanto ideologico-culturale quanto politico-religioso, pur esaltando l’indipendenza di Mosca da Costantinopoli, affondava le sue radici proprio nel lungo e spesso violento processo di allontanamento tra i mondi bizantino e latino svoltosi durante i secoli medievali.
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Giulio Merlani ha conseguito la laurea in Filologia Moderna, con lode e dignità di stampa, il 18 dicembre 2015 presso l’Università degli Studi della Tuscia, specializzandosi in Storia dell’Europa di Centro con una tesi riguardante gli aspetti politico-diplomatici e militari della Lega Santa del 1684. Nel 2016 ha intrapreso un dottorato in cotutela tra l’Università degli Studi della Tuscia e l’Università di Caen-Normandie, lavorando ad un progetto di ricerca incentrato sulla nunziatura apostolica del lucchese Francesco Buonvisi a Vienna negli anni Settanta del XVII secolo. Nel maggio 2019 è stato borsista presso l’École Française di Roma. Da febbraio a giugno 2019 ha insegnato lingua e cultura italiana presso il dipartimento di Lingue Straniere dell’Università di Caen. Da maggio 2019 è membro dell’editorial board dell’Eastern European History Review. Nel dicembre 2019 è stato ospite ricercatore della SNS di Pisa sotto la supervisione del prof. Francesco Benigno. Tra gennaio e febbraio 2020 ha ottenuto una seconda borsa presso l’École Française di Roma e, il 22 febbraio 2020, ha conseguito il dottorato di ricerca in “Langues et littératures romanes” difendendo una tesi intitolata: “Francesco Buonvisi, un nunzio apostolico alla corte di Leopoldo I d’Asburgo”. Da marzo a giugno 2020 è stato ospite ricercatore dell’Università di Verona e, da novembre 2020, è dottorando in “Storia dell’Europa” presso l’Università La Sapienza di Roma dove lavora al progetto di ricerca “Dopo Lepanto, la crociata tra ideologia e realtà politica”.