Patission 47. L’istituto Italiano di Cultura di Atene e la sua storia (ETPbooks 2024)

Patission 47. L’istituto Italiano di Cultura di Atene e la sua storia (ETPbooks 2024)


Abstract:

Patission 47 non è la storia di un edificio. Perlomeno non è soltanto la storia di un edificio. E difficilmente potrebbe limitarsi a questo dal momento che il palazzo in questione rappresenta in realtà molto di più, trattandosi dell’Istituto Italiano di Cultura di Atene, secolare crocevia delle relazioni culturali italogreche. Realizzato in stile rinascimentale nel 1909 per ospitare la Scuola Italiana, in epoca fascista subì importanti trasformazioni e divenne “Casa d’Italia”, in accordo con la politica di espansione mediterranea del regime. Nella sua lunga storia vi transitarono personaggi illustri del panorama culturale italiano e greco, attraversando le drammatiche esperienze della guerra di occupazione e i difficili anni del dopoguerra. Una vicenda, quella dell’edificio collocato nella centralissima arteria ateniese che dà il nome al volume collettaneo, che fino ad oggi non era mai stata ricostruita, complice la mancanza di fonti dovuta ai rovesci del conflitto.

Il testo fornisce le coordinate storico artistiche utili a comprendere l’evoluzione della costruzione (Alessandro Gallicchio), approfondisce i rapporti tra Italia e Grecia in quadro diacronico dettagliato (Enzo Terzi), riflette sui vuoti della storiografia in ordine alle politiche culturali di occupazione (Paolo Fonzi), indaga le relazioni tra l’istituto e l’Università di Atene (Gerasimos Zoras e Maria Angela Ielo), restituisce l’intenso vissuto di un suo protagonista (Renata Lavagnini) e l’attività quotidiana del centro, anche attraverso alcune testimonianze autobiografiche (Vincenzo Rotolo).

In filigrana possiamo trovarvi le transizioni e le rotture dei rapporti tra i due paesi, dalla solidarietà italiana alla rivoluzione greca del 1820-1821 agli effetti della guerra greco-turca del 1897, dall’occupazione del Dodecaneso del 1912 alle guerre balcaniche del 1912-1913. E ancora la Grande Guerra sul fronte greco-albanese, la controversia di Corfù, il disastroso tentativo di invasione del 1940-41, l’occupazione nazifascista del 1941-1943, i trattati di pace e il dopoguerra.

Particolarmente interessante il focus sulle comunità italiane in Grecia, con il loro bisogno di istruzione e cultura, all’origine della nascita dell’Istituto. Mappe geografiche, sillabari per italiani all’estero, libri di testo: la dimensione scolastica stimola riflessioni sul ruolo dell’istruzione nella costruzione dell’italianità. Ben documentati gli anni del regime e la risignificazione del luogo in chiave fascista. Una vicenda che, come correttamente ci ricorda Fonzi, ci invita ad un necessario approfondimento sull’utilizzo della cultura nelle mire espansionistiche di Mussolini. Carenza che peraltro si registra anche in altri contesti, basti pensare, tra le altre, all’occupazione della Francia durante il conflitto. Politiche di pietra e di parole che il volume contribuisce in effetti a ricostruire.

Il libro è arricchito da un interessante apparato iconografico, un vero e proprio racconto visuale degli spazi e delle persone che hanno abitato e animato l’Istituto. Solo per fare dei nomi: Filippo Tommaso Marinetti, Italo Calvino, Maria Callas, Dacia Maraini, Gina Lagorio, Luciano De Crescenzo e, più recentemente, Erri De Luca, Massimo Recalcati, Alessandro Barbero e Carlo Lucarelli. Manca all’appello un recalcitrante Luigi Pirandello, al quale il fascismo intendeva affidare le chiavi di via Patission, ma che trovò il modo di resistere alle pressioni della cultura in camicia nera. Un testo dunque ricco, per voci ospitate e per varietà di fonti utilizzate, e che, pur facendo perno sulla travagliata esistenza dell’istituto – peraltro colpito dal terremoto del 1999 e riaperto del 2006 – fornisce un’occasione importante per riflettere alcuni terreni storiografici ancora da dissodare.

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