Lo Yoga e l’arte di una alimentazione consapevole  

“Imploriamo dagli Dei la salute senza pensare di aver in mano, noi stessi, gli strumenti per conservarla”

Democrito    

Le parole di Democrito ci permettono di rievocare la saggezza antica che spesso noi moderni, presi da innumerevoli impegni e da inutili pensieri, abbiamo dimenticato. Ma quel che è più grave è che abbiamo smesso di ascoltarci e di nutrirci in maniera equilibrata permettendo così agli stimoli esterni di guidarci. Spesso si mangia solo per soddisfare un’emozione o per percepire una piacevole sensazione lasciando così che il cibo diventi protagonista della nostra vita.

Lo hatha yoga è uno degli strumenti che permette all’uomo di divenire cosciente del suo stato fisico, psichico e spirituale. Le asana, le posture del corpo, sono caratterizzate dal mantenimento della forma senza sforzo, sostenuta dal respiro, diretto per mezzo dell’attenzione della mente, là dove si percepisce un problema. Di vitale importanza sono le tecniche respiratorie del pranayama (controllo del prana). I maestri insegnano che controllando il respiro si possono controllare le emozioni e quindi evitare di farci fagocitare dalle medesime. Non reagire alle emozioni, imparare ad osservarle e a “respirarci dentro”, ascoltare prima di qualsiasi reazione. Questo può diventare un vivere in meditazione.

Ma che cos’è il prana?

Secondo gli antichi Rishi, il prana permea ogni cosa vivente nonché il cosmo intero. Definito chimicamente in ioni positivi grandi e densi e in ioni negativi piccoli e vitalizzanti, gli ioni sono atomi che hanno perso o acquistato un elettrone. Negli ambienti chiusi vengono prodotti ioni positivi, e li troviamo in grandi quantità là dove ci sono campi elettromagnetici, polvere e fumo. Questi causano sonnolenza, depressioni, mal di testa. Gli ioni negativi invece sono presenti in maggior quantità in luoghi di montagna, al mare e nei boschi, dunque in tutti quei luoghi dove la natura è predominate.

Gli ioni negativi sono quindi importanti perché hanno la capacità di stimolare gli organismi debilitati riuscendo a ripristinare le loro funzioni.

L’essere umano riesce ad assorbire le particelle di prana dalla pelle, dal bulbo olfattivo, dalla lingua, dal cibo. Di conseguenza è logico che per un praticante di yoga l’alimentazione sia fondamentale, e con la pratica presto si diviene capaci di comprendere quando un cibo risulti invasivo rispetto ad un altro che invece si percepisce benefico. Questo accade proprio perché entrando in comunione con noi stessi diventiamo più sensibili rispetto a ciò che introduciamo con l’alimentazione, e non solo.

Un’alimentazione basata sulla frutta, cereali e vegetali porterà un buon livello di prana a tutte le cellule. È inoltre importante ricordare che i vegetali, soprattutto se crudi, hanno nel loro interno la clorofilla. La sintesi clorofilliana ci porta a riflettere come il sole possa arrivare alle nostre cellule e ricaricarci di prana. La clorofilla ha una forma chimica paragonabile all’emoglobina umana, ma a differenza di quest’ultima è caratterizzata dalla presenza di magnesio anziché di ferro.

La fisiologia dello yoga insegna che il corpo è attraversato da canali energetici detti nadi (circa 72.000) i quali regolano il flusso di prana. Anche la medicina cinese riconosce che il corpo è attraversato dai meridiani, ossia canali dove all’interno circola il “chi” (energia sottile) ossia prana.

Lo yoga insegna che ci sono tre guna che permeano ogni cosa: essi sono più sottili dei cinque elementi e prodotti dagli stessi, e vengono espressi da Prakriti, la grande madre sotto forma di vibrazioni.

Si dividono sotto il nome di:

Rajas: azione, distrazione, agitazione, nervosismo, turbolenza, tutti i cibi piccanti, salati, alcol, caffè, the, zuccheri e prodotti raffinati, uova, pesce. Essi creano nella mente irritazione, prepotenza e nervosismo.

Tamas: prodotti come carne, cibi grassi e fritti, bevande gassose e formaggio, sono alimenti che creano pigrizia, materialismo e ottusità mentale.

Sattva: sono gli alimenti come frutta, verdura, noci, semi, germogli, cereali e legumi. Cibi che calmano la mente e gli stati d’animo agitati. Sono tutti cibi con il massimo grado di vibrazioni.

Il segreto vibrazionale è che l’essere umano vibra in base a ciò che mangia, le vibrazioni più alte sono contenute nei vegetali perché più ricche di luce solare.

Vorrei citare un personaggio molto interessante: si tratta di Andre Simoneton, il quale, vissuto tra gli anni Trenta e Quaranta, gravemente ammalato e senza speranza riacquistò la salute con il vegetarismo. Era un esperto in elettromagnetismo e perfezionò la scala di Bovis, dal nome dell’ingegnere che la realizzò: questa scala è un tipo di misurazione per quantificare le vibrazioni sottili, e Simoneton la utilizzò per valutare gli alimenti.

Ogni alimento, come ogni essere vivente, oltre ad avere un rapporto calorico (chimico-energetico) ha anche un potere elettromagnetico (vibrazionale). Simoneton classificò gli alimenti in base al grado di freschezza e li suddivise in quattro categorie fondamentali a seconda della energia radioattiva emessa. Da 6500 a 1000 v.b e oltre è considerata la normalità della vibrazione degli esseri umani, alla quale si dovrebbe fare riferimento; appartengono a questa categoria frutta e verdura, legumi, frumento, burro, molluschi e pesci fintanto che mantengono una certa freschezza. Da 3000 a 5000 v.b uova fresche, olio di arachide, verdure bollite, zucchero di canna, pesce cotto, latte, vino, specialmente quello rosso. Da 3000 v.b in giù carne, salumi, latte bollito, il tè, il caffè, il cioccolato, il pane bianco, i formaggi fermentati, i cibi morti come margarina e zucchero bianco, pasta e superalcolici.

Chi pratica yoga, dovrebbe farsi il regalo di sperimentare, per lo meno per un mese, un’alimentazione vegana alcalina, e noterà con grande sorpresa che le asana riusciranno molto meglio perché questo tipo di alimentazione toglierà le infiammazioni articolari: muscoli tendini saranno più elastici. Si potrà cosi mantenere un asana per lungo tempo percorrendo il viaggio più bello, quello all’interno di se stessi, all’interno di un corpo più sano, pronto all’ascolto del proprio intimo. In fondo lo yoga ortodosso è l’unione di corpo, mente e spirito; attraverso una forma stabile come Sukhasana, ovvero “posizione semplice” a gambe incrociate, possiamo trovare la concentrazione per arrivare poi alla meditazione, senza dolore, ma con il piacere della presenza di se stessi.

Vorrei concludere dicendo che prima di cambiare l’alimentazione bisogna affidarsi ad un medico nutrizionista evitando di prendere decisioni avventate dettate dalla moda del momento.

Essendo noi umani contaminati da emozioni come rabbia, paura, tristezza, dolore pensiamo di soffocare l’impulso del momento aggrappandoci ad un cibo e giustificandoci con l’affermazione “è il corpo che lo richiede!” In questi casi spesso il cibo non è quello nobile, ma quello spazzatura.

La mia modalità, dettata dall’esperienza, è quella di osservarmi quando vengo travolta da emozioni e desideri per un determinato cibo, invece di affrettarmi a soddisfare il bisogno del momento, mi siedo ed aspetto, magari ascoltando musica o ballando, poi bevo un bicchiere d’acqua, ed è incredibile come dopo poco la mia esigenza è cambiata.

Questo piccolo stratagemma l’ho ripetuto per anni e lo ripeto anche oggi al bisogno.

Mi diverte molto vedere la mente che con i suoi subdoli giochi ci porta sempre nei vecchi cliché, ma sapere che possiamo cambiarli è una grande opportunità. Questa consapevolezza regala una gratificazione che aumenta la nostra forza interiore e autostima; diventando padroni di noi stessi si diventa più liberi.

 

 

Riferimenti bibliografici:

D. Chopra, D. Simon, Le sette leggi spirituali dello yoga, Sperling e Kupfer 2006.

A. Van Lysebeth, Pranayama: The Yoga of breathing, Paperback 1983.

T. Torelli, Un altro mondo, libro con DVD, Wip edizioni 2016.

R. Zamperini, Energie sottili e la terapia energico vibrazionale, Macro Edizioni 2014.