Alle origini della Brigata Maiella. Saggio sulla military effectiveness della Wigforce attraverso l’analisi della documentazione del War Office (6 dicembre 1943-11 gennaio 1944)

Alle origini della Brigata Maiella. Saggio sulla military effectiveness della Wigforce

attraverso l’analisi della documentazione del War Office

(6 dicembre 1943-11 gennaio 1944)

di Francesco Di Cintio

 

  1. Il problema storiografico

Il supporto armato fornito dalla Gran Bretagna alla Resistenza armata italiana e la cooperazione operativa tra il personale britannico e i partigiani sono stati oggetto di differente attenzione da parte della storiografia italiana a causa delle diverse prospettive interpretative che hanno caratterizzato la ricerca storica, sia a livello nazionale, sia locale, riguardo allo studio della Seconda guerra mondiale.

Se, nell’immediato dopoguerra, la ricerca italiana aveva evidenziato la marcata ostilità delle forze armate angloamericane verso il movimento resistenziale italiano, a causa principalmente del pregiudizio politico, dagli anni Ottanta in poi, soprattutto grazie ai lavori di Elena Aga-Rossi e Massimo De Leonardis, si erano avanzati seri dubbi sulle precedenti interpretazioni, poiché si era ricondotto l’atteggiamento alleato a motivazioni di carattere militare. Le nuove ipotesi interpretative erano state raggiunte grazie all’ampliamento del quadro documentale, dovuto alla progressiva declassificazione dei documenti militari anglo-americani e alla pubblicazione in più volumi della monumentale storia ufficiale dell’intelligence britannica durante la Seconda guerra mondiale curata dal Professore Sir Francis Harry Hinsley. L’adozione di nuovi strumenti interpretativi e l’utilizzo di materiali documentari prodotti principalmente dallo Special Operations Executive (SOE) britannico, hanno permesso una riconsiderazione complessiva dell’operato alleato nei confronti della Resistenza italiana durante la Campagna d’Italia: senza il sostegno angloamericano in termini di addestramento, denaro, armi e munizioni, «come lo stesso Ferruccio Parri ebbe da ammettere, il movimento partigiano italiano avrebbe fatto ben poca strada».

La nuova stagione storiografica ha correttamente inquadrato la propria analisi in un contesto di guerra asimmetrica, nella quale le esigue formazioni partigiane differivano in modo significativo dalle truppe regolari tedesche oltre che per il numero di uomini, per la qualità e quantità dell’equipaggiamento a disposizione, per l’addestramento ricevuto e per l’esperienza già acquisita in combattimento. Tale sbilanciamento di forze ha implicato strategie di guerra non convenzionali, nelle quali, come ha notato con chiarezza Luca Baldissara, il “darsi alla macchia” e il supporto della popolazione locale, che si espresse in protezione, reti di sentinelle, raccolta di informazioni e foraggiamento, diventavano fattori imprescindibili per la sopravvivenza stessa delle formazioni combattenti. Era un tipo di guerra, l’unconventional warfare, che richiedeva ai partigiani italiani, coadiuvati dagli agenti britannici, di applicare i pilastri dottrinali della guerrilla warfare per compensare le proprie carenze quantitative e qualitative nei confronti dell’esercito tedesco, e li induceva ad utilizzare tecniche e tattiche specifiche, quali imboscate, sabotaggi, raid, azioni “mordi e fuggi”, mobilità e occultamento.

Grazie all’utilizzo delle fonti governative britanniche è stato possibile approfondire gli aspetti di carattere militare riconducibili alle difficoltà tecniche di infiltrare agenti e materiale bellico dietro le linee nemiche, alla necessità di addestrare i partigiani spesso privi di un’adeguata preparazione, di coordinare le varie formazioni, di dirimere contrasti interni agli stessi movimenti resistenziali e di mettere in atto operazioni di disturbo e sabotaggio degli obiettivi sensibili e delle linee di comunicazione tedesche.

A dispetto di questi considerevoli risultati raggiunti, la storiografia e la memorialistica, sia nella dimensione nazionale, sia in quella locale, non hanno fornito adeguati spunti di riflessioni sull’influenza che l’Ottava Armata britannica esercitò sul fenomeno della Wigforce – unità formata da patrioti italiani e soldati inglesi comandata dal maggiore Lionel Wigram – costituitasi nel contesto di guerra convenzionale e simmetrica combattuta lungo la Linea Gustav, ben diversa dall’asimmetria di cui soffrivano le formazioni resistenziali dell’Italia centro-settentrionale. Si tratta di un nodo gordiano che la comunità scientifica non ha sinora sciolto, lasciando irrisolte – e prive di una risposta documentata – numerose questioni circa la natura e l’evoluzione della cooperazione militare tra gli alleati e il movimento resistenziale del Sangro-Aventino tra il dicembre 1943 e il gennaio 1944. Oggi, più che mai, si sente l’esigenza di accogliere testimonianze sinora rimaste in ombra. Nel saggio La Brigata Maiella. Origini e sviluppi della Resistenza in Abruzzo 1943-1944, Piero Di Girolamo ha infatti esortato a lavorare nella direzione di sciogliere alcuni dei nodi problematici, ovvero, è necessario, a suo giudizio, «allargare l’attenzione ad altri archivi italiani ma soprattutto anglo-americani e anche tedeschi» al fine di giungere ad una «ricostruzione complessiva che ricollochi storicamente origini ed esperienza della Brigata Maiella nel contesto della Resistenza e della guerra di Liberazione non solo in Abruzzo, ma anche in rapporto a tutti i soggetti che intersecarono la sua esperienza».

La prima stagione storiografica, infatti, utilizzando perlopiù la documentazione conservata presso l’Archivio di Stato di Chieti, aveva circoscritto l’attenzione alla sfera politico-sociale della storia della Brigata Maiella e al suo rapporto con le forze armate alleate, spesso tacciate di nutrire una ingiustificata diffidenza nei confronti dei “maiellini”. Per Nicola Troilo, il sospetto degli ufficiali britannici era originato dal timore di una deriva politica del movimento resistenziale della Maiella: si sarebbe paventato, a suo parere, che, nel desiderio di combattere palesato da Ettore Troilo e dai suoi patrioti, «rientrassero aspirazioni di carattere politico e sociale». Per essere più espliciti, ci si preoccupava che «non si cercasse, con la scusa di cacciare i Tedeschi, di sovvertire l’ordine sociale esistente in favore di una qualunque idea politica». È uno scetticismo che Carlo Vallauri rintracciava nella «diffidenza pregiudiziale degli ufficiali di un esercito sbarcato in Italia per occupare il territorio nemico e sconfiggere i tedeschi», cui si aggiungeva il movimento partigiano come un fenomeno che colpì di sorpresa gli ufficiali inglesi «come essi fossero del tutto impreparati a valutare l’imprevista disponibilità di italiani pronti non solo a collaborare, ma anche a combattere accanto alle truppe britanniche».

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Saggio-sulla-military-effectiveness-della-Wigforce-01
La foto ritrae il 9° Plotone, Compagnia C, 4° Battaglione Parachute Regiment (Italia, settembre 1943). L’unità del tenente Patrick Pat Angier è stata la prima formazione alleata a dare inizio al rapporto di cooperazione operativa con i patrioti di Civitella Messer Raimondo.

 

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La foto ritrae la Compagnia B, 4° Battaglione Parachute Regiment (Italia, settembre 1943). La foto è stata scattata subito l’attacco al ponte di Laterza (15-16 settembre 1943). Per aver guidato personalmente i suoi uomini nel momento decisivo dell’assalto, il maggiore Richard Dick Hargreaves è stato decorato con la Military Cross. Nella foto, Dick è il decimo della seconda fila (seduti) partendo da destra.

 

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La foto, scattata nel 1942, ritrae l’allora capitano Richard Dick Hargreaves in veste di istruttore di Battle Drill presso la GHQ Home Forces Battle School di Barnard Castle diretta da Lionel Wigram.

 

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La mappa, riprodotta a mano dal quartier generale di Brigata, illustra l’ampio fronte del settore adriatico della Linea Gustav assegnato alla 2ª Brigata Indipendente Paracadutisti (Dicembre 1943-Marzo 1944)

 

Saggio-sulla-military-effectiveness-della-Wigforce-05
La foto, scattata nel 2013 a Nairobi (Kenya), ritrae i maggiori John Leslie Paddy Deacon MC MBE e Richard Dick Hargreaves MC. Durante la Seconda guerra mondiale, entrambi prestarono servizio presso il 4° Battaglione Parachute Regiment. Il 6 dicembre 1943, l’allora tenente Deacon è stato uno dei primi ufficiali dell’Ottava armata britannica, assieme ai tenenti Angier e Greenhalch (4° Battaglione Parachute Regiment), ad iniziare la cooperazione con il movimento resistenziale del Sangro-Aventino. Paddy Deacon è stato decorato con la Military Cross per attaccato e neutralizzato il posto di osservazione tedesco a Pennapiedimonte la mattina dell’8 dicembre 1943.