Persi e ritrovati. La sicurezza del patrimonio archivistico italiano, tra abili ladri e inaspettati paladini. Intervista a Paolo Buonora, direttore dell’Archivio di Stato di Roma


Abstract: Per riassumere la vicenda, ricordiamo che a metà del mese di aprile passato alcune agenzie di stampa come ANSA e ADKRONOS hanno battuto la notizia del recupero da parte del Reparto Operativo Tutela Patrimonio Culturale dell’arma dei Carabinieri di una mappa acquerellata e manoscritta risalente al 1730 (in realtà di qualche anno successiva a questa data, come vedremo più avanti). La mappa raffigurante il Lago di Santa Maria, era stata trafugata dall’Archivio di Stato di Roma, in una data indefinita ma comunque antecedente al 2010. Il documento, acquistato in totale buona fede da una nota galleria antiquaria romana presso una casa d’aste americana, era stato posto in vendita su internet, per la ragguardevole cifra di ventimila euro. L’indagine è stata condotta sulla base di una cospicua attività di monitoraggio di siti on line specializzati nella vendita di opere d’arte e mirabilia e il prezioso documento è stato individuato e attribuito all’Istituto di conservazione romano grazie al lavoro di un equipe di consulenti archivistici.

La notizia che una preziosa mappa acquerellata del 1730 raffigurante il lago di Santa Maria nella zona pontina del Lazio – trafugata all’Archivio di Stato di Roma da ignoti quasi dieci anni fa – è stata recentemente ritrovata dal nucleo Tutela Patrimonio Culturale dell’Arma dei Carabinieri, grazie ad un attento e certosino lavoro di indagine, è lo spunto per una intervista gentilmente concessa in esclusiva al Giornale di Storia dal direttore dell’istituto di conservazione, dott. Paolo Buonora.
Emergono alcuni particolari tralasciati dalla stampa divulgativa ma di sicuro interesse scientifico; e anche un piccolo scoop.
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Autore

  • Roberto Benedetti

    Roberto Benedetti è cultore della materia e dottore di ricerca in Storia moderna presso La Sapienza-Università di Roma. È specialista di storia sociale e di storia della giustizia penale nella Roma di età moderna ma recentemente ha iniziato ad occuparsi del tema della schiavitù islamica all’interno dei confini dello Stato della Chiesa di antico regime. Ha partecipato al progetto europeo "Oltre la guerra santa", la gestione del conflitto e il superamento dei confini culturali tra mondo cristiano e mondo islamico dal Mediterraneo agli spazi extra-europei: mediazioni, trasmissioni, conversioni (sec. XV-XIX)" – Progetto finanziato dal MIUR con fondo FIRB-Futuro in Ricerca, 2008, nell’ambito del quale ha realizzato una ricerca sulle fonti archivistiche e bibliografiche relative alla normativa prodotta tra XVI e XVIII secolo sulla presenza di schiavi islamici non convertiti nel territorio dello Stato della Chiesa di antico regime. È capo redattore della rivista scientifica on line Giornale di Storia ( www.giornaledistoria.net ). Le sue principali pubblicazioni sono: Tribunali e giustizia a Roma nel Settecento attraverso la fonte delle liste di traduzione alla galera (1749-1759), in «Roma moderna e contemporanea», anno XII, 3, settembre-dicembre 2004; Madri, figlie, mogli, schiave. Le istanze di liberazione inoltrate all'Arciconfraternita del Gonfalone (Secolo XVIII), in «Storia delle donne», 5 (2009), pp. 147-165; Il “gran teatro” della giustizia penale: i luoghi della pubblicità della pena nella Roma del XVIII secolo, in «Mélanges de l’École Française de Rome. Italie et Méditérranée» (in corso di pubblicazione); Dalla galera all’Ergastolo. Storia del carcere per ecclesiastici criminali, in «Ricerche di storia sociale e religiosa», 81 (2012), pp. 15-69; Servi introvabili e schiavi visibili. Un’analisi delle fonti giuridiche dello Stato della Chiesa (XVI-XVIII secolo) in «Dimensioni e problemi della ricerca storica», 2 (2013), pp. 53-80.