Il culto di San Napoleone. Ricerche erudite nella Milano napoleonica

 

Nelle settimane che seguirono la ratifica apportata il 3 marzo 1806 dall’Arcivescovo di Milano Giovanni Battista Caprara in qualità di Legato a latere della Santa Sede a Parigi al decreto imperiale del 19 febbraio, con cui il governo francese aveva disposto di celebrare la festa nazionale di San Napoleone «dans toute l’étendue de l’Empire, le 15 août de chaque année», non furono infrequenti i casi di ecclesiastici che, interessati ad ottenere maggiori informazioni sul conto del santo eponimo dell’imperatore di cui non era stata diramata la legenda agiografica, si prodigarono di avviare ricerche nei martirologi. Le indagini, come avrebbe rivelato il Delehaye nei suoi studi pionieristici, si sarebbero tuttavia rivelate infruttuose. Il vescovo di Nancy d’Osmond, che aveva provveduto a consultare le opere dei bollandisti e il Martirologio Romano al fine di offrire al clero diocesano informazioni riguardanti San Napoleone in vista dei pubblici festeggiamenti del 15 agosto, non avrebbe mancato di comunicare al cardinal Caprara e al ministro dei culti Portalis l’esito negativo delle proprie ricerche. In modo analogo, furono prive di risultato anche le indagini condotte nelle fonti agiografiche dai vescovi di Gand e Tournai e da diversi ecclesiastici dell’arcidiocesi di Besançon.

Un così ampio e diffuso interesse delle gerarchie ecclesiastiche francesi verso San Napoleone e il suo culto doveva forse essere determinato dalla novità della procedura e dal rilievo politico attribuito dal regime a tale iniziativa, finalizzata ad alimentare il nascente culto personale di Bonaparte attingendo alle forme della tradizione liturgica cattolica. A tale obiettivo miravano anche l’inserimento nel canone della messa della preghiera Domine Salvum fac Imperatorem et Regem, per invocare la protezione divina sulla persona del sovrano; l’intonazione del Te Deum nelle cattedrali e nelle parrocchie per celebrarne i successi militari, la conclusione dei trattati di pace e il giorno genetliaco; la non infrequente presenza del suo ritratto negli edifici sacri; la diffusione del Catechismo Imperiale. Secondo le intenzioni del governo, l’introduzione del «culte éphémère», «crée de toutes pièces», di San Napoleone doveva infatti contribuire a circondare il sovrano di un alone sacralizzante, che oltre a legittimarne l’azione politica e a porre le basi per la creazione di «une sorte de culte impérial dans les formes catholiques», avrebbe dovuto favorire il radicamento del consenso verso la causa napoleonica nei territori dell’Impero.

 

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Attestato per la prima volta nell’Almanach National dell’anno XI (1802-1803), che ne fissava la festività religiosa al 16 agosto in sostituzione di quella di San Rocco, il culto di San Napoleone era stato introdotto nel clima favorevole a Bonaparte, venutosi a creare in Francia con la svolta concordataria e la proclamazione del Consolato a vita. Tuttavia, sarebbe stato soltanto in età imperiale, a seguito del tournant decisivo costituito dal trionfo di Austerlitz e dalla conclusione della pace di Presburgo, che il culto del santo eponimo dell’imperatore avrebbe trovato piena affermazione quando, assecondando la proposta avanzata dal ministro dei culti Portalis – che in una lettera del 4 gennaio 1806 aveva suggerito di elevare la festività di San Napoleone a festa nazionale richiamandosi alla tradizione di Antico Regime e alle celebrazioni indette in onore dei re di Francia nel giorno di San Luigi -, Bonaparte aveva deciso di stabilire l’evento al 15 agosto: una scelta non casuale, dal momento che in tal giorno ricorrevano oltre al suo natalizio, anche l’anniversario della ratifica del Concordato da parte del pontefice Pio VII e, specialmente, la festività mariana dell’Assunta. Nella logica della politica religiosa post-concordataria che aveva visto assurgere Napoleone a defensor fidei, meritevole di aver riaperto al culto cattolico gli edifici sacri nazionalizzati durante la Rivoluzione e di aver posto termine, attraverso gli accordi stipulati con la Santa Sede, allo scisma fra clero costituzionale e clero refrattario, la festa di San Napoleone avrebbe pertanto consentito di celebrare e tessere l’encomio del fautore del «rétablissement du culte catholique en France»,

invocando la benedizione del suo santo patrono, al contempo santo patrono dell’Impero, e dell’Assunta, santa patrona di Francia.

La volontà di sostenere la diffusione del culto del santo eponimo di Bonaparte a fronte del crescente scetticismo e di superare l’«extrême embarras» che, nelle settimane antecedenti la celebrazione della festa nazionale, era stato suscitato dal mancato riscontro nei martirologi di riferimenti che ne certificassero in modo inconfutabile l’esistenza, avrebbe indotto il cardinal Caprara a promuovere ricerche più approfondite sul conto di San Napoleone. I risultati ottenuti sarebbero infine serviti a compilarne la legenda agiografica, l’Elogium seu Lectio Sancti Napoleonis, che il cardinal legato si impegnò a far pervenire all’episcopato francese e agli ordinari diocesani dei départements réunis, con la circolare del 21 maggio 1806.

Il documento, oltre a contenere le precise istruzioni a cui i vescovi si sarebbero dovuti attenere ai fini della corretta celebrazione della festività religiosa del 15 agosto – questi ultimi erano tenuti ad annunciare l’evento ai fedeli la prima domenica di agosto di ogni anno attraverso la pubblicazione di una circolare, «vel alio convenienti modo» -, disponeva altresì lo svolgimento della funzione religiosa, della processione e dell’azione di grazie, non mancando di offrire indicazioni sulla benedizione papale e sull’indulgenza plenaria da impartire in occasione di tale solennità. La circolare emanata da Caprara ordinava infine di recitare la preghiera in onore del santo, secondo le modalità previste dal messale romano nella messa Laetabitur per un martire non pontefice.

È quindi ai fini della compilazione della legenda agiografica che il cardinal Caprara commissionò al Collegio dei Dottori della Veneranda Biblioteca Ambrosiana di Milano una ricerca sull’esistenza di San Napoleone. Si ripercorrono in questa sede i momenti di quell’indagine, dalla fase iniziale, corrispondente alla richiesta espressa dal cardinal legato, fino agli esiti conclusivi, quando le informazioni ottenute dai dottori dell’Ambrosiana e, specificatamente, dal custode del catalogo Pietro Mazzucchelli, servirono alla redazione della legenda di San Napoleone.

Accanto a questa prima indagine, si potrebbe dire “ufficiale”, negli ambienti della Biblioteca Ambrosiana furono condotte almeno due altre ricerche sul conto del santo patrono dell’Impero all’indomani della proclamazione della festa nazionale del 15 agosto: la prima avviata ad opera del parroco di Affori (sobborgo a nord di Milano) Alessandro Astesani, la seconda a Cremona dall’abate camaldolese Isidoro Bianchi. Queste due indagini furono le prime di cui si abbia attestazione per i territori del Regno Italico, a riprova che il culto effimero di San Napoleone suscitò viva curiosità anche di eruditi e intellettuali della penisola, le cui ricerche finirono per fornire materiali utili sia alla polemica sostenuta dai detrattori del regime, che vedevano nell’infondatezza del culto di San Napoleone un pretesto per gettare discredito sulla politica religiosa di Bonaparte; sia ai sostenitori della causa napoleonica, che vi trovarono argomenti per incoraggiare, difendere e promuovere la diffusione del mito di Napoleone imperatore.