L’ateismo dei cinesi in Matteo Ricci e Niccolò Longobardo

L’ateismo dei cinesi in Matteo Ricci e Niccolò Longobardo

ABSTRACT

Se l'ateo era la persona perfida e malvagia di cui non ci si poteva fidare, perché i gesuiti definirono atei i confuciani, scegliendoli come interlocutori ideali del cristianesimo? Questo saggio ripercorre la descrizione della setta confuciana da parte di Matteo Ricci, con le analogie che egli indicò tra la dottrina cattolica e quella confuciana. Un'interpretazione che fu posta alla base del sistema missionario della Compagnia di Gesù in Cina ma che sollevò da subito numerose critiche. Per Niccolò Longobardo il confucianesimo si presentava come pervaso da uno strumentale utilizzo delle religioni. Due pareri che saranno una lente privilegiata per esprimere il giudizio sui riti cinesi.

If the atheist was a wicked and evil person not to be trusted, why did the Jesuits called the Confucians atheists and choose them as the ideal partners of Christianity? This essay traces Matteo Ricci's description of the Confucian sect, the analogies he found between Catholic and Confucian doctrine. His interpretation grounded the Society of Jesus' missionary system in China but was immediately criticized. To Niccolò Longobardo, Confucianism seemed pervaded by an instrumental use of religion. These will be the two privileged viewpoints from which an opinion on the Chinese rites will be expressed.

Gli scritti che i gesuiti inviarono dalla Cina furono il mezzo di un «rapporto duraturo tra la Compagnia e il pubblico» europeo. Il nuovo Paese fu riscoperto e a poco a poco svelato all’Europa che ne conobbe la geografia, la politica, gli usi dell’economia e i costumi e che ne subì il fascino. Le parole degli storici a commento dell’impatto di tali conoscenze in Europa sono significative: c’è chi scrive dell’inizio di una «esperienza di una nuova dimensione spirituale» e della «conquista di uno strumento di tipo nuovo»; chi sottolinea che fu evento «destinato a reagire in modo decisivo su tutta la sua vita, sulla sua cultura, sulla coscienza di sé e del proprio destino».