Scienza, demonolatria o “impostura ereticale”? Il Sant’Uffizio romano e la questione del magnetismo animale

Nel marzo del 1838 un giovane vicario generale della diocesi di Nîmes, Emanuel d’Alzon, sottoponeva al commissario generale del Sant’Uffizio a Roma alcune considerazioni in merito al magnetismo animale che si concludevano con un quesito secco: «Est il permis de se faire magnétiser?». A spingerlo a rivolgersi all’Inquisizione romana, afferma, era stata l’esigenza di rispondere alle molte persone «embarassées» che lo consultavano a proposito di un fenomeno la cui diffusione nella società andava crescendo ponendo, come vedremo, numerosi e complessi problemi anche dal punto di vista religioso: «Dans ce moment bien des têtes ne rêvent que de magnétiser et veulent magnétiser dans toutes les sociétés», lamenta il vicario nel chiedere lumi alla Suprema. In effetti il complesso di teorie e di pratiche terapeutiche noto sotto il nome di magnetismo animale o mesmerismo, dal nome del suo fondatore, il medico di formazione viennese Franz Anton Mesmer, era tornato in auge dopo l’eclissi seguìta al giudizio di condanna pronunciato nel 1784 da parte delle due commissioni nominate da Luigi XVI in seno all’Accademia reale delle Scienze e all’Accademia di medicina e protrattasi per tutto il periodo della Rivoluzione francese.

Già durante l’Impero di Napoleone, e poi ancor più a partire dalla Restaurazione, il marchese Amand-Marc-Jacques Chastetnet de Puységur aveva cominciato a riproporre all’attenzione del pubblico i fenomeni che avevano appassionato la Francia a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta del Settecento, sviluppandone, assieme ad altri autori come Joseph-Philippe Deleuze, l’interpretazione “psicologica”. Mesmer aveva postulato l’esistenza di un fluido magnetico che avrebbe pervaso l’universo mettendone in relazione le parti, e aveva attribuito la causa di tutte malattie – e in primo luogo di quelle di “nervi” – agli squilibri della sua circolazione attraverso il corpo umano; conseguentemente, in polemica con i rimedi della medicina tradizionale, fondava la sua terapia sull’opera del magnetizzatore che, grazie all’azione del proprio fluido sapientemente indirizzato, ripristinava nel paziente la corretta circolazione. A partire dalla scoperta, rivendicata da Puységur, dello stato di sonnambulismo artificiale che verrà più tardi definito con il termine ipnosi, il fluido era stato sostituito nel ruolo di agente dei fenomeni e dei trattamenti “magnetici” dalla volontà del magnetizzatore, in grado di produrre la “crisi perfetta”, lo stato di sonno lucido che a sua volta prendeva il posto delle crisi convulsive cui Mesmer attribuiva una funzione catartica nelle sue cure. Nella sorta di vita parallela in cui si trovavano, i soggetti – sempre più prevalentemente donne – posti in stato di sonnambulismo si mostravano fortemente influenzabili dalla volontà del magnetizzatore, che poteva far sparire i sintomi di una malattia, ma anche impartire ordini che sarebbero stati eseguiti inconsapevolmente al risveglio, e al tempo stesso sembravano possedere doti e facoltà paranormali che, oltre ad essere impiegate per diagnosticare patologie proprie ed altrui, erano mostrate in pubblico in spettacoli popolari. Mentre gli sviluppi dell’ipnotismo offrivano temi di ispirazione agli artisti e argomento di riflessione ai filosofi e ai medici impegnati a indagare il terreno dell’inconscio, nel 1831 un nuovo giudizio, questa volta parzialmente favorevole, dell’Accademia di medicina aveva aperto un vivace dibattito culminato in un’ulteriore condanna nel settembre 1837.