Il vescovo, il pittore e le reliquie. Carlo Bascapè, Giovanni Angelo Santini detto il Toccafondo e le catacombe romane

Secondo quanto narrato nella biografia del vescovo Carlo Bascapè, nel maggio del 1603 giunsero a Novara, affinché fossero distribuiti nei territori della diocesi locale, numerosi corpi di presunti martiri estratti dalle catacombe romane. Il merito dell’iniziativa fu di Giovanni Battista Cavagna, novarese residente a Roma, che – animato da devozione – aveva impegnato somme ingenti per ottenere le preziose reliquie. Dopo aver vanamente cercato da solo di ritrovare nelle catacombe le sepolture venerate, Cavagna si rivolse ad un pittore, Giovanni Angelo Santini detto il Toccafondo, oggi totalmente dimenticato ma un tempo noto negli ambienti ecclesiastici per essere un conoscitore ineguagliabile di tutti i sotterranei della campagna romana e pertanto impiegato anche dall’archeologo Antonio Bosio per riprodurre le pitture cimiteriali in parte pubblicate nell’opera Roma sotterranea. Sospettato di aver acquistato e diffuso reliquie false, il Cavagna – per volontà del cardinale Cesare Baronio – fu incarcerato al rientro in patria. L’intera vicenda, ricostruita soprattutto attraverso lo spoglio delle lettere episcopali di Bascapè conservate presso l’Archivio Storico dei Chierici Regolari di San Paolo, consente di conoscere in dettaglio il modo di agire spregiudicato dei cercatori di reliquie ed i sospetti e le paure delle gerarchie ecclesiastiche del primo Seicento nei confronti della santità catacombale.

According to the biography of Bishop Carlo Bascapè, in May 1603 arrived in Novara, to be distributed in the territories of the local diocese, several bodies of presumed martyrs extracts from the Roman catacombs. Author of the initiative was Giovanni Battista Cavagna, born near Novara but resident in Rome, which – driven by devotion – spent large sums to get the precious relics. After vainly tried alone to find in the catacombs the venerated tombs, Cavagna turned to a painter, Giovanni Angelo Santini said Toccafondo, now totally forgotten, but once known in ecclesiastical circles to be a peerless connoisseur of all Roman undergrounds and therefore also used by the archaeologist Antonio Bosio to reproduce the paintings of the cemeteries for the book Roma sotterranea. Suspected of having bought false relics, Cavagna – by the will of Cardinal Cesare Baronio – was imprisoned back home. The event, reconstructed mainly through the letters of Bascapè preserved in the Historical Archives of the Regular Clerics of St. Paul, lets us know in detail the mode of action of the seekers of relics and the suspicions and fears of the hierarchies of the Church of the early seventeenth century towards the saints of the catacombs.

Il 20 maggio del 1603 un fastoso carro trainato da quattro cavalli bianchi e scortato da numerose guardie armate muoveva dalla chiesa di San Martino del Basto, oggi nel comune di Trecate sulle rive del Ticino, in direzione di Novara. Lungo il percorso, ornato da ingegnose architetture effimere, monumentali altari posticci ed eleganti iscrizioni di apparato, un grande numero di fedeli e religiosi in processione salutava il prezioso carico di reliquie dei primi martiri delle persecuzioni anticristiane inviato da Roma in quelle terre. Ad accogliere le numerose – «sei casse o cofani» – sacre spoglie dei primi testimoni della fede il giorno successivo nella Cattedrale, tra squilli di trombe, preghiere ed inni di giubilo, si trovava il vescovo Carlo Bascapè. Promotore e regista dell’intera iniziativa, intrapresa circa tre anni prima e studiata fin nei minimi dettagli, era stato Giovanni Battista Cavagna, «uomo peraltro di mezzana condizione», originario di Momo, nella diocesi novarese, religioso vicino al vescovo melegnanese al quale – nel giugno del 1593 – era stato caldamente raccomandato dal cardinale Girolamo Mattei, auditor Camerae.