«Ti darò un cuore capace di amarmi»: Maria De Araújo e l’esperienza mistica nel Brasile dell’Ottocento

 

La mattina del 6 marzo 1889, quando il reverendo Cícero Romão Batista (1844-1934) amministrò la comunione a Maria Magdalena de Araújo (1862-1914), l’ostia consacrata sanguinò. Il fenomeno, accaduto nella Chiesa della Madonna Addolorata nel villaggio di Juazeiro, suscitò un acceso dibattito per spiegare l’origine del miracolo, che coinvolse sacerdoti, medici e giornalisti. Fu un inganno, un atto divino o un’opera del Demonio? Il sanguinamento dell’ostia fu subito considerato un miracolo dai sacerdoti del villaggio e la questione si fece più complessa quando il 24 aprile 1891, il medico Dott. Marcos Rodrigues Madeira pubblicò nel giornale “O Cearense” una certificazione della soprannaturalità di tali fenomeni. Tra il 1891 e il 1893 il miracolo fu oggetto di un processo episcopale, diviso in due inquisizioni, che si concluse con la condanna di Maria de Araújo e con la sospensione a divinis del reverendo Cícero.

La storia del “miracolo” di Juazeiro fu descritta per la prima volta in un lavoro accademico dello storico americano Ralph Della Cava dal titolo Miracle at Joaseiro.

La sua versione fu consolidata nelle opere successive con piccole variazioni, ora per appoggiare la posizione del reverendo Cícero, ora per screditare la sua figura. In conclusione, soltanto un elemento restò immutato nel dibattito storiografico: nessuno prese in considerazione l’importanza del ruolo delle donne nei fatti del 1889 e vennero completamente ignorate le loro testimonianze inquisitoriali. Obiettivo di questo lavoro, invece, è proprio quello di studiare gli eventi dal punto di vista della “beata” Maria de Araújo, fornendo alla storia una nuova versione dei fatti.

Le vicende che compaiono nel processo sono tipiche delle vite dei santi: estasi, visioni, sogni mistici, rivelazioni profetiche e viaggi spirituali; ma fissano anche codici e schemi tradizionali delle biografie spirituali e della costruzione delle virtù e della santità femminile. Come ricorda Leila Algranti, é rilevante nella storia di queste donne la ricerca dei modelli di santità, per mezzo dei quali riuscivano a conquistare l’attenzione del popolo.

Queste dinamiche sono state già abbondantemente studiate sia nella storiografia europea che in quella brasiliana. Tuttavia, dobbiamo precisare che in questo saggio non faremo un’analisi comparativa con casi simili; viceversa, il nostro obiettivo principale é di fare conoscere il caso de Juazeiro nella sua specificitá, cioè, come un fenomeno che nasce nell’ambito di una radicale e violenta trasformazione del “quotidiano” religioso e sociale vissuto dalle protagoniste, quasi un anacronismo se pensiamo che, almeno in Brasile, fenomeni di questo tipo non si verificavano più dall’inizio del secolo XIX.

 

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Maria De Araújo

 

Sono proprio i racconti delle esperienze mistiche che Maria de Araújo sosteneva di aver vissuto che ci interessano, perché si verificano dopo il Concilio Vaticano I (1869-1870), in un momento in cui la Chiesa Cattolica si poneva come obiettivo quello di ridimensionare l’autonomia del potere civile rispetto ad una lenta ma progressiva perdita d’importanza sociale del clero. Una situazione che si complicò notevolmente a seguito dei frequenti conflitti tra la Chiesa e lo Stato in Brasile. Nel contesto locale, questo dissidio prese i connotati di una vera e propria riforma, che si traduce nel concetto prettamente brasiliano di “Romanizzazione”, ovvero nell’avvicinamento delle pratiche rituali della Chiesa brasiliana a quella romana e prende, invece, le distanze dalle pratiche della Chiesa portoghese fondata su un cattolicesimo, per così dire, più penitenziale. Questa “Romanizzazione” ebbe anche la funzione di rinnovare il clero brasiliano, a partire dalla propria gerarchia, radicalizzando l’allontanamento della Chiesa locale da quella portoghese. Questo progetto di riforma legittimò anche un ritorno agli equilibri canonici tra clero e laici, riaffermando lo statuto di subordinazione dei laici, che nel corso degli anni si era perso a causa della forte mancanza della presenza sacerdotale nel culto locale.

Il 18 di giugno del 1861, il vescovo Luigi Antonio dos Santos (1817-1891) assume l’appena creato vescovato del Ceará e la sua nomina è stata considerata dal Presidente della Provincia, al momento il Dr. Giovanni Silveira de Souza, come provvidenziale per imporre l’ordine nella sregolatezza morale e sociale che ha raggiunto la popolazione brasiliana e la Chiesa stessa nei secoli precedenti.

Una delle azioni principali del nuovo vescovo nel progetto di romanizzazione della sua diocesi fu l’istituzione della devozione al Sacro Cuore di Gesù, che era già stata inaugurata dalla Chiesa a partire dal secolo XVIII e che fu estesa all’intero mondo cattolico a partire dal pontificato di Pio IX.