Nuove prospettive di ricerca storica: Il progetto FIRB e i documenti dell’AUSSME sulla pace di Versailles

Nel novembre del 1918, dopo oltre quattro anni di morte e sofferenza, finiva la Grande Guerra. I trattati di pace imposti dalle potenze vittoriose al termine della Grande Guerra, conosciuti con l’improprio nome di Trattati di Versailles cercarono di costituire un nuovo sistema internazionale, di contenere il doppio pericolo di una ripresa dell’espansionismo tedesco e del diffondersi della rivoluzione bolscevica, e finendo però per creare un nuovo sistema profondamente instabile. La scomparsa dei tre grandi imperi plurinazionali portò alla creazione di una serie di nuovi Stati su basi etno-linguistiche, che non risolsero tuttavia i numerosi conflitti di natura nazionale che avrebbero continuato a lacerare il continente. Le potenze vincitrici si erano prefisse di evitare la deflagrazione di un nuovo conflitto in Europa. Questo tentativo si dimostrò però inadeguato, provocando negli anni successivi conseguenze disastrose per la pace europea.

Un tentativo di costituire un nuovo sistema di relazioni internazionali venne fatto con la creazione di una Società delle Nazioni che, seppur nata sotto gli auspici del presidente americano Wilson, venne “rifiutata” dagli stessi Stati Uniti che preferirono il ritorno ad una politica isolazionista. La durezza dei trattati di pace e l’isolamento dei paesi sconfitti, avrebbero finito per creare una situazione di permanente tensione, trascinando l’Europa e il mondo intero in un nuovo conflitto.

feldpost-2132989_640-Foto di Greg Montani da Pixabay

Il progetto di ricerca L’Europa di Versailles (1919-1939). I nuovi equilibri europei tra le due guerre nei documenti dell’Archivio Storico dello Stato Maggiore Esercito, è finanziato dal MIUR nel quadro del programma FIRB Futuro in Ricerca 2010. Un gruppo di lavoro composto dai ricercatori provenienti dall’Università degli Studi di Roma «La Sapienza», dall’Università degli Studi di Teramo, dall’Università degli Studi di Perugia, e dall’Università Europea di Roma, si dedica all’analisi degli eventi che hanno segnato la Grande Guerra e la successiva Conferenza della Pace, con particolare attenzione all’Europa centro-orientale. L’obbiettivo è quello di indagare le dinamiche della politica italiana nei confronti dei diversi paesi interessati dai complessi mutamenti avvenuti in Europa al termine della Grande Guerra, evidenziando il ruolo svolto a partire dalla fine del conflitto mondiale dai rappresentanti militari e diplomatici italiani presenti in loco in qualità di membri delle numerose commissioni di controllo e delimitazione dei confini, così come nelle altre missioni militari costituite dalle potenze vincitrici nel corso della Conferenza della Pace di Versailles. I trattati di pace, imposti dall’Intesa, prevedevano numerosi e pesanti oneri ai paesi sconfitti.

Il trattato di Versailles regolava la questione dei confini della Germania; il trattato di Saint Germain stabiliva le frontiere della nuova repubblica austriaca; quelli di Neuilly e del Trianon sancivano rispettivamente i nuovi confini di Bulgaria e Ungheria; mentre il trattato di Sèvres (di fatto inapplicato e sostituito da quello di Losanna) stabiliva i termini della pace con la Turchia. Tutti i trattati citati prevedevano apposite commissioni incaricate di redigere sul terreno i nuovi confini, mentre ad altri organi di controllo affidavano la responsabilità della supervisione dell’applicazione delle disposizioni economiche e delle clausole militari. Questo schema venne seguito con tutti i paesi interessati e dunque le fonti disponibili risultano particolarmente ricche, permettendo un approfondimento e una ulteriore razionalizzazione e interpretazione delle informazioni contenute negli archivi sia nel quadro di un’analisi complessiva, sia rispetto all’esigenza di approfondimenti mirati alle singole realtà nazionali.